Lodi: XIV premio fedeltà al lavoro e al progresso economico
2 Dicembre 2007
Lodi – Domenica 2 dicembre al Teatro alle Vigne di Lodi, alle ore 11,00 si terrà la XIV edizione della Premiazione “Fedeltà al Lavoro e al Progresso Economico”, il Premio
costituisce una vetrina di valore dei protagonisti del sistema economico provinciale e delle sue risorse aziendali e umane, acquisite e tramandate nel tempo.
L’iniziativa della Camera di Commercio darà merito a 42 imprese, a 40 dipendenti e a 1 personalità del mondo economico lodigiano.
Alla cerimonia saranno come sempre presenti: la Prefettura, la Provincia di Lodi, il Comune di Lodi e i Sindaci degli altri comuni del territorio, Parlamentari e Consiglieri Regionali,
rappresentanti della Chiesa Laudense, Procura della Repubblica, Comandi territoriali dei Carabinieri, della Polizia e della Finanza, esponenti dei Sindacati dei Lavoratori e delle Associazioni
degli industriali, dei commercianti, degli artigiani nonché degli Ordini professionali, ecc.
Come ogni anno la Camera di Commercio accompagna l’avvenimento con una riflessione attorno ai maggiori momenti della congiuntura economica territoriale:
La performance del sistema economico lodigiano appaiono rassicuranti e i dati più recenti dimostrano che questa economia locale è sempre capace di difendersi bene, anche nei
momenti di congiuntura più sfavorevoli.
Sembra chiuso un periodo di recessione che ha colpito in modo piuttosto pesante l’economia nazionale. Il sistema Paese sembra essersi ripreso solo di recente dagli sconvolgimenti che hanno
pesato in modo forte sugli equilibri internazionali a partire dall’11 settembre 2001, passando per l’irruente ingresso sul mercato di nuove economie in fase di accelerato sviluppo, eventi
questi che hanno messo in crisi la formula dei molti distretti produttivi italiani e spinto ad una riorganizzazione del sistema produttivo nazionale.
Ripensando a questa fase difficile, possiamo sentirci forti e orgogliosi, perché il lodigiano ha saputo ridurre al minimo gli effetti critici degli squilibri prodotti da questi fattori
di rilievo globale. Infatti se in Italia la crisi si è protratta tutto sommato per almeno quattro anni già a partire dal fine 2001 fino a tutto il 2005, dobbiamo riconoscere che
nel lodigiano è stata circoscritta ad un periodo più breve, che possiamo identificare a cavallo del biennio 2004-2005. E’ solo in questo periodo infatti che i dati congiunturali
della produzione lodigiana hanno dato indicazione di una vera e propria fase recessiva, mentre prima e in particolare nel periodo 2003-2004, proprio quando l’ economia nazionale – e in buona
parte anche quella regionale – mostravano maggiore sofferenza, la nostra provincia ha mantenuto non solo un trend di crescita più costante, ma anche livelli dell’indice congiunturale di
oltre 1 punto più elevati rispetto a quelli lombardi (l’indice medio della produzione destagionalizzata congiunturale, con base 100=2000 dal 2° trimestre 2003 al 2° 2004 è
101,31 per Lodi contro il 100,12 lombardo).
Fa piacere anche notare che l’inversione di tendenza nei ritmi produttivi è avvenuta già nel quarto trimestre 2005 con un rapido allineamento ai livelli medi regionali, e con un
andamento di continua e significativa crescita che è proseguito sino ad oggi (l’indice della produzione industriale con base 100=2000 si attesta infatti a 102 nel 4° trimestre 2005
ed arriva quasi a 106,5 nel 3° trimestre 2007).
E’ opportuno sottolineare questo fattore dell’allineamento rapido ai livelli regionali, perché nel passato abbiamo sempre rilevato che il lodigiano si qualificava per il fatto di subire
con significativo ritardo i momenti di rallentamento congiunturale, però poi tendeva a beneficiare con altrettanto ritardo delle fasi di ripresa: questi dati recenti sembrano invece
smentire questo comportamento caratteristico, per cui saremmo tentati di leggervi un avvenuto rafforzamento del nostro sistema produttivo, che sembra rimanere più “agganciato” alle
dinamiche competitive, più in grado di beneficiare nell’immediato della ripresa.
Valutazioni molto simili possono essere fatte anche guardando al mercato del lavoro. Anche su questo fronte le esperienze peggiori per il lodigiano sono infatti intervenute nel fatidico biennio
2004-2005, quando il tasso di occupazione ha subito un contraccolpo perdendo quasi 2 punti (dal 64,9 del 2003 si è passati al 63% del 2005). Ciò fra l’altro avveniva dopo un
periodo di costante miglioramento che durava già dal 1998 (si pensi che a quella data il tasso di occupazione, ossia il peso delle persone occupate su quelle in età lavorativa,
era ancora fermo al 58%).
Anche in questo caso, comunque, il recupero è stato rapido e intenso con un balzo al 67,7% nell’anno 2006 che, oltre ad essere di quasi 5 punti superiore rispetto a quello dell’anno
precedente, si rivela anche di 1 punto percentuale più elevato di quello medio regionale ed è al secondo posto (preceduto solo da Milano) fra quelli registrati nelle undici
province lombarde.
E’ proprio a partire dall’evoluzione del mercato del lavoro che possiamo capire quali grandi passi abbia fatto, e stia ancora facendo, l’economia lodigiana.
Si è già citato il miglioramento del tasso di occupazione generale, ma bisogna anche considerare l’evoluzione della sua composizione interna e scoprire che il tasso di occupazione
femminile è aumentato dal 1998 ad oggi addirittura di quasi 11 punti (da 44,1% a 54,9%), a testimonianza dell’evoluzione anche sociale e culturale – oltre che economica – intercorsa, che
ha portato all’inserimento nel mondo del lavoro di tante donne. Bisogna ricordare inoltre che a partire dal 1998 abbiamo avuto un netto dimezzamento del tasso di disoccupazione (cioè del
rapporto fra chi cerca un lavoro e le forze lavoro (la somma tra gli occupati ed i disoccupati) che partiva dal 6,3 ed ora è a 3,25 (2006). Con questo dato la provincia di Lodi è
passata da ‘fanalino di coda della Lombardia a terza provincia nella graduatoria regionale (preceduta di poco solo da Mantova e Lecco – il tasso regionale è 3,7%).
A ciò si aggiungono i segnali positivi emersi dall’indagine previsionale Excelsior, che per il 2007 prospettano un aumento delle previsioni di assunzione da parte delle imprese (2.060
unità contro una media del triennio precedente di 1.930).
Sempre negli ultimi 10 anni è inoltre aumentata notevolmente la capacità del nostro sistema economico di produrre ricchezza, come dimostra l’incremento del valore aggiunto, pari
al 30%, che ha avuto punte massime di crescita negli anni 2001 e 2002 (rispettivamente 8,4 e 6,1%,) più recentemente confermate dal 7% del 2004.
E anche in questo caso, si noti bene, il lodigiano ha dato il meglio nel momento in cui il Paese ha sofferto di più, risentendo in modo evidente della crisi solo nel 2005 (- 1,1%).
Si è decisamente evoluta anche la capacità di guardarsi fuori, di integrarsi sui mercati esteri confrontandosi con le più temute manifestazioni del processo di
globalizzazione. Il grado di propensione all’esportazione (esportazioni su valore aggiunto prodotto) è infatti passato dal 12,7% (sempre del 1998) al 22,3%, ed il grado di apertura ai
mercati esteri (cioè il rapporto tra l’interscambio totale e il valore aggiunto provinciale) è quasi raddoppiato passando dal 28 al 53%. Anche i dati della congiuntura
manifatturiera hanno mostrato una costante crescita nella quota di fatturato aziendale prodotta dall’estero passata dal 20% del 1998 al 28% del 2006.
Nel frattempo si sono intensificati gli scambi proprio con i Paesi che hanno maggiormente contribuito ad esercitare una spinta competitiva sul Paese. Facendo riferimento a dati più
recenti vediamo che solo negli ultimi cinque anni il peso dell’Asia sul totale dell’export lodigiano è passato dal 5 all’8%, e quello dell’Est Europa dal 2 al 5%, il tutto a discapito
dei tradizionali partner dell’Unione Europea, area questa che ha visto un perdita di incidenza di ben dieci punti, dall’80 al 70%.
Anche nel più breve periodo possiamo osservare l’ottima tenuta del territorio, che ha registrato variazioni tendenziali dei valori esportati di riguardo sia nel 2005 che nel 2006
(rispettivamente 14% e 15,5% nel 2006) e che promette bene anche per il 2007 ( 8% sul primo semestre dell’anno).
Si è infine rafforzato il tessuto imprenditoriale, sia perché la compagine cresce numericamente e con costanza, sia perché al suo interno si intensifica la presenza delle
società di capitali, indicative di una maggiore solidità patrimoniale e organizzativa, sia infine perché si sono sviluppati processi di articolazione settoriale che segnano
una decisa tendenza alla terziarizzazione.
Il lodigiano ha sempre vantato una posizione di primo piano nelle classifiche generali per tassi di natalità (vicini o superiori all’8% in tutto il periodo 2000-2006), e grazie a questo
ha conosciuto momenti di forte espansione con tassi di crescita record (in particolare negli anni 1999 con 2,55% e nel biennio 2004-2005 con quasi il 2,4%). Nel 2006 la variazione tendenziale
del numero di imprese attive è stata del 2,6% (con l’aggiunta di 396 unità rispetto al 2005) e anche nel 2007 la dinamica promette bene con il 2,2% messo a segno già nei
primi tre trimestri dell’anno.
Il settore dei servizi (noleggio, informatica, ricerca, attività immobiliare, intermediazione finanziaria, trasporti, magazzinaggio, comunicazioni, servizi pubblici, sanitari e sociali)
è tra i principali protagonisti di questa dinamica. Dopo una variazione del 20% registrata negli ultimi sei anni in termini di imprese attive, esso raggiunge un peso sulla compagine
imprenditoriale del 27%, ormai paragonabile a quello del commercio (28%). Queste attività confermano il loro dinamismo anche nel periodo post-recessione, con un 14% nei dodici mesi
intercorsi fra settembre 2006 e settembre 2007.
Le società di capitali attive sono aumentate del 38% in sei anni (con un picco notevole nel 2001-2002) ed oggi hanno un peso nel sistema imprenditoriale pari quasi al 15%, superiore di
circa 4 punti rispetto a quello detenuto nel 2000. Da fine 2006 ad oggi questo sottoinsieme si è ulteriormente arricchito di 92 unità ( 4%) raggiungendo quota 2.392.
Questi riferimenti sul lungo periodo ci servono per leggere con occhi ancora più positivi e incoraggianti i dati recenti, perché dimostrano che c’è un processo di crescita
che ha radici salde e che non è stato per nulla interrotto dalla fase di recessione intercorsa.
Non possiamo però accontentarci di fare leva su queste osservazioni incoraggianti. Come tutti gli imprenditori sanno bene, il cambiamento è continuo, e se anche la corsa avviata
negli ultimi 10 anni ci ha permesso di recuperare notevolmente alcuni dei gap strutturali che distanziavano il lodigiano dalle performance più evolute dell’area lombarda, non dobbiamo
dimenticare che il nostro sistema locale ha ancora alcune distanze da percorrere sul fronte della modernizzazione.
Pensiamo per esempio ai tassi di mortalità elevati che deprimono i vantaggi del dinamismo demografico in entrata a cui ho fatto riferimento più sopra, pensiamo ai margini che sono
ancora aperti per promuovere le nostre produzioni all’estero (la quota dell’export sul fatturato delle nostre imprese che ho citato prima, seppur cresciuta in modo significativo, rimane molto
inferiore a quella registrata a livello regionale: 36% contro il nostro 28%).
Altri dati di confronto con il contesto regionale ci mostrano che il ruolo del nostro territorio su alcuni grandi assets di crescita economica non è affatto proporzionato al peso che il
sistema imprenditoriale lodigiano ha sulla Lombardia (1,9%), né a quello detenuto semplicemente dalla popolazione (2,3%). I brevetti europei depositati dal nostro territorio, per
esempio, incidono per l’1%; gli impieghi si limitano all’1%; gli investimenti da e per l’estero hanno un peso insignificante.
La ripresa negli ultimi diciotto mesi c’è stata, è vero, ma non è scattata una vera e propria molla. Le stime sul PIL nazionale vengono continuamente rimesse in
discussione: si prevede di passare da un valore assestato sull’1,7-1,8% per fine 2007 ad un 1,3-1,5% per il 2008. E’ quindi giusto chiedersi come garantire al sistema economico locale la spinta
giusta per evitare di interrompere la corsa avviata.
Crediamo che il lodigiano abbia tutti i numeri e le leve per prospettare un ulteriore salto in avanti Ciò implica la capacità dell’imprenditoria locale di mediare con i grandi
movimenti e gli attori del mercato globale, e di mutare facendo emergere nuove specializzazioni, attivando reti di relazioni e alleanze tra operatori di piccole dimensioni, sviluppando reti di
acquisto e vendita sempre più lunghe, integrandosi nelle filiere di subfornitura attivate dai big player internazionali, lasciando spazi a processi di terziarizzazione, con
l’affiancamento di forti contenuti di servizio ai prodotti, sia nel settore primario che nell’industria.
La Camera di Commercio, insieme alle istituzioni locali, gioca quotidianamente il suo ruolo di supporto per accompagnare questo cambiamento studiando le piccole e medie imprese (con servizi e
interventi di incentivo) ad aggregarsi e creare alleanze a riorganizzarsi con competenze manageriali, a sviluppare la cultura d’impresa.
Un ruolo importante quale infrastruttura di servizi integrati ad alto valore aggiunto posti a sostegno di questo processo, è assegnato alla realizzazione del Centro Polivalente di S.
Grato, in fase di costruzione, che dovrà essere – a partire da fine decennio – un punto di riferimento in grado di facilitare il lavoro degli imprenditori e di creare nuove
opportunità economiche e stimolo per la crescita del territorio.




