Lo chef Enrico Bartolini testimonial di Rimini Street Food con una ricetta dedicata alla piada

Lo chef Enrico Bartolini testimonial di Rimini Street Food con una ricetta dedicata alla piada

Lo chef pluristellato Enrico Bartolini incontra lo street food riminese. Il giovane più importante della cucina gourmet in Italia, uno degli Chef ambassador per Expo 2015, è testimonial di Rimini Street Food con il suo viaggio alla scoperta dei cibi di strada e l’omaggio della sua personale ricetta d’autore dedicata alla piada.

Continua il viaggio di Rimini Street Food, la prima guida dedicata ai cibi di strada (anche in formato web app per smartphone) che raccoglie le migliori e storiche piadinerie, bar e chioschetti di Rimini (www.riministreetfood.com).

Dopo chef stellati del calibro di Massimo Bottura, Heinz Beck, Igles Corelli, Fulvio Pierangelini, Corrado Assenza, Norbert Niederkofler, Moreno Cedroni, Riccardo Monco e Gianfranco Pascucci che si sono messi in viaggio in sella ad una moto alla scoperta di Rimini e dei luoghi di eccellenza dove poter gustare il meglio del cibo di strada, il viaggio della stagione 2015 di Rimini Street Food prosegue con il talendo della cucina che a 29 anni conquista la sua prima Stella Michelin, la seconda a soli 33 nel 2014. Enrico Bartolini, classe 1979, è lo chef del Devero, ristorante all’interno delle struttura alberghiera a pochi chilometri da Milano, che ha raggiunto in pochissimi anni riconoscimenti dalle migliori guide enogastronomiche.

E quale miglior modo, se non omaggiando una delle piadinerie di Rimini Street Food, con la sua personale ricetta d’autore per la piada farcita? Enrico Bartolini ha scelto una piada fresca e vegetariana per raccontare i sapori del territorio attraverso il simbolo dello street food locale.

Ricetta per piada dello chef Enrico Bartolini

Per la piada perché farsi mancare una new entry tra gli ingredienti “healty food” della cucina italiana. Da poco in Italia si coltiva il goji.

Fresco (mi raccomando) strofinato sulla piada, condito con olio e pepe. Si distribuiscono pezzetti qua e là, si aggiungono pezzettini di dattero fresco, basilico, prezzemolo, sesamo e melanzane viola consumate adagio sulla brace. Per completare la Super piada si punteggia di dolce forte di uva nera: una riduzione di uva, mela, aceto, zucchero e senape.

Piegata in due, vegetariana, contiene freschezza e contemporaneità

Per i più esigenti aggiungere mozzarella di bufala a fette spesse.

RIMINI STREET FOOD

Rimini Street Food è la prima guida cartacea e la prima web app dedicata ai cibi di strada per offrire un percorso nuovo, diretto, autentico alla scoperta di un territorio attraverso i luoghi di eccellenza e i ‘baracchini’ dove poter gustare il meglio del cibo di strada.

Rimini Street Food è un’occasione unica per scoprire luoghi poco conosciuti dai turisti, ma dal grande fascino. Percorsi alternativi da fare magari in sella ad una moto con una mappa che segnala i tanti artigiani che in questa terra lavorano creando nelle loro botteghe prodotti di eccellenza. A partire dalla piada, ma passando anche per la frutta, la porchetta, i cassoni alle erbe, pizzette, hot dog…

Rimini Street Food è un progetto in collaborazione con Ducati Motor Holding e Comune di Rimini con la partecipazione della Camera di Commercio di Rimini e di Apt Servizi Emilia Romagna

www.riministreetfood.com

Rimini Street Food

Rimini Street Food

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Enrico Bartolini da Pescia, classe 1979, è uno dei cuochi più di maggior talento dalle Alpi agli Iblei. La scalata ha inizio a 19 primavere quando, nella trattoria pistoiese dello zio, è già lì a far fagotto, felice di andare a lordarsi il grembiule a Londra (Royal Commonwealth Club con Mark Page), Parigi (sous chef ai fornelli gestiti dal quasi concittadino Paolo Petrini), di nuovo a Pistoia (da Pierangelo Barontini, da cui apprende tecniche importanti) e ancora fuori a Berlino.

L’esperienza che però scava un solco decisivo tra il prima e il dopo è nel Padovano, dove Bartolini spende un triennio tra la Montecchia di Selvazzano e le Calandre di Rubano, feudi degli Alajmo. Sono anni in cui, al saper-fare accumulato sotto insegne tipiche o innovative, di grand hotel di megalopoli o locande di borghi remoti, impara ad affiancare alla tecnica di base un talento ora arginato dall’eleganza, affinato da una mano più contenuta e comunque libera di forgiare materie prime e ingredienti con frizioni sempre imprevedibili ma più lievi. «Prima ero un po’ più scarpone», sintetizza lui con simpatica metafora calcistica.

Nel 2005 il «Pirlo dei fornelli» si innamora nell’Oltrepò pavese, distretto di grandi dimensioni ma quasi del tutto privo di insegne d’autore. Una sfida che Bartolini coglie al volo, anche da un punto di vista imprenditoriale, mettendo in piedi un ristorante con un’energia da tuttofare quasi rinascimentale: oltre a pensare alla linea di cucina – contemporanea, ludica, di grande sostanza – va a caccia lui stesso delle delizie del circondario (vini ma anche splendida cacciagione, salumi, formaggi e tartufi), cura l’orto delle erbe aromatiche, sovrintende all’allevamento e macellazione delle mucche che tiene lì accanto, recupera mobilia balinese per i locali adibiti all’ospitalità… Nel 2009 arriva (in ritardo) la stella, che però l’edizione 2011 della Michelin non fatica a trasferire subito in Brianza, nel nuovo feudo felice di accogliere le acrobazie del nostro. Così bene che nel novembre 2013 arriva la seconda stella Michelin. Un nuovo inizio?

Di certo il ragazzo non si ferma mai, ampliando gli orizzonti oltreconfine: sue le consulenze di successo aperte in Svizzera (Il Salumaio di Montenapoleone a Lugano) e a Hong Kong (Sepa, il primo bacaro veneziano su suolo cinese)

Chiara Danielli
Redazione Newsfood.com

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