L'HCV colpisce di soppiatto ma non si mostra

I risultati dello studio sono stati pubblicati in due lavori apparsi sul Journal of Medical Virology, nei numeri di ottobre 2007 e di febbraio 2006, il successo è frutto di una
collaborazione più che decennale tra il gruppo di ricerca CNR, guidato da Guido Carloni, e le Università di Torino e di Milano.

La collaborazione con Maria Beatrice Valli, Annalisa Crema e Luisa Bertolini è risultata fondamentale per chiarire gli aspetti morfologico-funzionali alla base del processo d’infezione
in vitro dei linfociti B umani di derivazione midollare, come pure l’apporto di Giulia Lanzilli per indentificare le molecole di superficie coinvolte.

Annalucia Serafino, responsabile del Laboratorio di Analisi Immunocitochimiche ed Ultrastrutturali dell’INMM, spiega come in un primo tempo si sia dimostrato, proprio grazie all’ analisi
ultrastrutturale, il ruolo dei contatti cellulari nel passaggio dell’HCV da una cellula all’altra. Grazie a questo lavoro sono stati evidenziati alcuni dei fattori molecolari e cellulari che
potrebbero essere determinanti in tale processo. La scoperta della nuova modalità di trasmissione virale è molto importante e presenta risvolti clinici: in primo luogo la
trasmissione “cell-to-cell” consente una più rapida propagazione del virus rispetto a quella classica, che consta nel rilascio nel mezzo di coltura di particelle virali extracellulari;
in secondo luogo permetterebbe la propagazione del virus anche in presenza di anticorpi neutralizzanti.

La trasmissione dell’HCV mediata da contatto cellula-cellula è comune a molti virus patogeni per l’uomo, come ad esempio l’HIV. La scoperta del gruppo del CNR è stata ora
confermata anche da un gruppo dell’MRC britannico, diretto da Jane A. Mc Keating, e presentata al 14° simposio internazionale sull’epatite C, recentemente tenutosi a Glasgow.

La trasmissione del virus HCV per contatto cellulare può spiegare, secondo Massimo Clementi dell’Università Vita-Salute, Ospedale S. Raffaele, di Milano, l’insorgenza di taluni
casi di epatite C acuta, ed essere responsabile della propagazione del virus nell’organismo infettato. Infatti il passaggio diretto cellula-cellula permette all’HCV di evitare l’azione
neutralizzante del sistema immunitario e consente la selezione delle varianti più capaci di propagarsi nel tessuto epatico. La capacità del virus di annidarsi in cellule linfoidi
circolanti, nel midollo ed in altri distretti extraepatici può anche spiegare, fa notare Antonio Ponzetto dell’Università di Torino, casi asintomatici di malattia, la frequente
cronicizzazione dell’epatite C e la reinfezione del fegato nei soggetti post trapiantati. Solo ulteriori indagini permetteranno di verificare se la scoperta della nuova via di trasmissione del
virus potrà permettere di individuare nuovi bersagli per un approccio innovativo della terapia dell’infezione da HCV.

Riferimenti
Prof. Antonio Ponzetto, Dip. Medicina interna, Università di Torino
Prof. Massimo Clementi, Laboratorio di Microbiologia, Università Vita-Salute, Istituto San Raffaele, Milano

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