L’Europa nasce in Svizzera, Convegno al Consolato d’Italia di Lugano
14 Marzo 2024
L’Associazione Carlo Cattaneo racconta il Movimento federalista dopo Ventotene. Convegno al Consolato d’Italia di Lugano: L’Europa nasce in Svizzera.
Milano, 14 marzo 2024
A cura di Assoedilizia Informa
Per il federalismo bisogna guardare alle origini: con questo presupposto è stato organizzato presso il Consolato Generale d’Italia a Lugano il 13 marzo il convegno “Lugano e il movimento federalista europeo”, che ha visto una vasta partecipazione di pubblico e la partecipazione del presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici, fondatore dell’Associazione Carlo Cattaneo, che con la Fondazione Spadolini Nuova Antologia e il Centro di Ricerca on European Affairs ha formato il comitato promotore dell’iniziativa. Presenti anche l’ex console di Svizzera a Milano Marco Cameroni, Achille Crivelli (Regio Insubrica) e Adriano Cavadini (figura politica ticinese). Nel corso dell’evento l’Associazione Carlo Cattaneo ha presentato il suo Quaderno n. 80, intitolato “Tra conservatorismo e liberalismo – Cultura, fede e politica nel Ticino moderno (XVI-XIX secolo)”.
Ad aprire il convegno è stato Gabriele Meucci, ministro plenipotenziario e console generale d’Italia, che come ospite ha voluto ricordare che il consolato, che nel 1943 era ancora Casa della cultura, divenne, dopo l’abbandono delle autorità fasciste, la casa degli italiani che, esuli, si dedicarono anche alla nuova Europa.

Sono poi seguiti i saluti di Giancarlo Dillena, presidente dell’Associazione Carlo Cattaneo, che ha evidenziato che questo convegno è “Specialissimo ma di grande rilevanza, perché serve a rinsaldare i rapporti tra un Paese che è uno stato federale e un’Europa che non lo è ancora”, Cosimo Risi (Fondazione Spadolini Nuova Antologia) e Alberto Sciumè (Centro di Ricerca on European Affairs): è stato ricordato che il convegno unisce l’attualità al dato storico. Perché il biennio a cui si guarda e in cui si radica il movimento federalista europeo è “Drammaticamente critico ma pieno di opportunità. Un‘esperienza che accomuna un gruppo di politici che è capace di creare un metodo di lavoro che è stato trasfuso nella Costituzione italiana, come emerge anche nei lavori preparatori: una parte della Dc non voleva il Patto Atlantico. Ed è qui che si forma il binomio libertà-pluralità, a far dialogare le regole nazionali con quelle sovranazionali si deve usare questo principio”.
Marino Viganò, che ha coordinato il dibattito, ha introdotto i temi storici ricordando che “La seconda categoria dopo i civili e militari allo sbando è proprio quella dei federalisti, a partire dal 13 settembre 1943: tentano da subito di rendere operativo il loro progetto”. E ha ricordato il trattato Briand-Kellog del 1928 che, a seguito del trattato istitutivo della Società delle Nazioni del 1919 sanciva il principio che la guerra non può essere un mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Da quella data venne introdotto il concetto di disarmo. Il trattato venne sottoscritto da 163 Paesi tra cui Italia e Germania e fu posto a base del processo di Norimberga.
Nel primo intervento del convegno Francesca Pozzoli ha sviluppato il tema “La federazione europea nel dibattito pubblico in Svizzera, 1934-1945: giornali, conferenze, case editrici. Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, ha ricordato Pozzoli, si erano assunti l’incarico di stendere la parte internazionale del programma ed è per questo che arrivano in Svizzera, avendolo deciso già prima dell’8 settembre, per convocare un movimento internazionale di tutti i movimenti della resistenza. Già Kant sosteneva che per ottenere una pace perpetua era necessario che gli Stati cedessero una parte della loro sovranità a un organismo non centralizzato, una federazione basata sui principi della libertà e della tripartizione dei poteri e con una Corte di giustizia e una forza di polizia internazionale. E da poco era nato il primo stato federale: gli Usa. Che verrà preso a esempio dalla Svizzera, la cui confederazione nascerà 50 anni dopo”.
Proprio Carlo Cattaneo – ha raccontato Pozzoli – faceva riferimento al modello svizzero quando scrive Gli Stati Uniti d’Europa. E le due città simbolo erano Ginevra, che ospitava gran parte degli organismi internazionali (dove si insedierà la Società delle Nazioni): ma molti federalisti hanno preso a esempio negativo proprio la Società delle Nazioni. L’altra città è Basilea, al confine tra Germania e Francia: nel 1934 vi viene creato il primo movimento federalista europeo (su scala nazionale), Europe Union, che svolge tra il 1934 e 1938 una politica nazionale forte. Ma con l’Anschluss la Svizzera torna alla neutralità integrale e il Comitato centrale di Europe Union aderisce alla difesa spirituale e annulla l’attività politica e rifiuterà il suo appoggio al Movimento federalista europeo quando vorrà organizzare il suo convegno, Anche i movimenti federalisti svizzeri di lingua francese (come l’Association Suisse pour la société des Nations) negheranno il loro appoggio e il Movimento svolge clandestinamente la sua attività. La Federal Union britannica porta il suo influsso nel dibattito dopo l’invito in Svizzera nel 1939. I federalisti italiani capivano che la federazione europea era una necessità impellente proprio a causa della guerra. E alcuni giovani fondano il movimento Pour les états unis d’Europe.
Il dibattito sulla federazione europea ha avuto spazio sulla stampa? Tutti i giornali ticinesi – ha detto Pozzoli – ne hanno trattato almeno una volta, ma alcune testate in particolare e alcune case editrici che avevano pubblicato scritti di federalisti svizzeri, tra cui Nuove edizioni di Capolago, che avevano pubblicato gli scritti dei federalisti italiani. Il dibattito sulla federazione europea è stato qui di molto presente in Svizzera e reso molto vivo dai federalisti britannici, tedeschi, francesi e, ultimi solo in ordine di tempo, italiani.
Sonia Castro ha dedicato il suo intervento al tema “Dalla Società delle Nazioni alla federazione europea: europeismo e federalismo in Egidio Reale”, evidenziando in primo luogo l’approccio storico-giuridico di Reale all’unità europea. “La sua adesione al movimento federalista europeo – ha detto Castro – è al termine di un lungo percorso. I suoi riferimenti ideali erano la fedeltà al pensiero di Giuseppe Mazzini, Cattaneo, Romagnosi. Nel 1942 confluisce nel Partito d’Azione. Nel suo esilio svizzero (1927-1947) si dedica agli studi di diritto internazionale. Si sposta a Ginevra per stare più vicino alla Società delle Nazioni, che resta il suo riferimento nel periodo tra le due guerre, e quello della Resistenza, quando aderisce al Mfe”.
Reale voleva dimostrare – ha detto Castro – quanto l’Italia stesse praticando un sabotaggio mascherato della Società delle Nazioni attraverso i suoi delegati. L’esperienza storica, scrive Reale, dimostra come i regimi autoritari fossero dispotici all’interno e imperialisti all’esterno, dimostrando la validità dell’assunto di Kant e facendo da trait d’union tra la politica della Società delle Nazioni e il federalismo europeo.
Reale individua i limiti della Società delle Nazioni in: unanimità per le decisioni, difficoltà di applicare le sanzioni, assenza di alcune grandi potenze (come gli Usa).
La necessità e l’urgenza di proteggere i numerosi profughi negli anni Trenta (i russi già dagli anni Venti) vedevano invece una progressiva chiusura degli Stati, a fronte del ruolo che la Società delle Nazioni aveva assunto con il “passaporto Nansen”. Per Reale il trattato di Washington del 1871 inaugurò l’epoca doro dei trattati internazionali e dell’applicazione del diritto internazionale nelle controversie tra gli Stati, con la creazione del primo tribunale arbitrale internazionale. Accanto a questo, ha spiegato Castro, Reale propugna un‘armonizzazione delle normative statali a quelle internazionali e la creazione di un novo ordine internazionale in applicazione di una costituzione internazionale e un richiamo esplicito, nelle costituzioni nazionali, agli organismi internazionali come la Società delle Nazioni. Come aveva fatto la costituzione della seconda repubblica spagnola, che conteneva anche un esplicito rifiuto della guerra: “Ma ancora prima della guerra tutti gli Stati dell’Europa centrale orientale abbandonarono le loro costituzioni. Reale aiutò Rossi e Spinelli a creare i contatti necessari con gli altri movimenti europei. Ma l’attività dei federalisti italiani poté essere efficace in Ticino grazie agli antifascisti locali Canevascini, Rusca e Pellegrini. Le Nuove edizioni di Capolago editarono così due classici del federalismo: I problemi economici della federazione europea (di Luigi Einaudi) e Gli Stati Uniti d’Europa (di Ernesto Rossi)”.
L’ultimo intervento, di Antonella Braga (Fondazione E. Rossi – G. Salvemini) ha parlato di “Come costruire l’Europa di domani: l’azione di Rossi, Spinelli, e dei federalisti italiani a Lugano”: “Spinelli, Rossi e Colorni avevano in comune il progetto della federazione europea con l’obiettivo di una democrazia sovranazionale”. Ciò che non si sa – ha spiegato Braga – che Spinelli non ha avuto un’illuminazione improvvisa a Ventotene nel 1941; ma il Manifesto nasce sulla base di uno scritto di Rossi del 1937 alla madre, dove sono già presenti gli elementi fondamentali: “Per questa visione internazionalista nel 1943 vengono in Svizzera e iniziano le numerose adesioni, da Masini a Formiggini, da Luciano Boris a Giandomenico Sertoli, Giancarlo Pozzi… Ma ci sono anche sono le polemiche contro i federalisti, che non avevano un partito svizzero cui appoggiarsi, a differenza degli azionisti, alcuni dei quali mantenevano diffidenza (manifestatasi già a Ventotene) nei loro confronti”.
In questo contesto Spinelli aveva sostenuto che bisognava dare dignità anche agli antifascisti tedeschi e che non si poteva colpevolizzare l’intero popolo tedesco. Uno degli ultimi gesti di Rossi, ha ricordato Braga, fu l’invio a tutti i rifugiati del manifesto federalista in occasione della Pasqua 1945 che però venne autorizzato solo nel marzo 1945, quando ormai i rifugiati erano tornati nei loro Paesi per partecipare alla fase finale della guerra. “Vorrei lanciare un appello ai presenti – ha concluso Braga – l’Europa di domani è ancora da realizzare ma oggi siamo a una svolta epocale del storia europea e quindi dobbiamo ricominciare a pensare alla federazione europea al di qua e al di là della Svizzera”.
Foto cover: Marco Cameroni, Gabriele Meucci, Achille Colombo Clerici, Adriano Cavadini
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