Lettera aperta di UnionAlimentari all'Assessore al Commercio Lombardo

Leggendo il comunicato, in risposta alle critiche espresse dalla nostra unione di categoria, mi sento in dovere di fare alcune brevi puntualizzazioni, limitandomi al settore di nostra
competenza, quello alimentare.

Non era, e non lo è tuttora, nostra intenzione criticare l’obbiettivo che la Regione Lombardia si è preposta, cioè calmierare, per quanto possibile, il prezzo dei prodotti
alimentari. La nostra è in realtà una critica rivolta esclusivamente al metodo utilizzato, o meglio, al mezzo attraverso il quale si sta cercando di raggiungere l’obbiettivo.

Siamo ben consapevoli che molti consumatori, ed in particolare le fasce sociali più deboli, hanno serie difficoltà economiche ed è necessario attivare azioni a loro tutela,
in particolare nel caso in cui esistono degli aumenti imprevedibili, “repentini” e/o speculativi per taluni beni di prima necessità. Tuttavia il sistema distributivo è solo uno
degli attori che partecipa alla catena del valore, ed in particolare essendo quello dotato del più elevato potere di contrattazione nella filiera, riteniamo errato considerarlo
l’interlocutore unico di un’iniziativa volta a “bloccare i prezzi”.

Altri attori partecipano alla creazione del valore di un prodotto, come le industrie alimentari di trasformazione, sia grandi che piccole e medie, che UnionAlimentari rappresenta, nonché
la produzione primaria. Tutti questi soggetti da mesi stanno sostenendo ed assorbendo “quasi silenziosamente” pesanti aumenti delle materie prime. Purtroppo, oggi, la situazione è
diventata insostenibile e le imprese si trovano nella fase in cui sono costrette a riversare, almeno in parte, gli aumenti dei costi sui listini delle forniture al sistema distributivo.

Concordare un blocco prezzi in questa fase ed esclusivamente con il sistema distributivo significa, indirettamente, comprimere le imprese di trasformazione fra costi crescenti e clienti
(distribuzione) non disposti a riconoscere aumenti: a dir poco un disastro per le imprese stesse.
Ancor più grave la questione dal punto di vista delle PMI: non potendo contare su un’offerta diversificata, essendo per la maggior parte specializzate in una sola tipologia di prodotto
(es. pasta, formaggi, prodotti da forno, ecc.), non hanno la possibilità di recuperare nemmeno in parte le perdite su altri prodotti, esclusi dal blocco dei prezzi.

Sono certo che comprende e conosce la delicatezza della questione e mi auguro che comprenda anche il nostro sconforto di fronte ad iniziative che, nella legittimità del buon fine che si
prefiggono, possono penalizzare fortemente alcuni attori che già si trovano in seria difficoltà. A tale scopo ho personalmente scritto anche al Presidente Formigoni e
all’Assessore Beccalossi motivando le ragioni della nostra critica.
Come sempre ci rendiamo disponibili a partecipare ad eventuali tavoli che coinvolgano tutta la filiera agro-alimentare e non unicamente il momento distributivo.

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