Legge sul lavoro in Piemonte

Torino – «L’avversione ideologica della maggioranza verso la legge Biagi sta facendo perdere al Piemonte opportunità occupazionali importanti». E’ questo il commento
di Gilberto Pichetto consigliere regionale di Forza Italia, a margine delle consultazioni avvenute oggi in sede di VII Commissione a palazzo Lascaris sui numerosi disegni di legge in materia di
lavoro giacenti in Consiglio.

«Lo scorso autunno – spiega Pichetto – la Giunta ha presentato una proposta che sembra considerare l’occupazione una variabile indipendente rispetto allo sviluppo. E’ la stessa filosofia
di Rifondazione e della Cgil, che vorrebbero aumenti in busta paga, slegati dalla produttività. In tal modo si mettono le imprese fuori mercato e i posti di lavoro diventano a rischio.
Così la Giunta Bresso enfatizza il problema della stabilizzazione, tralasciando invece la necessità di sostenere la creazione di nuova impresa, la qualificazione delle risorse
professionali».
Secondo l’esponente azzurro Bresso e Migliasso «non hanno ancora capito che il lavoro non si crea con una legge regionale, ma che lo creano le imprese: senza di esse, ogni discorso
rischia di arenarsi sui principi oppure di esprimere desideri irrealizzabili. Infatti, una cosa è dire che si può e deve favorire la stabilizzazione dei contratti, obiettivo in
sè auspicabile, l’altra è mettere i bastoni tra le ruote alle imprese che, immerse in un mercato globale in cui la flessibilità del lavoro è un fattore competitivo
irrinunciabile, vi ricorrono abitualmente proprio per potersi confrontare con i propri concorrenti».
Pichetto sottolinea poi la carenza legislativa del Piemonte nei confronti del tirocinio formativo, tema su cui hanno invece dettato nuove regole, conformi alla Biagi, Lombardia, Veneto, Friuli,
Emilia Romagna, Toscana e Marche.

«Con il suo immobilismo – continua il consigliere – la Giunta fa perdere al Piemonte opportunità di sviluppo e di crescita occupazionale. Non basta invocare il federalismo, bisogna
anche saperlo utilizzare. La Regione ha la competenza esclusiva in materia di formazione professionale, e deve finalmente esercitarla, pena perdere colpi rispetto ad altre Regioni che si sono
dimostrate più attente».
Lo stesso Gruppo di Forza Italia aveva presentato, nel gennaio 2006, una proposta di legge per regolamentare i tirocini estivi, consentendo ai giovani, tra i 15 e i 29 anni, la
possibilità di fare esperienza sul lavoro, alternando lo studio nelle superiori o all’università.
«Ma la maggioranza l’ha lasciata nel cassetto – aggiunge Pichetto – e solo oggi l’ha portata in consultazione insieme ad altre proposte. I tirocini estivi di orientamento sono utili per
un reciproco arricchimento professionale tra aziende e giovani. Le prime, infatti, inseriscono nelle proprie strutture soggetti che, proprio perché in possesso di formazione culturale e
preparazione innovativa, pensiamo alle tecnologie informatiche, possono concorrere al miglioramento qualitativo dei servizi erogati. I tirocinanti, invece, hanno l’occasione per acquisire
competenze spendibili sul mercato del lavoro ben potendo inserire nel proprio curriculum l’esperienza svolta all’interno di un progetto formativo di orientamento personalizzato».

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