Legambiente: “la sfida climatica va affrontata in modo globale”

Le emergenze globali devono entrare al primo posto delle agende politiche dei governi di tutto il mondo e devono essere affrontate in modo unitario, non è più possibile una
governance basata su modello G8 che decide per tutti e su tutto, la crisi climatica condiziona sempre di più l’economia mondiale e gli equilibri del pianeta in termini di risorse e di
vivibilità di molte aree, soprattutto quelle già povere.

Serve al più presto una riforma dell’Onu che lo renda davvero rappresentativo delle istanze che caratterizzano attualmente l’umanità, e in grado di assumere una leadership
mondiale. Un organismo multipolare che rappresenti anche quella parte dei paesi che sino ad ora non hanno avuto voce e che tenga conto della crisi ambientale, economica e sociale che sta
attraversando il pianeta.

La richiesta arriva dal Civil G8 che si chiude oggi a Kyoto, il terzo meeting di Ong provenienti da tutto il mondo convocato per discutere su come continuare ad intensificare il dialogo tra la
società civile internazionale e i rappresentanti dei paesi del G8 che si riuniranno quest’anno dal 7 al 9 luglio in Giappone. Legambiente con il coordinatore della segreteria nazionale e
responsabile del dipartimento internazionale, Maurizio Gubbiotti, è stata l’unica presenza ambientalista italiana e ha portato in Giappone la posizione della società civile che
vede nei mutamenti climatici la più importante sfida che l’umanità si trova oggi ad affrontare.
«Riteniamo che il percorso di riduzione delle emissioni di gas serra – ha dichiarato Maurizio Gubbiotti, responsabile del dipartimento internazionale di Legambiente – debba rimanere
dentro il contesto delle Nazioni Unite ed essere molto più incisivo di quanto non sia stato fino ad oggi. L’Italia deve contribuire al raggiungimento nel 2009 di un accordo globale
nell’ambito della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite, che stabilisca obiettivi di riduzione delle emissione di gas serra a medio e lungo termine e fare in modo che
il G8 2009 in Sardegna dia impulso al processo multilaterale in atto in seno alla Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite. In questo summit – prosegue Gubbiotti – le
tante realtà di società civile organizzata sono sembrate d’accordo sul voler superare la divisione tra «sviluppisti», cioè coloro che si occupano di
cooperazione allo sviluppo e ambientalisti, ma se vorranno condizionare le scelte dei governi dovranno essere molto più incisive di quanto non siano state in questa occasione nella
tavola rotonda conclusiva di confronto con gli sherpa del G8 istituzionale».

Da Kyoto Legambiente torna comunque con un primo importante risultato, la positiva accoglienza da parte delle Ong ambientaliste presenti, della proposta di adesione alla mobilitazione indetta
per il 7 giugno a Milano «In marcia per il clima» promossa dall’associazione ambientalista insieme ad altre 30 organizzazioni italiane.
«Ci mettiamo in marcia per il clima – ha concluso Gubbiotti – perché gli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati dalla Ue del 30-20-20 al 2020 (30% di riduzione delle
emissioni di anidride carbonica, 20% di efficienza e 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili) hanno serie probabilità di non essere raggiunti dall’Italia che potrebbe per questo,
essere collocata dagli stessi partner europei in una situazione marginale in merito ai processi di innovazione di processo e di prodotto, imposti dalla crisi energetica e dalla necessità
di ridurre le emissioni di CO2. La marginalizzazione dell’Italia, se dovesse avvenire, metterebbe in moto effetti economici, sociali e culturali che non possiamo sottovalutare e che hanno a che
fare direttamente con la coesione sociale del Paese e con le prospettive del suo sviluppo. A perdere non sarebbe solo la qualità ambientale ma tutto il sistema Paese e per questo
è fondamentale dare voce ai tanti che come noi non intendono perdere questa sfida».

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