Legambiente: i risultati di Ecosistema Scuola 2008

Prato si conferma la città italiana con le scuole migliori dal punto di vista della sicurezza degli immobili e della qualità dei servizi offerti agli studenti e anche quest’anno
si piazza al primo posto della classifica di Ecosistema Scuola di Legambiente, seguita da Asti, Forlì, Livorno, Biella, Parma, Macerata, Siena, Verbania e Mantova.

Ai i piani alti della graduatoria di Legambiente sono i Comuni del centro e del nord anche se, a sud, si difendono bene Lecce (14ma) e Vibo Valentia (20ma). Questi, in sintesi, i risultati di
«Ecosistema Scuola 2008», l’ottavo rapporto di Legambiente sull’edilizia e i servizi scolastici nel nostro Paese, diffuso a pochi giorni dal consueto appuntamento
dell’associazione con Nontiscordardimè, la giornata che vedrà sabato prossimo, docenti, genitori studenti coinvolti nella pulizia di oltre 1700 istituti italiani.

L’indagine, che in assenza dei dati dell’Anagrafe Nazionale dell’edilizia scolastica, è l’unica ricerca sullo stato degli edifici scolastici italiani, è realizzata tramite
questionari ed ha elaborato i dati forniti da 94 amministrazioni comunali (che hanno competenze sulle scuole dell’obbligo) e 51 provinciali (che hanno competenze sugli istituti superiori). I
dati raccolti riguardano tre principali parametri: la qualità della struttura degli edifici in termini di età e idoneità all’attività scolastica, i servizi e le
buone pratiche ambientali e infine i rischi ambientali ai quali sono esposti gli edifici.

I dati complessivi segnalano che uno studente che oggi entra nel mondo della scuola ha grosse possibilità di ritrovarsi in un edificio vecchio (il
52,82% è stato costruito prima del 1974, anno in cui la legge ha stabilito i criteri di edilizia antisismica), privo di manutenzione (solo il 47,11% ha
goduto d’interventi di cura straordinaria negli ultimi cinque anni e il 23,62% necessita d’interventi urgenti) e con bassa possibilità di avere strutture sportive (gli edifici privi di
questo tipo di strutture sono ben 36,57%, a fronte del 15,71% del 2006).

In tre casi su quattro la scuola è collocata in una zona ad alto rischio sismico (75,04%) e la metà delle volte non ha il certificato di agibilità statica
né quello di prevenzione incendi. Sarà però assai probabile trovarsi di fronte a buone condizioni igieniche, visto che tre volte su quattro la scuola possiede il
certificato igienico-sanitario e anche gli impianti elettrici non saranno un rischio elevato (a norma nell’85,61% dei casi). L’uscita dall’edificio in caso di pericolo sarà abbastanza
sicura (porte antipanico presenti nell’85,10% degli istituti, scale di sicurezza nel 54,72%) e provata più volte nel corso delle esercitazioni (il 79,96% delle scuole ha svolto prove
d’evacuazione). Tanti studenti invece hanno a che fare con il rumore: si trovano a meno di 200 metri da una fonte d’inquinamento acustico il 2,63% delle scuole dell’obbligo e l’11,5% degli
istituti superiori.

Sempre alto il rischio amianto e radon: infatti malgrado si provveda di anno in anno ad attivare opere di bonifica, sono in aumento, rispetto alle passate edizioni, le strutture con casi di
amianto certificati (13,00% rispetto al vecchio dato del 2006 del 6,93%) e con casi certificati di radon (2,37% rispetto al precedente del 2006 dello 0,02%).
Dati allarmanti, che probabilmente derivano dall’attivazione di monitoraggi da parte delle amministrazioni rispetto alla presenza negli edifici scolastici di questi inquinanti.

«Ci aspettavamo qualche miglioramento in più rispetto agli anni scorsi – ha dichiarato il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – e invece non è andata
così: nonostante i 250 milioni di euro previsti dall’ultima finanziaria per il triennio 2007-09, l’edilizia scolastica continua a rimanere la cenerentola delle politiche locali. Eppure,
se ragioniamo per un momento sui numeri del settore ci troviamo di fronte a ben 42.000 edifici su tutto il territorio nazionale, con una popolazione di 9 milioni di cittadini. Sono le cifre di
una grande «metropoli», dove però non si riescono a programmare politiche coordinate e coerenti. Dovremmo invece, ragionare sul valore didattico e concreto che potrebbero
avere grandi interventi sulla sostenibilità dell’edilizia scolastica».

Legambiente sottolinea soprattutto il mancato sviluppo dell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica, che avrebbe dovuto fornire una serie di dati aggiornati sullo stato degli edifici
scolastici e l’assenza di un monitoraggio costante del patrimonio edilizio che oltre ad essere bene materiale, è anche bene educativo e sociale.

Tra le note positive di Ecosistema Scuola 2008 c’è la crescente capacità delle scuole di rinnovarsi nell’ottica della sostenibilità, questo anche grazie alle
opportunità offerte dall’ultima finanziaria in materia energetica: mentre rimane stabile rispetto agli scorsi anni, il dato relativo all’uso di fonti d’illuminazione a basso
consumo
(quasi il 50% delle scuole italiane), subiscono il raddoppio rispetto al 2006 gli edifici scolastici che utilizzano fonti di energia alternativa (dal 3,98% al
7,45%) e quelli in cui si praticano forme di risparmio energetico (dal 7,06% al 16.49%). Cresce il virtuosismo anche rispetto alla raccolta differenziata: la
carta rimane il materiale più differenziato (72,27%), seguita da plastica (53,86%), vetro (47,63%), organico (42,43%) e altri materiali come toner (38,59%) e pile (38,72%). Dato ormai in
costante aumento quello legato alla qualità alimentare. Sono ormai radicate le mense biologiche: l’8,15% delle mense scolastiche serve pasti interamente bio, dato che
vede una flessione rispetto alla scorsa edizione del dossier, a favore di un quasi raddoppio di mense parzialmente bio, che sono ben l’80,3%. Abbastanza diffusi anche gli
scuolabus disponibili nel 36,26% dei casi e le aree verdi per le attività sportive presenti nell’82,03% del campione.

«La crescita della sensibilità da parte delle scuole per i temi ambientali è senza dubbio uno degli aspetti positivi che emergono dal rapporto – ha dichiarato Vanessa
Pallucchi, responsabile nazionale Scuola e Formazione di Legambiente -. La scuola è luogo ideale per diffondere la cultura del risparmio e del corretto uso delle risorse e sta
dimostrando sempre più spesso di saperla anche mettere in pratica. Con il passare degli anni, infatti, sono aumentate le esperienze virtuose delle scuole sia sul fronte dell’energia, che
dei rifiuti, che della qualità alimentare. Quando le Amministrazioni investono sulla sostenibilità, le scuole sanno rispondere, restituendo qualità sociale ed educativa
».

Tornando alla graduatoria, Prato si conferma in testa alla classifica per la qualità degli edifici scolastici, tutti per lo più di recente costruzione, per la
raccolta differenziata molto diffusa e per l’impiego di pannelli fotovoltaici e impianti geotermici. In alcune scuole sono stati installati anche pannelli coibentati in legno per non disperdere
il calore e creato un sistema di recupero delle acque piovane per l’impianto antincendio. L’amministrazione fornisce il servizio di trasporto scolastico e il servizio mensa è a base di
prodotti tradizionali e DOP. Forlì, oltre a fare la raccolta differenziata in tutte le scuole ha un ufficio dedicato alla manutenzione dell’edilizia scolastica, che va
dalla progettazione alla gestione delle pratiche di prevenzione e certificazione. Ad Asti circa il 57% degli edifici ha avuto interventi di manutenzione straordinaria negli
ultimi 5 anni e le pratiche ecocompatibili come raccolta differenziata e prodotti biologici sono molto diffuse. L’amministrazione si è impegnata in opere di ristrutturazione di aree
verdi, ha investito nella messa a norma, sicurezza, igiene delle scuole, ha investito in energie rinnovabili, dotando gli edifici di pannelli fotovoltaici.

Benché siano le città del centro nord a primeggiare c’è da sottolineare la presenza di Lecce (14ª) e Vibo
Valentia (20ª) tra le primissime. Tra le grandi città Torino
(24ª) e Roma (26ª) continuano a lavorare per scuole più
vivibili, mentre a metà classifica si posizionano Napoli (53ª) e Milano
(55ª). Tra le bocciate Venezia (non ha inviato dati) e Bologna che non lo ha fatto in modo completo. Palermo migliora rispetto
all’anno scorso e si piazza 69esima, chiudono la classifica alle ultime tre posizioni Genova, Sassari e Catania.

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