L'Educazione ad una sana alimentazione al centro di un convegno di IRECOOP Emilia Romagna

Bologna – L’informazione e l’educazione ad una corretta alimentazione sia per gli insegnanti delle scuole medie inferiori e superiori, sia per gli alunni sono stati gli obiettivi
salienti del progetto Network FilierAlimentare “InTerrNet Dalla terra alla Tavola”, realizzato da Irecoop Emilia Romagna – l’Istituto regionale per la formazione cooperativa di Confcooperative
– giunto ora al sesto ed ultimo anno di realizzazione.

I risultati e gli obiettivi raggiunti dal progetto – che ha visto la partecipazione della Regione Emilia Romagna e di enti partner come Nuovo Cescot e Cesvip che insieme ad Irecoop hanno dato
vita a numerose iniziative correlate e collegate – sono stati illustrati nell’ambito del convegno “Educazione ad una corretta alimentazione” tenutosi nell’ambito di Alimentari, il 2° Salone
dell’agroalimentare artigiano e cooperativo di qualità, in corso presso la Fiera di Bologna.

“Il progetto da un lato ha prodotto strumenti informativi e didattici per gli alunni delle scuole e dall’altro ha svolto un’approfondita attività di formazione per gli insegnanti,
creando un importante collegamento tra le aziende agroalimentari cooperative e il mondo della scuola” – ha sottolineato Francesco Degli Esposti, responsabile progetto integrato “Network
FilierAlimentare” di Irecoop.

Luca Falasconi della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna ha rilevato che “sempre più oggi il consumatore italiano è un consumatore-cittadino, nel
senso che si allontana dalle zone di produzione e quindi non conosce come viene ottenuto il prodotto alimentare: questo allungamento della filiera alimentare si traduce in una carenza
informativa nel consumatore che invece richiede notizie sugli aspetti nutrizionali degli alimenti e pertanto vuole sicurezza su quello che acquista e consuma. Questo perché la
qualità del prodotto si pone in relazione stretta, anche in senso prettamente etico, con la propria salute, dal momento che i recenti scandali alimentari e le problematiche legate agli
organismi geneticamente modificati hanno creato diffidenza e preoccupazione. Il consumatore – ha concluso Falasconi – vuole conoscere la storia degli alimenti e di ciò che consuma per
essere tranquillizzato sulle materie prime utilizzate e sul processo produttivo; in tal senso si inserisce tutta la politica di controllo e certificazione, tracciabilità e denominazioni
dei prodotti alimentari che va in questa direzione”.

Rosa Bianca Finocchiaro, psicoterapeuta consulente del Ministero della Sanità, ha posto l’accento sulle “problematiche legate alla corretta alimentazione nelle giovani
generazioni, in relazione soprattutto la significato intrinseco che il cibo ha come elemento di relazione del singolo con l’esterno e rispetto al quale vengono ad incidere negativamente i
condizionamenti comportamentali vissuti anche in ambito famigliare”.

“Il cibo – ha sottolineato Finocchiaro – sta perdendo la sua significatività per via delle influenze e delle simbologie che nella società moderna vengono ad incidere nel rapporto
che i giovani hanno con esso.

I progetti di educazione alimentare come quello di Irecoop, del Ministero della Salute e del Ministero delle Politiche Agricole hanno raggiunto l’obiettivo di porre in relazione insegnanti,
medici ed aziende proprio per informare correttamente i giovani ad un’adeguata e corretta alimentazione”.

Leo Bertozzi, direttore del Consorzio del Parmigiano-Reggiano, soffermandosi sulla valorizzazione delle produzioni tipiche regionali, ha sottolineato l’esigenza di riappropriarsi dei
valori dei prodotti, che sono economici, territoriali, ambientali e culturali. Le produzioni tradizionali costituiscono quindi un autentico e prezioso patrimonio di cui alcuni territori sono
particolarmente ricchi, come l’Emilia Romagna che vanta ben 25 prodotti tutelati. “E la tutela, affidata all’ente pubblico, – ha proseguito Bertozzi – riveste un’importanza fondamentale per
evitare il fenomeno delle usurpazioni, purtroppo sempre più numerose”.

Antonio Ferraguti, direttore di Fedagri/Confcooperative Emilia-Romagna (600 cooperative, oltre 90.000 soci e 6,5 miliardi di euro di fatturato), ha ricordato che la cooperazione,
fondando la propria attività sul conferimento dei prodotti da parte dei soci titolari di imprese agricole e sulla successiva valorizzazione attraverso la trasformazione e la
commercializzazione, rappresenta un modello di filiera naturale ed interpreta ed esalta le potenzialità del territorio al quale per storia e missione è inscidibilmente legata.

Ferraguti ha poi sottolineato che “questo legame, la valorizzazione mutualistica della produzione dei soci, il rispetto di norme dettate da appositi disciplinari di produzione, la gestione e il
controllo delle fasi di produzione, trasformazione e commercializzazione sono caratteri distintivi della cooperazione, che assumono non solo valenza economica, ma anche sociale, ambientale ed
etica”.

La cooperazione è quindi in grado di offrire al consumatore prodotti che, interpretando questi valori, garantiscono assoluta affidabilità sotto l’aspetto della sicurezza
alimentare e presentano elevate caratteristiche qualitative, rispondendo al meglio alle nuove tendenze alimentari.

“Per far conoscere con maggior incisività ai consumatori questa alta qualità – ha concluso Ferraguti – Fedagri/Confcooperative intende potenziare la rete di vendita diretta al
dettaglio dei prodotti cooperativi, che presenta numerosi vantaggi, tra i quali il differenziale di prezzo rispetto agli altri esercizi commerciali per il consumatore e la possibilità di
recuperare una quota maggiore di valore aggiunto per i produttori soci, garantendo un’adeguata valorizzazione dei prodotti. Tappa finale del progetto potrà essere la realizzazione di uno
specifico marchio di qualità che identifichi le distintività della produzione cooperativa”.

Il direttore di Irecoop Emilia Romagna, Luciano Casmiro, ha concluso i lavori sottolineando “l’importanza di un’autentica salvaguardia della tipicità dei prodotti in rapporto alla storia
ed alla tradizione che questi rappresentano ed in antitesi al condizionamento mediatico e all’omologazione dei consumi che si registra oggi”.

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