Lecito l'orario di lavoro di 65 ore alla settimana

Il 9 giugno 2008 i Ministri del Consiglio Occupazione e Affari Sociali dell’Unione Europea hanno detto sì ad una misura che interessa da vicino i lavoratori europei: la
possibilità di estendere l’orario di lavoro fino ad un massimo di 60-65 ore settimanali.
La notizia ha evidentemente fatto insorgere i sindacati, che parlano di un provvedimento “grave e foriero di uno scenario che porta indietro nel tempo l’orologio della storia del mondo del
lavoro”.
Il Consiglio, in particolare, ha stabilito la revisione della legge europea sull’orario di lavoro in base alla quale l’orario di 48 ore resta la regola, ma i lavoratori possono scegliere di
derogare e di raggiungere le 60-65 ore lavorative a settimana: “L’accordo – denuncia la Filcem Cgil – si presenta come un attacco alla libera associazione sindacale, in quanto si consente al
singolo lavoratore di poter contrattare a livello individuale un nastro orario lavorativo che può sfondare il tetto di 48 ore arrivare fino a 60 ore settimanali, l’orario può
essere prolungato fino a 65 ore settimanali se include “tempo di attesa” con “periodi di attività”. Per esempio: medici della guardia medica, o lavoratori impegnati nelle attività
caratterizzate dalle emergenze”.
A proposito di medici, infatti, l’accordo introduce la nozione di “periodi di guardia inattiva” non calcolabili come tempo di lavoro: “Se un medico in un turno di guardia notturno di 12 ore,
opera per 3, le restanti 9 ore non vengono conteggiate ai fini dell’orario di lavoro” ha spiegato Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil medici.
Il testo, ora, sarà esaminato dal Parlamento UE ed i sindacati auspicano che la decisione finale “possa modificare questa decisione e ridare fiducia e speranza ai cittadini europei”.

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