L'eccellenza dell'agroalimentare italiano si difende con la ricerca

Un bilancio con luci e ombre quello del 2007 presentato stamattina all’assemblea dei soci dal Centro Ricerche Produzioni Animali – CRPA spa di Reggio Emilia, un bilancio che da cui traspaiono
in filigrana l’evoluzione che il ruolo dell’agricoltura ha subito nel contesto economico e sociale nazionale, ma anche i problemi che la ricerca, in particolare quella a ricaduta collettiva e
che quindi non genera guadagni, deve affrontare in un momento come quello attuale di disimpegno sempre più marcato di Stato e Regioni.

Il risultato di gestione dell’esercizio 2007 del CRPA, pari a 168.832 euro prima delle imposte su un valore della produzione di 4,2 milioni di euro, risulta esiguo, ma in linea con la natura
dell’attività di ricerca finanziata principalmente da pubbliche amministrazioni (Regione, Ministeri, Unione Europea, ecc.), che prevede solo il rimborso dei costi sostenuti, escludendo
quindi la possibilità di generare margini, e l’autofinanziamento da parte dei beneficiari del contributo.
Se confrontato con quello del 2006, quello ottenuto dal CRPA nel 2007 è un risultato leggermente peggiore, ma comunque molto migliore rispetto al 2005.
Il 71% del valore della produzione deriva da commesse e progetti a rimborso; il 48% dei ricavi da commesse proviene da contributi della legge regionale 28/98. Quest’ultimo dato rappresenta un
problema per il CRPA, perché sebbene la progettualità non manchi continuano a diminuire i bandi e i finanziamenti a livello regionale, ma anche statale. Sul fronte comunitario,
invece, l’Italia, e il CRPA in particolare nonostante il buon apprezzamento internazionale e la capacità di mettersi in rete con i più importanti enti di ricerca degli altri
Paesi, sconta la mancanza di una lobby nazionale che renda più agevole l’accesso ai bandi. I partner comunitari, da parte loro, riescono a fare un’azione di lobby già in fase di
preparazione dei bandi, creando di fatto barriere ai potenziali concorrenti.
Rimanendo in ambito locale, la Regione Emilia-Romagna sembra orientata a indirizzare la ricerca verso attività di tipo competitivo, con co-finanziamenti privati minimi del 50%. In
più, il suo interesse sembra si stia spostando dal settore agricolo a quello industriale.

Questo pone due ordini di problemi, come evidenziato nel corso dell’assemblea: uno riguardante il CRPA, legato alla difficoltà di mantenere nel tempo un adeguato livello di finanziamento
delle proprie attività; il secondo legato alla progressiva scomparsa della ricerca a favore del settore agricolo regionale. E questo nonostante i buoni risultati e le positive ricadute
sul sistema produttivo che la legge 28 ha avuto in questi dieci anni di operatività.
Il bilancio di dieci anni della legge 28/98 è il tema dell’incontro su «Passato e futuro della ricerca agricola regionale», organizzato dal CRPA per oggi pomeriggio.
Nel 1999 la legge 28 ha finanziato attività di ricerca e sperimentazione per un importo intorno ai 10 milioni di euro, che sono progressivamente aumentati nei primi anni per poi iniziare
a decrescere a partire dal 2002, fino a ridursi a poco più di 7,5 nel 2007, con la previsione di non superare i 4 milioni nel 2008.
Dal 1999 al 2008, il CRPA ha realizzato più di 300 progetti, usufruendo di finanziamenti per un ammontare di oltre 10 miliardi di euro. Le tematiche trattate hanno riguardato la
compatibilità ambientale delle produzioni bovine (latte e carne), suine e avicole, la competitività, l’innovazione tecnica e organizzativa, gli studi di mercato e il benessere
degli animali.
In questi dieci anni, fondamentale è stata l’attività del CRPA sul fronte della diffusione dei risultati della propria ricerca per favorirne la ricaduta nella pratica agricola.
Dal 1999 ad oggi, il CRPA ha prodotto, solo per l’ambito della legge 28, oltre 700 articoli tecnico-divulgativi e più di 100 azioni di comunicazione diretta tra convegni, seminari e
giornate dimostrative. Nel suo complesso, si stima che l’attività di divulgazione nel suo complesso generi circa 8 milioni di contatti l’anno.

Fra gli azionisti intervenuti, la Provincia di Reggio Emilia: «La ricerca – ha detto Roberta Rivi, assessore provinciale all’agricoltura – è fondamentale per un settore, come
quello agroalimentare, che rappresenta una delle eccellenze del nostro Paese. In un contesto internazionale sempre più competitivo – ha aggiunto – e con Paesi che investono fortemente
nella ricerca è indispensabile che le istituzioni mantengano l’attività di strumenti in grado di dare contributi importanti allo sviluppo del settore, come ha fatto nel tempo il
CRPA».
Sulla necessità di continuare la ricerca, dando al CRPA gli strumenti per proseguire efficacemente nel proprio lavoro, ma anche ottimizzando le risorse, si sono espressi pure i
rappresentanti dei soci Confagricoltura, Coldiretti e Cia.

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