Le 7 richieste dell'Industria Alimentare Italiana al nuovo Governo

Federalimentare saluta il nuovo Esecutivo con l’auspicio di seguire con attenzione l’Industria alimentare italiana, secondo settore manifatturiero a livello nazionale dopo il metalmeccanico,
con 113 miliardi di euro di fatturato (di cui 18 di export), 6500 aziende e ben 400 mila lavoratori.

Il Comitato di Presidenza di Federalimentare, riunitosi questa mattina presso l’Unione Industriali di Cremona, ha definito le proprie richieste al nuovo Governo, dando così seguito al
dibattito con gli imprenditori del sistema associativo, svoltosi durante l’Assemblea Pubblica di Federalimentare dello scorso 6 Maggio a Parma, in occasione di Cibus 2008.

Ecco le 7 richieste al nuovo Governo formulate dal Presidente della Federazione dell’Industria alimentare italiana Giandomenico Auricchio:

1. «Le nostre imprese hanno bisogno di politiche di sviluppo ad esse specificamente riferite. Chiediamo con forza un rinnovato impegno volto a riaffermare la storica e primaria competenza
del Ministero dello Sviluppo Economico non solo su temi tecnico-commerciali quali etichettatura, presentazione e pubblicità degli alimenti, nonché del Ministero degli Esteri,
unitamente al Commercio Estero e l’ICE, per seguire i temi della promozione dei prodotti e delle imprese sui mercati più promettenti.

2. La spinta al federalismo non deve compromettere l’esigenza di avere un’unica sicurezza alimentare ed un’unica politica alimentare e nutrizionale per tutti i cittadini, nonché una
regia centrale delle attività di promozione all’estero e delle politiche comunitarie. E’ necessario rendere espliciti i limiti entro i quali le Regioni sono chiamate a legiferare, e
ricondurre alla competenza esclusiva europea e statale le materie di particolare interesse dei cittadini consumatori. Proprio in questa direzione l’Industria alimentare tiene fede al suo
destino europeo ed è contraria alle tentazioni politiche protezionistiche e localistiche che talvolta affiorano nel dibattito istituzionale o legislativo.

3. La responsabilità individuale e la libertà d’impresa devono rimanere principi costanti dell’azione di Governo, soprattutto in un periodo in cui paure ed insicurezze spingono
alcune realtà, sull’esempio nordeuropeo, a legiferare in materia di consumi, di comunicazione commerciale e di comportamenti alimentari: il nostro Paese deve mantenere alta la bandiera
dell’autoregolazione e dell’antiproibizionismo che hanno nel tempo, in particolare nell’alimentare, dimostrato la loro maggiore efficacia; l’esperienza di «Guadagnare Salute» va
pertanto proseguita e praticata con costanza, purché mantenga i suoi intenti volontari, condivisi e responsabili.

4. Prendiamo atto con rammarico che il termine della delega conferita al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di prodotti alimentari (c.d. Codice Alimentare) è
inutilmente scaduto. Ciò rappresenta un’occasione persa soprattutto per il consumatore italiano, e per la Pubblica Amministrazione, che avrebbero tratto solo benefici dall’applicazione
di una normativa semplificata, dalla riduzione degli oneri burocratici – oltre tremila norme da abrogare – e dalla razionalizzazione delle attività di vigilanza e controllo. Auspichiamo
pertanto che il nuovo Governo porti a compimento le iniziative volte alla semplificazione e alla razionalizzazione normativa in materia alimentare, approvando da subito il necessario percorso
di legislazione delegata.

5. Ma razionalizzare significa anche ridurre le inefficienze e ottimizzare le sinergie, agevolando e valorizzando quei soggetti pubblici già titolari di competenze sulla sicurezza
alimentare, con particolare riguardo all’Istituto Superiore di Sanità per la valutazione del rischio, costituendone l’interfaccia nazionale all’EFSA.

6. Siamo convinti che nell’economia della conoscenza la competitività si basi su tre grandi fattori abilitanti: il capitale umano, la ricerca e l’innovazione. E’ stata intrapresa negli
ultimi anni una strada positiva che ha cominciato a dare i primi risultati, è necessario proseguire lungo questo percorso, ad esempio «Industria 2015», con politiche
lungimiranti e misure concrete nell’obiettivo di ridare vitalità al Paese nel lungo termine.

7. La nostra esperienza e la nostra collaborazione con il sistema delle Fiere di Parma ci suggerisce di potenziare il coordinamento degli enti fieristici e degli enti preposti alla promozione
all’estero dell’agroalimentare italiano, ed in particolare le attività dell’ICE, di Buonitalia e delle Regioni, unitamente alle sedi diplomatiche e al commercio con l’estero. Buonitalia
deve continuare ad accompagnare l’ICE e le Regioni evitando di confluire in altri enti altrettanto efficaci ma con finalità ben diverse, soprattutto in vista dello sforzo corale per
l’Expo 2015.»

«Abbiamo avviato un programma di incontri con il Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia, con il Ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola e con il Ministro di Lavoro e Salute
Maurizio Sacconi», afferma Giandomenico Auricchio, «al fine di condividere e dare concretezza alle urgenti richieste delle nostre imprese».

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