Lavoro e formazione: “Più e migliori posti di lavoro”

Perugia, 5 dicembre 2007 – Quale sicurezza sui luoghi di lavoro? Quale stabilità? Quali i livelli retributivi, le prospettive di carriera, il grado di impiego dei laureati? In
sostanza, quale la qualità del lavoro nella provincia di Perugia? E’ questo il terreno di indagine su cui si sta muovendo lo studio che l’Assessorato provinciale alle politiche del
lavoro, formazione e pubblica istruzione ha promosso e finanziato, a cui sta lavorando la Società Gourè e che sarà pronto nel prossimo autunno.

Lo studio, in particolar modo, come precisato questa mattina in conferenza stampa dall’assessore Giuliano Granocchia, si concentra sull’impatto che le attività di formazione permanente
(quella cioè rivolta agli adulti) e formazione continua, promosse e finanziate dalla Provincia attraverso il Por Obiettivo 2000-2006, hanno avuto sulla qualità del lavoro. Del
resto, è stato sottolineato dal direttore dell’Area Lavoro-Formazione Adriano Bei, uno degli obiettivi fissati dalla Strategia di Lisbona è quello di promuovere «più
e migliori posti di lavoro». A livello europeo si stanno compiendo degli sforzi per l’individuazione dei vari elementi che compongono la qualità e per la costruzione di un set di
indicatori che gli Stati membri dovranno utilizzare per monitorare i progressi fatti verso l’obiettivo di incrementarla.

La Provincia di Perugia dal canto suo ha dunque finanziato la realizzazione di una ricerca che si prefigge tre finalità prioritarie: analizzare le condizioni di lavoro presenti nel
contesto locale; valutare l’impatto delle attività di formazione continua e permanente implementate attraverso il POR Obiettivo 3 2000-06 sulla qualità del lavoro; istituire un
Osservatorio provinciale sulla qualità del lavoro. La società Gouré che sta lavorando al progetto ha già prodotto un primo report in cui sono illustrati i risultati
emersi dalla realizzazione della prima fase di attività. Nel rapporto, come riferito questa mattina dalla presidente Floriana Gourè, sono riportati: la definizione comunitaria di
qualità del lavoro e l’esplicitazione di tutti gli elementi che la compongono (livello di inclusività del mercato del lavoro, grado di soddisfazione personale relativamente
all’ambiente di lavoro e alle mansioni svolte, livelli retributivi, divari di genere, ecc.); gli indicatori con cui la Commissione propone venga misurata la qualità del lavoro;
un’analisi delle dinamiche recenti del mercato del lavoro regionale e provinciale; i valori che gli indicatori comunitari quantificabili assumono, per il livello regionale e per quello
provinciale; gli indicatori proposti dalla Commissione per misurare la qualità del lavoro che, allo stato attuale, non possono essere quantificati a causa della mancanza di dati
ufficiali e per la cui quantificazione sarà quindi necessario progettare specifiche modalità di raccolta delle informazioni necessarie.

Contestualmente alla produzione del primo rapporto di ricerca, sono state avviate le attività propedeutiche alla valutazione dell’impatto prodotto, sulla qualità del lavoro, dalle
azioni di formazione permanente e continua realizzate nel corso degli ultimi anni e quelle propedeutiche all’individuazione, nel territorio provinciale, di casi di eccellenza (imprese o enti
che garantiscono ai propri dipendenti condizioni lavorative comparativamente migliori di quelle medie) e di casi particolarmente critici (imprese o enti in cui, invece, le condizioni lavorative
garantite siano peggiori della media). “Quella commissionata dalla Provincia di Perugia – ha commentato Mauro Casavecchia, responsabile dell’Area innovazione e sviluppo locale dell’Agenzia
Umbria Ricerche – è un’indagine coraggiosa e complessa. L’Ente pubblico abbandona l’approccio ottimistico per un atteggiamento di analisi autocritica. Il tema poi è
particolarmente difficile soprattutto per il carattere localistico della stessa ricerca”.

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