LAVORO: COTA E PORCHIETTO LANCIANO, PRIMI IN ITALIA, LA GARANZIA GIOVANI IN PIEMONTE
4 Febbraio 2014
Da: xxxxxxx@regione.piemonte.it
Oggetto: LAVORO, COTA E PORCHIETTO LANCIANO, PRIMI IN ITALIA, LA GARANZIA GIOVANI IN PIEMONTE
Data: 04 febbraio 2014 18:07:24 CET
Comunicato Stampa
LAVORO, COTA E PORCHIETTO LANCIANO, PRIMI IN ITALIA, LA GARANZIA GIOVANI IN PIEMONTE
Il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota e l’assessore al Lavoro, Claudia Porchietto hanno presentato oggi la misura straordinaria “Garanzia Giovani Piemonte”. Si tratta della prima
sperimentazione concreta in Italia dell’intervento chiesto dalla Unione Europea per dare una risposta concreta alla disoccupazione giovanile. “Abbiamo scelto di anticipare i tempi perché
registriamo una forte domanda di attenzione da parte dei ragazzi piemontesi. La Garanzia Giovani per come l’abbiamo strutturata offrirà loro servizi all’avanguardia per trovare occasioni
di lavoro”. Hanno spiegato i due esponenti della Giunta Cota.
“Gli obiettivi che si pone sono la Garanzia Giovani – ha spiegato Porchietto – sono semplici: mille occupati in più, parte dei quali attraverso un progetto di Finmeccanica, 800 tirocini di
qualità in Italia e in Europa, percorsi formativi per 400 giovani mirati alla domanda delle imprese piemontesi, almeno 500 posti di lavoro in Europa, sostegno a 50 giovani verso la
creazione di impresa. Insomma numeri importanti che però sottendono ad una cosa in particolare: un rinnovamento dei servizi per il lavoro in Piemonte. Non è un caso che saremo la
prima Regione in Italia ad adottare un rating per gli erogatori di servizi: vogliamo un sistema efficiente, trasparente e meritocratico”.
“L’impegno della Regione Piemonte – ha spiegato Cota – per facilitare l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro non è mai venuto meno, e l’iniziativa Garanzia Giovani Piemonte va
proprio in questa direzione. Lo spazio che noi togliamo alla dispersione tra la domanda e l’offerta di lavoro è uno spazio che diventa spazio di occupazione, oltre che un elemento di
maggiore competitività del sistema delle imprese. Ancora una volta la nostra Regione si dimostra virtuosa e all’avanguardia per quanto riguarda l’utilizzo dei Fondi Europei,
che sono infatti alla base di questo nuovo servizio qualificato a favore dei giovani in cerca di lavoro ‘.
Torino, 4 febbraio 2014
NOTA SULLA CONDIZIONE GIOVANILE SUL MERCATO DEL LAVORO
Come noto, la condizione giovanile sul mercato del lavoro è andata progressivamente deteriorandosi con l’inizio della crisi, con un sensibile peggioramento dei principali indicatori in
uso.
Se consideriamo i soggetti fra 15-29 anni, target degli interventi del progetto Youth Guarantee, si rileva in Piemonte, tra il 2008 e il 2012, a fronte di una relativa stabilità della
popolazione in questa fascia di età, un aumento del numero di persone in cerca di occupazione (da 35.000 a 65.000 unità, pari a +86%) e una flessione degli occupati (da
300.000 a 250.000 circa, -17%).
Peggiorano per conseguenza gli indici relativi, sia il tasso di disoccupazione, che passa per questa classe di età dal 10,4% al 20,6%, sia quello di occupazione, che scende nel quinquennio
considerato dal 48,2% al 40,9%.
Per quanto riguarda la disoccupazione, l’aumento nel periodo di crisi appare comunque generalizzato e tocca tutte le fasce di età, colpendo in misura analoga sia i giovani che gli adulti:
dai 30 anni in su la crescita delle persone in cerca di lavoro, che passano da 65.000 a 122.000 unità, è allineata a quella della classe anagrafica inferiore, ma i livelli risultano
sproporzionati, perché la disoccupazione tende strutturalmente a concentrarsi fra i soggetti con meno di 30 anni, e al loro tasso del 20,6% nel 2012 corrisponde un valore del 7,2% tra gli
adulti.
Analizzando l’andamento giovanile più nel dettaglio, si osserva soprattutto un incremento dei disoccupati nella fascia 20-24 anni (+132%), con un tasso relativo che sale dal 12,1 al
28,4%, e dei soggetti con un titolo di studio intermedio (qualifica e diploma), che mostrano una crescita del 125% con l’indicatore corrispondente che va dal 9% al 20,4%, mentre appare migliore
la tenuta delle persone con un titolo terziario, il cui livello si attesta al 10,4% nel 2012, anche se sempre in aumento rispetto al 2008, quando si collocava al 7% circa. Più equilibrata
la dinamica di genere, con un lieve peggioramento relativo degli uomini, ma in un contesto in cui la disoccupazione femminile si mantiene più elevata (22,8%, contro 18,8% nel 2012).
Vale la pena inoltre rilevare, in tema di livelli di scolarità, che se guardiamo alla classe di età tra i 30 e 34 anni, quando le attività formali di studio sono in linea
genere concluse, nel 2012 sono quasi 1/3 quelli che non hanno superato la scuola dell’obbligo, cioè oltre 100.000 persone, contro 57.000 con un titolo universitario, e 158.000 con
qualifica o diploma, evidenziando la permanenza di bassi livelli di istruzione e un limitato accesso alla formazione superiore, che marca una netta differenziazione rispetto alla situazione dei
principali partners europei.
In termini occupazionali, invece, ad una caduta degli addetti fra i giovani corrisponde un loro aumento fra le persone fra 50 e 64 anni, dove gli occupati passano da 400.000 a 474.000 tra il 2008
e il 2012, per effetto del freno alle uscite impresso dalle modifiche al sistema pensionistico, con un tasso di occupazione che sale dal 46,3% al 52,7%.
E’ risaputo inoltre che l’occupazione giovanile presenta una forte componente precaria, riflettendo processi di stabilizzazione sempre più lunghi e tortuosi, a cui si associano per di
più livelli retributivi particolarmente bassi: fra i soggetti al di sotto dei trent’anni, la quota di lavoro subordinato a termine sale di anno in anno, dal 24% del 2004 al 34% del 2008,
fino a toccare il 44% nel 2012: nel contesto di flessione occupazionale rilevato aumentano i lavoratori con un contratto a tempo determinato e diminuiscono sensibilmente quelli con un’occupazione
fissa. Al di sopra di questa soglia di età l’incidenza dell’occupazione precaria tende a ridursi mostrando una relativa stabilità: tra i 30 e i 49 anni il lavoro temporaneo
interessa nel 2012 l’8,4% degli addetti, solo un punto percentuale in più rispetto al 2008.
Fra i giovani, i livelli di precarietà sono più alti fra le donne (48,4% contro 40,3%) e tendono a crescere all’aumentare del grado di istruzione, rispecchiando però i tempi
di assestamento sul mercato: fra i laureati, da minor tempo al lavoro, la quota di lavoro temporaneo tocca il 55% nel 2012; questa scende tra le persone in possesso di qualifica e diploma al 46%,
e al 35% fra i soggetti che non sono andati oltre l’obbligo, usciti da molti anni dal sistema scolastico. Nelle classi di età superiori i livelli diminuiscono e tendono ad
allinearsi.
La crisi ha quindi scaricato pesantemente i propri effetti sui giovani , limitandone l‘accesso al lavoro e comprimendone le aspettative professionali, con l’allungamento
dei tempi di stabilizzazione e la riduzione dei compensi percepiti. Le difficoltà di inserimento lavorativo sono in parte, anche se non in misura esclusiva, collegate al blocco delle
uscite per pensionamento, che si traducono in una forte diminuzione dei processi di turn-over. I massicci meccanismi di protezione occupazionale attivati, a partire dalla Cassa Integrazione, si
sono applicati inoltre soprattutto al personale assunto in forma stabile, lasciando esposti i giovani, che ne hanno potuto fruire solo in misura limitata.
I dati citati sono tratti dall’indagine continua delle forze di lavoro ISTAT, e non sono ancora aggiornabili a livello regionale al 2013, perché la variabile età non è
compresa fra le stime regionali diffuse. Le informazioni disponibili a un livello territoriale più ampio per i primi tre trimestri dell’anno evidenziano tuttavia un ulteriore aggravamento
della condizione giovanile: nella ripartizione del Nord-Ovest il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni aumenta di 4 punti percentuali e quello di occupazione diminuisce di 3 punti, e
tendenze analoghe, sia pur meno marcate, interessano la classe decennale successiva, né ci si poteva attendere di meglio, vista la prosecuzione della spirale recessiva, che solo
nell’ultimo trimestre dà segnali di interruzione, pur senza che si delinei una chiara inversione di tendenza.
La situazione piemontese risulta in generale, come noto, la peggiore del Nord-Italia: il divario con le altre regioni è più avvertibile nelle fasce di età superiori,
perché la crisi industriale ha colpito con più forza il nostro territorio con estesi processi di espulsione di manodopera in età matura. In ambito giovanile si osserva un
maggiore allineamento delle posizioni e i dati piemontesi si collocano in basso, ma al livello, in sostanza, di quelli di Liguria e Friuli Venezia Giulia. La condizione giovanile appare sotto
stress in tutte le aree regionali, con una accentuazione significativamente minore solo nel Trentino: un intervento per riavvicinare i giovani al lavoro appare ormai urgente e inderogabile.
Resp. Ufficio Comunicazione
Assessore al Lavoro e Formazione Professionale
Via Magenta 12 – 10128 – TORINO
Redazione Newsfood.com




