Lavoro, al via l’obbligo di misurare lo stress

Lavoro, al via l’obbligo di misurare lo stress

Misurare lo stress del lavoro, dai ritmi di produzione alle difficoltà di carriera fino agli attriti coi colleghi. Poi, fare di tutto per eliminare carichi psicologici e tensione.

E’ quanto richiede la circolare del ministro del Lavoro Sacconi, firmata giovedì ed inserita nel Testo unico sulla salute e la sicurezza nel lavoro.

Una nota dello stesso Sacconi spiega come la circolare sia dovuta. Infatti, evidenzia il documento, la normativa (sia italiana che europea) richiede che “La valutazione dei rischi da lavoro
deve comprendere tutti i rischi per la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori”. Vanno presi allora sia in considerazione i pericoli materiali (ad es: sostanze nocive e
macchinari pericolosi) insieme ai “Rischi di tipo immateriale, tra i quali, espressamente, quelli che riguardano lo stress lavoro-correlato”.

Per definire meglio i rischi immateriali, è stata creata una commissione tripartita, formata da Governo, parti sociali e Regioni. La squadra di esperti ha in generale delineato un
percorso che “Rappresenta il livello minimo di attuazione dell’obbligo» al quale dovranno attenersi “Tutti i datori di lavoro”.

A livello pratico, il sistema richiede una serie di step successivi.

Il primo, viene definito lo “Stress lavoro-correlato” in base all’Accordo Europeo del 8/10/04.
Il documento lo descrive come “La condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza che taluni individui
non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro”. Tuttavia, avverte il ministero, forse consapevole dell’ampiezza di questa definizione, lo stress da
considerare è solo quello causato da “Fattori propri del contesto e del contenuto del lavoro”.

Dopodiché, va fatta una valutazione a livello collettivo: non sul singolo, cioè, ma su “Gruppi di lavoratori esposti in maniera omogenea allo stress”. Tale compito spetta al
datore di lavoro, in collaborazione col “Responsabile servizio di prevenzione e protezione con il coinvolgimento del medico competente, ove nominato, e previa consultazione del Rappresentante
dei lavoratori per la sicurezza”.

La valutazione avviene in due parti. La prima è obbligatoria e rileva i cosiddetti “Indicatori oggettivi e verificabili”, tra cui vanno inseriti l’indice d’infortuni, i turni i
“Conflitti interpersonali al lavoro” ed in generale tutto ciò che è legato ad “Evoluzione e sviluppo di carriera”.

Dopo aver fatto l’analisi, il datore di lavoro ha due potenziali strade. Se non sono emersi elementi di rischio, si fa rapporto nel Documento di valutazione del rischio, mettendo in piedi un
piano di monitoraggio

Se invece emergono fattori di stress, parte la fase due vera e propria. Si inizia con l’adottare “Opportuni interventi correttivi”. Se le cose non cambiano, si va alla “Valutazione
approfondita”, anche tramite “Questionari, focus group e interviste semi-strutturate”.

Unica eccezione le imprese le imprese fino a 5 lavoratori, che possono usare procedure semplificate.

In ogni caso, le procedure definite nella circolare partono dal prossimo 31 dicembre 2010.

Matteo Clerici

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