Latte: Confagricoltura è contro l'aumento delle quote in Europa

Astenersi, per non dare modo di approvare l’aumento del 2% delle quote di produzione di latte in Europa, è quanto Confagricoltura, per voce del suo Presidente Federico Vecchioni, chiede
al Ministro italiano delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, De Castro, in occasione del prossimo Consiglio dei Ministri dell’agricoltura dell’Unione Europea in programma a Bruxelles
il prossimo lunedì 17 marzo.

All’ordine del giorno della riunione dei Ministri c’è, infatti, la decisione in merito alla proposta di aumento, in tutta Europa, formulata dal Commissario all’Agricoltura, la danese
Fisher Boel. «C’è la possibilità di bloccare la proposta – continua Vecchioni – e l’Italia potrebbe fornire, anche con l’astensione, un contributo decisivo in tal
senso». Ma perchè Confagricoltura vorrebbe bloccare l’aumento delle quote latte? » La nostra posizione – chiarisce Mario Vigo, Presidente di Confagricoltura Milano e Lodi
nonché delegato per il settore latte – deriva dalla scarsa e non approfondita verifica delle conseguenze che questa decisione potrebbe avere per il mercato.

Come imprenditori agricoli vorremmo che eventuali proposte venissero valutate in concomitanza con la verifica della Politica Agricola Comunitaria che avverrà il prossimo anno: con
davanti diversi mesi di studi, analisi e verifiche l’Europa non rischierebbe quel salto nel buio che, invece, potrebbe materializzarsi già dalla prossima settimana, se venisse approvato
l’aumento del 2%.

Già oggi il mercato europeo scarica in Italia un prodotto a prezzi inferiori e se questo si traducesse in una diminuzione del prezzo al consumo ne saremmo anche felici, ma la forbice –
rimarca con forza Vigo – fra quanto ottiene l’agricoltore alla stalla – e cioè 0,42 euro al litro – ed il prezzo al bancone – che si aggira su 1,53-1,60 euro al litro – non lascia alcun
dubbio: un rapporto 4 volte maggiore è una sproporzione non imputabile al mondo produttivo – visto oltretutto che il prezzo alla stalla è sulla linea di quello percepito da oltre
un decennio. Senza contare – conclude Vigo – che il latte italiano, bene alimentare di prima necessità, è qualitativamente migliore rispetto a tutti quelli europei; ciò
è riconosciuto da studiosi e ricercatori che si occupano del settore».

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