“La scienza in bilico: una sfida per la cultura e la politica”
5 Dicembre 2007
Qual è il limite della scienza, quale la frontiera tra scienza ed etica? Com’è cambiato negli ultimi anni il fitto intreccio tra scienza, ricerca, economia e politica, e qual
è la situazione in Italia? Più del 7% dei nostri ricercatori lascia la Penisola, il 4% per gli Stati Uniti e il 3,44% per mete europee. Attualmente, solo il 2% dei ricercatori
stranieri scelgono invece l’Italia, e dall’Europa non ne arriva nemmeno uno su cento (0,33%).
Nei “Dieci giorni per l’ambiente”, la rassegna di incontri e dibattiti che anticipa il suo VIII Congresso Nazionale, Legambiente si interroga anche su queste questioni. La scienza in bilico:
una sfida per la cultura e la politica è il titolo del convegno organizzato oggi, al quale intervengono, tra gli altri, Marcello Cini, professore emerito di Fisica teorica e di Teorie
quantistiche, Elena Gagliasso, professoressa di Filosofia della scienza, Flavia Zucco, dell’Istituto Neurobiologia e Medicina Molecolare del CNR, Walter Tocci, della commissione Cultura della
Camera dei Deputati, e Silvio Viale, medico dell’associazione Adelaide Aglietta. Perché la sfida delle scienze è oggi una sfida culturale che coinvolge gli addetti ai lavori, gli
educatori, i cittadini, i politici, e tra le convinzioni di Legambiente vi è quella che i nuovi scenari aperti nel mondo scientifico richiedano un confronto serrato.
“La scienza – spiega Vittorio Cogliati Dezza, coordinatore del comitato scientifico di Legambiente – si muove oggi in un’area controversa, in bilico tra visioni molto diverse, in cui si pongono
nuovi problemi etici, epistemologici e di rapporto con la tecnologia. Si dimostra, però, incapace di superare la sofferenza umana, sia quella provocata dall’opulenza che dalla
povertà. Sul piano antropologico – prosegue Cogliati Dezza – stiamo assistendo, inoltre, a un rovesciamento di quella idea di progresso e di futuro che per due secoli è stata
egemone in Europa: quella che sta diventando adulta oggi è la prima generazione, da più di un secolo, che è convinta che vivrà peggio dei propri genitori, che non si
sente in grado di produrre un proprio progetto di vita”.
Cresce, insomma, il peso sociale ed economico delle scienze, mentre entrano in crisi l’ottimismo e la fiducia nelle potenzialità della scienza, fino alla diffusione di atteggiamenti
antiscientifici.
Il panorama italiano risulta ulteriormente aggravato dal fatto che il Paese non riesce a dare ossigeno alla ricerca, mentre l’economia della conoscenza sembra configurarsi come la sfida dei
prossimi decenni. Nel 2006 la spesa per università e ricerca rappresentava in Italia l’1,5% del PIL. Negli USA si attesta invece sul 5,4%, in Giappone sul 3,7%, in Francia sul 5,9%, in
Gran Bretagna sul 5,4%, in Germania sul 4,7%, in Spagna sul 4,3%, in Svezia sul 7,5%, in Finlandia sul 6,5%, in Svizzera sul 6%. Gli USA contano un ateneo ogni 80.000 abitanti. In base alla
stessa proporzione, in Italia dovrebbero essere 725 ma sono 78. In Germania sono più di 300, in Spagna 73, in Svezia 47, in Svizzera più di 20.
“E’ indispensabile misurarsi con il sistema della ricerca – aggiunge Cogliati Dezza – con il ruolo della ricerca pubblica e con il suo rapporto con la ricerca privata, con i finanziamenti e con
il sistema dei brevetti, che spesso esercita effetti negativi, non rendendo disponibili alla comunità internazionale dati scientifici importanti per il progresso delle scienze. Nella
consapevolezza che oggi l’ambiente rappresenta un ambito importantissimo di innovazione e di conoscenza, in cui ricerca pubblica e privata devono cooperare per rispondere adeguatamente
all’interesse generale.





