La rete di Terra Madre in aiuto delle comunità agricole keniote

«In questo momento i rifugiati del mio Paese necessitano di beni di prima necessità come cibo, acqua, medicine e vestiti, le scuole stanno per riaprire e i ragazzi hanno bisogno
del materiale didattico che hanno perduto durante i disordini. In un secondo momento le vittime dei saccheggi dovranno tornare alle loro case e alle loro proprietà, soltanto dopo potremo
dire che la nazione è tornata alla normalità».

Con queste parole il keniota John Kariuki, neo vicepresidente internazionale di Slow Food, eletto in novembre in occasione del Congresso Internazionale dell’associazione, descrive
la situazione attuale in Kenya. John Karouki, studente che frequenta l’Università di Scienze Gastronomiche a Pollenzo-Bra grazie a una borsa di studio, continua: «I media
occidentali mostrano l’intero Paese in fiamme. Fortunatamente gli incidenti si sono verificati solo in alcune regioni e la situazione si sta lentamente stabilizzando. Nondimeno i rifugiati
hanno bisogno di aiuti urgenti e Slow Food Kenya, grazie alla rete di Terra Madre, si sta organizzando per portare assistenza».

Le condotte Slow Food keniote e le comunità di Terra Madre residenti in zone del Paese non colpite dai disordini, con il sostegno di organizzazioni umanitarie, si stanno muovendo
per assistere circa 1000 famiglie di rifugiati (tra cui altre comunità di Terra Madre). Gli aiuti consistono in beni di prima necessità come cibo, vestiti, medicine e in materiale
didattico per le scuole locali.

L’attuale situazione per queste comunità è di estrema emergenza poiché i saccheggiatori hanno incendiato i campi pronti per il raccolto e dato alle fiamme i granai. Molti
contadini e allevatori sono stati costretti a lasciare le loro proprietà, hanno perso le loro case e si sono dovuti rifugiare presso istituti religiosi, scuole o addirittura riparare nei
Paesi vicini come l’Uganda.

Saccheggi, incendi e devastazioni si sono concentrati nelle regioni di Rift Valley, Coast Province, Nyanza Province, Western Province, North Eastern Province and Nairobi, causando 500 morti e
100 000 profughi. In questi territori risiedono diverse comunità del cibo di Terra Madre, come i coltivatori di ortica della Rift Valley, i coltivatori di patate e piselli del
Nakuru
, i produttori di derivati animali tradizionali della Rift Valley, i produttori e custodi di sementi di Molo e Makueni, i raccoglitori di erbe e frutti della foresta
della Rift Valley
.

La crisi politica in Kenya (il presidente uscente Emilio Mwai Kibaki è accusato di aver vinto le elezioni con brogli) si è presto trasformata in una vera e propria emergenza
umanitaria. Un duro colpo per l’economia e la sicurezza alimentare di queste regioni che fino a oggi erano considerate il granaio del Kenya. Le 29 comunità che nell’ottobre 2006 a
Torino erano presenti al meeting di Terra Madre in rappresentanza del Kenya
sono un esempio di agricoltura sostenibile su piccola scala, atta a promuovere i prodotti tradizionali e
l’economia locale. L’augurio è che al più presto possano tutte tornare alle loro case e ricominciare le loro attività.

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