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La creatività come provocazione

By Redazione

 

Si è da poco svolto a Milano un seminario intensivo sul tema «Innovazione e creatività» con Edward de Bono, principale autorità in materia di pensiero
creativo, innovazione e insegnamento diretto del pensiero come capacità. De Bono illustra i processi per mettere in pratica la creatività coinvolgendo direttamente i
partecipanti con degli esercizi. Tra le varie tecniche per arrivare al pensiero laterale, de Bono menziona la sfida, le alternative e la provocazione, il più poderoso tra i
meccanismi e che a sua volta è il più lontano dal pensiero standard.

La provocazione è una delle forme più forti del pensiero laterale, Vuol dire collocare un’idea intermedia, diversa dalle altre. Il pensiero si genera nel cammino
tradizionale per incontrare diverse alternative per raggiungere l’obiettivo. Inoltre, visto retrospettivamente, il cammino alternativo appare pienamente logico. La tecnica implica
passare da una posizione stabile, attraverso un’instabile, per arrivare poi ad un’altra stabile. A volte, per conseguire un risultato, è necessario passare attraverso diverse
fasi.

La provocazione permette di agire “come pazzi”, ma in maniera controllata. Le tappe sono due: preparare la provocazione, e usare la provocazione. Per fare questo secondo passo si lavora
con il movimento, che è un processo diverso dal gioco. Giocando, quando sia arriva ad un’idea, se non è giusta la si abbandona. Giocare è tutta una questione di
ciò che è e di ciò che non è. Al contrario, il movimento si concentra sul limite, fino a dove possono arrivare le cose. Che si arrivi ad un’idea, e se non
è quella corretta, si veda comunque dove porta, si vada avanti, dice l’esperto.

Forme diverse per riuscire ad ottenere movimento:

– trovare il concetto, il principio e la caratteristica. Si sceglie un concetto e si costruisce un’idea intorno ad esso;

– concentrarsi nella differenza. In questo senso de Bono afferma che una delle frasi più pericolose per le buone idee è: “è lo stesso che.” è una trappola
poiché in ultima istanza, se si passa ad un livello sufficientemente ampio, tutte le cose sono uguali;

– momento per momento: pensare alla provocazione in azione;

– vedere gli aspetti positivi: è quasi come con il cappello giallo, usare ciò che c’è di positivo e aggiungere valore.

– circostanze speciali. Significa appurare se, a causa di una provocazione, esista una circostanza particolare che possa generare più valore;

– sì può anche avere un’idea non molto interessante e poi giungere ad un concetto a partire dal quale si trova un’idea che ha valore. Il movimento è la disposizione
a spingersi sempre avanti, sostiene de Bono.

Fonti di provocazione

La provocazione può arrivare da due origini distinte:

– Naturalmente: avviene in maniera spontanea. Non cerca deliberatamente di essere una provocazione ma viene trattata come se lo fosse.

– Deliberatamente: è una maniera sistematica e formale di pianificare provocazioni.

All’interno di questo ultimo gruppo vi sono varie tecniche:

1. L’evasione: si prende un qualche aspetto solitamente scontato e poi lo si annulla. Per esempio una provocazione può essere quella di pensare ad un ristorante senza cibo.
Partendo da lì si cerca un’alternativa che generi una nuova idea: per esempio uno spazio in cui la gente riceva un servizio completo di attenzione, stoviglie eccetera e porti il
proprio pranzo come se fosse ad un picnic.

2. Inversione: un altro modo di ottenere la provocazione consiste nel ragionare in maniera opposta a quella logica. Un caso potrebbe essere che invece di pensare a come diminuire
determinati elementi della sigaretta (tabacco, catrame) si cerchi di immaginare come aggiungere, per esempio, l’aria.

3. Esagerazione: prendere il normale livello di dimensione e esagerare per eccesso o per difetto. Nelle Olimpiadi di Los Angeles si ottenne un forte impatto grazie a questa tecnica.
Invece di utilizzare una sola torcia come accade normalmente, furono utilizzate mille torce.

4. Distorsione: cambio nella relazione. ACB anziché ABC.

5. Aspirazione: si tratta delle cose che immaginiamo. È meno automatica delle altre.

Il movimento è lo stesso, non importa quale sia la fonte della provocazione, spiega l’esperto per il quale il pensiero laterale è uno strumento indispensabile per generare
nuove idee in maniera intenzionale. Nella storia idee potenti sono state spesso liberate per mezzo di avvenimenti apparentemente aleatori. Come fare per avere un punto di partenza senza
sceglierlo? Una forma può essere cercare una parola per caso così da evitare i meccanismi abitudinari del cervello. La preferenza dei modelli dalla periferia è
distinta da quella che abbiamo dal centro.

È così che funziona la parola casuale. Arrivando dalla periferia in un sistema di modelli giungiamo a percorsi diversi da quelli ai quali potremmo giungere dal centro,
spiega de Bono. Molti credono che la creatività sia solo brainstorming. Si pensa anche che sia un compito di gruppo. Ciò nonostante tutto questo può essere
utilizzato da una sola persona. Nell’Università del Wisconsin è stato provato che la gente creativa produce di più in solitudine, ci assicura l’esperto per il quale
nelle organizzazioni la creatività si riduce ad un’aspettativa o ad un rischio. Ad esaminare la grande enfasi che si dà oggi alla creatività all’interno delle
aziende, nessun dubbio che si tratti di un vantaggio competitivo, il guru riconosce che in molti casi mettere in pratica queste tecniche non risulta semplice.

Essere a favore della creatività non è sufficiente. Il compito di tutti è il compito di nessuno. Perciò è importante nominare un Campione del processo
che, senza essere la più creativa o brillante, agisca come nesso tra le buone idee all’interno dell’organizzazione. Dev’essere qualcuno con molta energia e buoni rapporti in
azienda, che si presti a raccogliere le idee e diffonderle al suo interno. Il creativo è troppo concentrato a generare le idee per occuparsi di questa missione che pure è
vitale.

a cura di Augusta Leante

 

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