La corsa del Labour riparte da Manchester

La sicurezza, le pari opportunità, l’eguaglianza, la riforma del sistema finanziario globale: questi i temi centrali nei primi passi dell’intervento del premier britannico
Gordon Brown in corso in questi minuti al Congresso annuale di Manchester. Nei primi minuti del suo discorso, il premier è stato interrotto da numerosi applausi, soprattutto
quando ha spiegato il motivo per cui ha scelto di candidarsi nel seggio di Fife in Scozia: “Per servire il Paese che amo” ha dichiarato.

Parlando a braccio dal palco del centro congressi, Brown ha sottolineato le sfide del nuovo mondo globale, ricordando la crisi economica finanziaria, i crescenti bisogni di energia
delle nuove popolazioni e la minaccia dei cambiamenti climatici. “Alcuni mi accusano di essere troppo serio, io dico che c’è molto di cui essere seri” ha detto Brown,
sollevando l’applauso della platea del centro Congressi di Manchester.

Il premier britannico ha spiegato come il mondo sia cambiato dal 1997 (quando il Labour è arrivato al governo) ad oggi con il collasso delle banche e la stretta creditizia che
hanno caratterizzato gli ultimi tempi: “Abbiamo bisogno di nuove regole, faremo tutto il possibile per stabilizzare la turbolenza dei mercati e poi ricostruire il sistema
finanziario mondiale sulla base di chiari principi” ha detto Brown, ribadendo come la giustizia e l’eguaglianza siano il cuore della missione Labour.

Confermato poi il provvedimento per garantire la scuola materna gratis ai bambini con meno di due anni, come ventilato nei giorni scorsi: Si tratta – ha spiegato Brown –
dell’investimento più grande nei minori che il Paese abbia mai visto. Non mancano poi stoccate all’opposizione tory nell’intervento del premier britannico “Io
non sono come David Cameron (leader opposizione ndr), sono come voi” ha scandito Brown il quale facendo poi riferimento al ministro delle finanze del governo ombra, George
Osbourne, ha detto che il Regno Unito sarebbe in condizioni molto peggiori con un governo conservatore.

Brown ha accusato i conservatori di mancare di sostanza e di essere prigioneri del loto passato. Alludendo alle dichiarazioni di David Cameron che aveva parlato di una società
piegata, Brown ha dichiarato: “Il Regno Unito non è mai stato piegato, né dal fascismo, né dalla guerra fredda o dai terroristi”. Brown ha anche
annunciato novità nel settore dell’assistenza sanitaria con visite di controllo gratuite per gli over 40 e l’esenzione dal pagamento delle prescrizioni mediche per i malati di
tumore.

Al di là dei temi trattati, il dato politico importante che emerge da Manchester è che Gordon Brown sembra aver sfruttato nel migliore dei modi, visti i sondaggi negativi
e i dissidi interni al partito, l’ultima occasione per riscattare la sua immagine in vista delle elezioni del 2010. Ma la strada verso le elezioni politiche è lunga e
insidiosa. La domanda ora è: riuscirà il premier britannico a tenere il partito unito e a ortarlo al prossimo appuntamento elettorale?

Di certo Brown ha scelto un approccio incisivo e personale, smarcandosi dal suo solito “understatement”. Non a caso in un inedito intervento, è stata la moglie Sarah
ad accoglierlo sul palco, regalando al marito – che certo non brilla per entusiasmo e brillantezza – un’immagine meno rigida. E proprio su una nota privata Brown, che ha parlato a
braccio per tutti i 50 minuti, ha iniziato il suo intervento: “Mi accusano di essere troppo serio, io dico che c’è molto di cui essere seri di questi tempi” e
con uno slancio inconsueto, il premier ha spiegato di avere scelto la politica, “per servire il Paese che amo”.

Soffermandosi a lungo sulla crisi finanziaria attuale, Brown ha sostanzialmente rilanciato la missione del New Labour: coniugare un approccio basato sull’equità, la giustizia e
le pari opportunità, con una politica aperta ai mercati finanziari, chiamando in causa però nuove regole basate sulla trasparenza, la chiarezza, la responsabilità:
“Faremo tutto il possibile per stabilizzare la turbolenza dei mercati per poi ricostruire il sistema finanziario mondiale sulla base di chiari principi”. A tale proposito
Brown ha confermato l’intenzione di incontrare vertici degli istituti finanziari nella sua missione negli Stati Uniti con il cancelliere dello scacchiere Alistair Darling.

Ampi riferimenti alla minaccia dei cambiamenti climatici, alla crescente domanda di energia da parte delle popolazioni in aumento e alla necessità di investire su fonti
energetiche rinnovabili; nessun riferimento invece alle diatribe nel partito con la fronda interna – zittita nei giorni scorsi da quello che molti consideravano il capofila dei ribelli,
il ministro degli Esteri David Miliband – che per settimane ha chiesto un cambio a Downing Street. Unico riferimento i sondaggi che da mesi ormai relegano il Labour a 20 se non
addirittura a 28 punti dietro ai tories: Brown è ripartito proprio da qui per rilanciare la sfida del Labour.

Ed è proprio in questo breve passaggio il nocciolo del suo intervento: “Non credo nei cicli elettorali, la sconfitta non è inevitabile” ha detto. Insomma una
dichiarazione di intenti per scacciare l’ipotesi di una sua dipartita: Brown ha fatto capire che non intende mettersi da parte in vista delle elezioni politiche che dovranno tenersi
entro il 2010. “Il Labour vincerà per il bene del Paese” ha concluso il premier strappando gli applausi della platea.

Brown sembra dunque aver superato quella che molti considerano la prova più difficile e il suo discorso è stato accolto senza grandi colpi di scena. Il premier britannico
sembrerebbe essersi assicurato un altro periodo di relativa calma, necessaria per ricomporre le fila del Labour. E in assenza di assi nella manica, il partito potrebbe dunque decidere
di tirare i remi in barca e navigare fino alle elezioni europee a giugno e lì scoprire le carte: una batosta elettorale potrebbe aprire la strada alla dipartita di Brown. Ma a
quel punto bisognerà chiedersi: basterà un “agnello sacrificale” per salvare il New Labour?

S.C.

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