«La Cina blocchi la mozzarella falsa e apra ai mercati»

Dopo il segnale di attenzione nei confronti della qualità italiana ci aspettiamo un concreto impegno per bloccare la mozzarella e gli altri formaggi Made in Italy taroccati che si
moltiplicano sugli scaffali dei supermercati cinesi con il crescere della domanda interna.

E’ quanto afferma la Coldiretti che, nel commentare la decisione della Cina di revocare il divieto per la mozzarella, sottolinea tuttavia che la «quarantena» di ventuno giorni
imposta dalla autorità doganali cinesi impedisce di fatto l’arrivo nel paese asiatico di mozzarella di bufala campana Dop e di tutti i formaggi freschi a pasta filata, secondo quanto
affermato dallo stesso Consorzio di Tutela.

Per questo, anche prima dell’emergenza mozzarella, le esportazioni di formaggi e latticini dell’Italia in Cina – sottolinea la Coldiretti – nel 2007 hanno raggiunto appena il valore di oltre
830mila euro per un quantitativo di oltre 160mila chili, anche se in aumento del 43 per cento nel 2007

A frenare la crescita del prodotto Made in Italy è anche la presenza di imitazioni realizzate sul mercato interno o quello internazionale dove sono prodotti circa due milioni di
tonnellate di mozzarella Made in Italy taroccata senza il rigoroso sistema di controllo delle produzioni a denominazioni di origine. Sui banchi dei supermercati cinesi sono numerosi i prodotti
del falso Made in Italy: dal Parmesan al Provolone fino alla mozzarella che vengono dall’estero, ma anche quelli di produzione locale come la caciotta (Italian cheese) e addirittura – continua
la Coldiretti – il pecorino (Italian cheese), ma con raffigurata sulla confezione una mucca al posto della pecora.

Dopo la sentenza della Corte Suprema di Pechino che ha confermato la condanna all’azienda cinese Montresor che aveva messo sul mercato cioccolatini «Tresor Dor» con confezione
uguale a quella dei Ferrero Rocher, la Cina sembra avviarsi lungo la strada giusta anche se – precisa la Coldiretti – si produce nel paese Asiatico l’86 per cento degli oltre 250 milioni di
articoli contraffatti sequestrati alle frontiere nell’Unione Europea in un anno che oltre all’abbigliamento, scarpe e i tecnologici di uso comune, riguardano in misura crescente falsificazioni
pericolose, cioè quelle riguardanti generi alimentari, prodotti per la cura personale e medicinali che sono aumentate del 400 per cento in Europa.

L’apertura deI mercato cinese è una necessità per riequilibrare il pesante deficit commerciale con le importazioni dalla Cina che superano di oltre sei volte le esportazioni
nell’agroalimentare anche per gli ostacoli di carattere burocratico, sanitario ed amministrativo imposti dalle autorità cinesi a prodotti del Made in Italy come l’ortofrutta fresca che
non possono varcare le frontiere del Paese asiatico.

Serve dunque – conclude la Coldiretti – una seria iniziativa diplomatica affinché non si ripetano incomprensioni ma anche per evitare limiti e vincoli pretestuosi per riequilibrare gli
attuali rapporti commerciali.

Leggi Anche
Scrivi un commento