La Cia Lombardia sull'aumento delle quote latte

Milano – La decisione del Consiglio dell’Unione europea di aumentare del 2 per cento le quote latte dal prossimo periodo 2008/09 è una scelta che va giudicata con realismo visti
i recenti orientamenti della politica comunitaria sul «dopo 2015», ma che, con l’aumento lineare non differenziato tra gli stati membri non rende giustizia all’Italia deficitaria di
latte, ora -sollecita la Cia della Lombardia- va applicata con coerenza a livello nazionale e regionale nel rispetto dei diritti e delle regole.

La Cia Lombardia giudica positivamente la possibilità di dare finalmente una risposta al taglio della quota B, una restrizione produttiva che ha colpito le aree vocate della pianura
padana, e per dare spazio anche alle attese dei giovani nel contesto dei Programmi di sviluppo regionali, due battaglie storiche della Confederazione lombarda.

Il provvedimento giunge, però, intempestivo, perché risponde dopo ben sei mesi alle sollecitazioni del mercato dello scorso autunno e arriva dopo dieci anni, per le vicende
italiane, a dare una possibilità di chiusura al contenzioso della quota B.

Infatti, la risposta alle sollecitazioni dei mercati verificatasi dall’estate scorsa si avvierà solo dai prossimi mesi. Il latte non è petrolio e le organizzazioni degli
allevatori non sono certo l’Opec: qui non tratta aprire i rubinetti dei pozzi per avere più greggio, per il latte servono mesi ed anni per portare in produzione gli animali. Se nel
settembre scorso un aumento tempestivo di quote all’Italia avrebbe soddisfatto sia gli allevatori che i consumatori, con questa soluzione si rischia di soddisfare solo il sistema commerciale.
L’aumento del 2 per cento, come ha sempre sostenuto la Cia Lombardia, doveva essere deciso mesi fa e già a valere per il periodo in corso 2007/08.

Quindi, un primo passo, ma tardivo. Adesso occorre vigilare sulla sua applicazione per evitare speculazioni ingiustificate sui mercati nazionali, visto che le motivazioni dell’aumento delle
quote produttive di latte stanno nella carenza produttiva e nelle richieste dei consumatori mondiali.

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