La bozza del decreto legge su mutui, Ici e straordinari

E’ on line la bozza del decreto legge su mutui e Ici approvata dal Consiglio dei ministri il 21 maggio 2008 che in questi giorni sta facendo discutere maggioranza, opposizione, Comuni e
associazioni dei consumatori.
Come sottolineato dal ministro dell’economia, Giulio Tremonti, il decreto legge punta a favorire le famiglie mediante alcune misure che dovrebbero portare ad una sensibile riduzione della spesa
annua a carico dei cittadini: vediamo le novità più importanti.

Esenzione Ici prima casa
L’art. 1, comma 1, del decreto legge prevede che “a decorrere dall’anno 2008 è esclusa dall’imposta comunale sugli immobili di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504,
l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo
“.
La norma si applica a tutte le tipologie di immobile adibite a prima casa “a eccezione di quelle di categoria catastale A1, A8 e A9 per le quali continua ad applicarsi la detrazione prevista
dall’articolo 8, commi 2 e 3, del citato decreto n. 504 del 1992
“: sono esclusi dall’ambito di applicazione dell’esenzione, dunque, gli immobili appartenenti alla classificazione di ville,
castelli e gli immobili di lusso.
L’art. 1, comma 4, inoltre, prevede che il minor gettito derivante dall’esenzione, “pari a 2.500 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009, 2010” sia rimborsato ai Comuni,
mediante l’istituzione di un “apposito fondo con una dotazione di importo pari a quanto sopra stabilito per ciascuno degli anni 2008, 2009, 2010“.
Le modalità del rimborso verranno definite “in sede di Conferenza stato-città e autonomie locali” entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto ed il ministro
dell’interno provvederà ad attuarne le disposizioni “con proprio decreto“.

Misure sperimentali per l’incremento della produttività del lavoro
L’art. 2, comma 1, del decreto legge stabilisce che, “salva espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro, nel periodo dal 1º luglio 2008 al 31 dicembre 2008, sono soggetti
a un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali pari al 10%, entro il limite di importo complessivo di 3 mila euro lordi, le
somme erogate a livello aziendale:
a) per prestazioni di lavoro straordinario, ai sensi del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, effettuate nel periodo suddetto;
b) per prestazioni di lavoro supplementare ovvero per prestazioni rese in funzione di clausole elastiche effettuate nel periodo suddetto e con esclusivo riferimento a contratti di lavoro a
tempo parziale stipulati prima dell’entrata in vigore del presente provvedimento;
c) in relazione a incrementi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa, e altri elementi di competitività e redditività legati all’andamento economico
dell’impresa”.
Il decreto, inoltre, precisa che i suddetti redditi “non concorrono ai fini fiscali alla formazione del reddito complessivo entro il limite massimo di 3 mila euro” e che l’applicazione
dell’imposta sostitutiva è a carico del sostituto d’imposta (datore di lavoro): “Se quest’ultimo non è lo stesso che ha rilasciato la certificazione unica dei redditi per il 2007
– precisa l’art. 4, comma 3 – il beneficiario attesta per iscritto l’importo del reddito da lavoro dipendente conseguito nel medesimo anno 2007
“.
Quanto all’ambito di applicazione, l’art. 5 precisa che la detassazione degli straordinari e del premi di produzione si riferisce esclusivamente “al settore privato e per i titolari di
reddito da lavoro dipendente non superiore, nell’anno 2007, a 35 mila euro
“.

Rinegoziazione mutui per la prima casa
L’art. 3, comma 1 del decreto legge richiama la convenzione stipulata tra l’ABI ed il Ministero dell’economia in merito alla rinegoziazione dei mutui a tasso variabile stipulati prima del 2007,
che hanno subito un’impennata negli ultimi anni a causa delle crisi a livello internazionale.
Il decreto legge, dunque, prevede che “la rinegoziazione assicura la riduzione dell’importo delle rate del mutuo a un ammontare pari a quello della rata che si ottiene applicando all’importo
originario del mutuo il tasso di interesse come risultante dalla media aritmetica dei tassi applicati ai sensi del contratto nell’anno 2006. L’importo della rata così calcolato rimane
fisso per tutta la durata del mutuo
“.
L’art. 3, comma 3, però, precisa che l’operazione è soggetta alla maggiorazione mediante uno spread fisso e, quindi, ad un tasso di interesse aggiuntivo, seppure basso: “La
differenza tra l’importo della rata dovuta secondo il piano di ammortamento originariamente previsto e quello risultante dall’atto di rinegoziazione è addebitata su di un conto di
finanziamento accessorio regolato al tasso che si ottiene in base all’Irs a dieci anni, dalla data di rinegoziazione, maggiorato di un spread dello 0,50
“.
Se, da tali operazioni e dagli andamenti dei tassi, “la differenza tra l’importo della rata dovuta secondo il piano di ammortamento originariamente previsto e quello risultante dall’atto di
rinegoziazione generi saldi a favore del mutuatario, tale differenza è imputata a credito del mutuatario sul conto di finanziamento accessorio
“.
Se, invece, il conto accessorio origina un debito, l’art. 3, comma 5 stabilisce che esso “viene rimborsato dal cliente sulla base di rate costanti il cui importo è uguale
all’ammontare della rata risultante dalla rinegoziazione e l’ammortamento è calcolato sulla base dello stesso tasso a cui è regolato il conto accessorio
“.
Ne consegue che si possano verificare due situazioni:
– i tassi scendono e la rinegoziazione genera un credito a favore del consumatore: l’importo a credito gli viene rimborsato”;
– i tassi salgono e la rinegoziazione genera un debito in capo al consumatore: la durata del piano di ammortamento ai allunga fino a quando non si esaurisce l’importo dovuto.
Il decreto, inoltre, lascia alle banche la scelta di aderire o meno alla convenzione con l’Abi. Gli istituti di credito che decideranno di aderirvi, dunque, dovranno formulare “ai clienti la
proposta di rinegoziazione entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del decreto
” ed i clienti avranno altri tre mesi di tempo per comunicare l’accettazione della proposta, mentre
la rinegoziazione del mutuo esplica i suoi effetti a decorrere dalla prima rata in scadenza successivamente al 1º gennaio 2009“.
L’art. 3, comma 8, infine, precisa che “le operazioni di rinegoziazione dei mutui sono esenti da imposte e tasso di alcun genere e per esse le banche e gli intermediari finanziari non
applicano costi nei riguardi dei clienti
“.

Bozza del decreto legge su mutui e Ici approvato dal Consiglio dei ministri il 21
maggio 2008

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