Ispezioni in vista sui co.co.pro

Si prepara la stretta del Lavoro sui collaboratori a progetto, il ministro Damiano, durante la conferenza stampa del 17 dicembre scorso, ha infatti annunciato l’emanazione di una circolare con
cui si estenderanno le ispezioni e i controlli sulla regolarità di tutti i lavoratori assunti con questa forma contrattuale.

L’iniziativa del ministero si rifà a quella avviata nel giugno del 2006 riguardante i call center. Grazie all’avvio di quell’attività ispettiva, secondo i dati forniti dal
ministro, si riuscì a stabilizzare circa 22 mila precari. «Siamo passati dal Far West a una situazione regolamentata – ha dichiarato Damiano parlando di quell’iniziativa –
sconfiggendo le logiche di concorrenza sleale tra le imprese e favorendo l’applicazione corretta della legge».

Ora, per il ministro, è venuto il momento di estendere quell’esperienza a tutti i settori di attività. «Il lavoro di monitoraggio e ispezioni continua – ha spiegato – e
abbiamo anche aumentato gli ispettori: sono 1.411 i nuovi ispettori assunti, che si sommano a quelli di Inps e Inail. Stiamo coordinando le nostre attività per portare trasparenza.
Pensiamo sia giunto il momento di avere un occhio all’insieme delle attività, in modo che, quando si classifica un lavoratore a progetto, ci si deve trovare di fronte a un progetto vero,
con un’autonomia di lavoro che non è quella del lavoro subordinato».

In pratica, la nuova circolare darà modo agli ispettori di valutare se il progetto esista veramente o meno. E se questo non sussiste, il rapporto verrà trasformato immediatamente.
A questo proposito, il ministero ha tracciato anche una serie di attività che difficilmente possono inquadrarsi con i requisiti richiesti da questa tipologia contrattuale. Un lavoro a
progetto, infatti, può definirsi tale se: esista un vero e proprio progetto da portare avanti e che questo sia specifico e non virtuale; il lavoratore svolga la sua attività in
autonomia; sia compatibile con le caratteristiche aziendali. Così il ministero, solo come esempio, ha stilato una serie di lavori che per le loro caratteristiche non possono rientrare in
questa tipologia contrattuale: commesse, baristi, facchini, addetti al computer, eccetera. L’ottica con cui il ministero guarda alla circolare è, dunque, quella di eliminare l’abuso di
questa forma contrattuale.

«Noi – ha concluso il ministro – non siamo contro il lavoro a progetto, ma siamo contro un uso scorretto di questa forma di lavoro. Tutto questo ci consente di ottenere risultati concreti
a tutela delle imprese e dei lavoratori».

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