Intervento del Garante della privacy a proposito delle Fidelity card
29 Giugno 2009
Quando compiliamo un modulo per il rilascio di una fidelity card pensiamo a che fine fanno i nostri dati? Dobbiamo indicarli tutti? Nella fretta forse non ci facciamo troppe domande. A volte,
infatti, i dati che forniamo possono davvero essere troppi e in molti casi la società, l’agenzia di viaggi, il supermercato non ha un’effettiva ragione per chiederli. Sono ormai
molti gli interventi del Garante privacy in materia. Con l’ultimo in ordine di tempo (relatore Mauro Paissan), l’Autorità, nell’ambito di un più ampio accertamento, ha ordinato ad una società operante nel settore tessile di cancellare i dati personali dei titolari della
carta fedeltà “non pertinenti e eccedenti” rispetto all’unica attività perseguita con l’utilizzo della card, consistente nell’attribuire sconti presso i punti vendita che
commercializzano il proprio marchio. Via dunque la professione dei richiedenti e tutti i dati riferiti ai figli (nome, data di nascita, sesso) chiesti, fin dal 2000, con la compilazione del
modulo. La società che commercializza sul territorio nazionale articoli di abbigliamento per neonati e bambini, dovrà anche modificare l’informativa fornita alla clientela al
momento del rilascio della carta, specificando i dati da fornire obbligatoriamente. Gli accertamenti, svolti anche presso la sede della società, avevano preso l’avvio dalla segnalazione di
due negozianti che lamentavano una possibile violazione della propria privacy e di quella dei clienti. Con il provvedimento in cui ordina la cancellazione dei dati il Garante ha disposto inoltre
l’apertura di un procedimento per l’eventuale applicazione di una sanzione amministrativa, in relazione ad una inidonea informativa fornita dalla società ad un negoziante.




