Intercettazioni telefoniche: un metodo distorto

Nel 2007 sono state intercettate in Italia 124.845 persone: 112.623 attraverso il telefono, 10.493 con microfoni ambientali, 1.729 con altri strumenti di spionaggio. Negli Stati Uniti si
effettuano ogni anno 1.705 intercettazioni, più o meno quante nei soli distretti giudiziari di Firenze o Catanzaro. In Francia vengono intercettate 20.000 persone; in Inghilterra 5.340.
Non risulta che in questi paesi la magistratura sia meno indipendente o la guerra al crimine meno efficace.

Ma queste sono solo le dimensioni dello spionaggio che poi finisce in qualche inchiesta ufficiale: già nel 2005 l’Eurispes calcolava che tre italiani su quattro fossero in qualche modo
sotto controllo, o attraverso il telefono o con la schedatura delle e-mail e dei messaggini, o con la semplice sorveglianza «passiva». In dieci anni, ha calcolato il rapporto
Eurispes, 30 milioni di italiani sono stati intercettati; poi le loro conversazioni non sono state ritenute utili oppure non si è fatto in tempo a trascriverle.

Oltre che sulla privacy dei cittadini le intercettazioni hanno ovviamente un costo: 224,3 milioni di euro nel 2007, il 33% delle spese per la Giustizia, un balzo del dieci per cento rispetto al
2006. Negli Stati Uniti – nonostante Echelon, la Cia, la National Security Agency – il budget totale a disposizione del Fbi non raggiunge i 5 milioni di dollari: appena poco più di
quanto speso dal distretto giudiziario di Lecce.
Un magistrato non certo berlusconiano come Piercamillo Davigo, ex del pool Mani Pulite, ha provato a spiegare, in termini giuridici, perché questa assurdità: «Nel nostro
ordinamento le intercettazioni telefoniche sono una prova residuale, nel senso che possono essere disposte se non è possibile acquisire altrimenti la prova del reato. In altri paesi
c’è un ricorso molto più ampio alle operazioni sotto copertura. Per esempio negli Usa non si fanno indagini sulla corruzione, si manda un agente federale a offrire denaro ad un
pubblico ufficiale, e se questo lo prende viene arrestato. In Italia questo non si potrebbe fare perché secondo il nostro codice penale chi offre denaro non è in realtà un
corruttore ma un agente di polizia che persegue finalità diverse da quelle di corrompere».

Secondo Davigo, in America si fanno le indagini sul campo, in Italia è molto più comodo mettersi a intercettare alcune milioni di utenze: prima o poi qualcosa salterà
fuori. «Sono come le paranze dei pescatori, si buttano e si aspetta» afferma l’avvocato Giulia Bongiorno, presidente per il PdL della commissione Giustizia della Camera. La legge
però stabilirebbe diversamente: «Certo, le intercettazioni sono previste per reati gravi, a carico di persone per le quali ci siano già forti sospetti, quando siano
considerate indispensabili al proseguimento delle indagini. E dovrebbero essere suffragate da metodi investigativi classici: pedinamenti, assunzioni di prove».

Leggi Anche
Scrivi un commento