Industria manifatturiera novarese

Novara – L’indagine congiunturale della Camera di Commercio di Novara, che coinvolge trimestralmente un campione significativo di imprese manifatturiere provinciali, segnala una
chiusura d’anno in ribasso per l’industria novarese: -3,4% è il calo tendenziale della produzione registrato nel quarto trimestre del 2007, dato che accentua i risultati negativi delle
precedenti rilevazioni, annullando la crescita delineata nel primo trimestre dell’anno, positiva appare, invece, la performance registrata rispetto al trimestre precedente, con un incremento
del 3,5%.

«Dopo un inizio d’anno incoraggiante, l’industria novarese ha manifestato crescenti difficoltà» – è il commento del presidente dell’Ente camerale Gianfredo Comazzi –
«con ripercussioni anche sul fronte degli investimenti, in lieve calo rispetto all’anno precedente. Lo scenario in cui si trovano ad operare le imprese si rivela, d’altra parte,
caratterizzato da numerosi elementi di incertezza, che favoriscono un orientamento improntato alla cautela, orientamento influenzato altresì dal rincaro del credito e dalla contrazione
dei consumi. Tali elementi di criticità non devono, tuttavia, far sottovalutare la crescita degli ordinativi, che può preludere ad una ripresa della produzione industriale, se
adeguatamente sostenuta. A questo proposito sono stati stanziati 140mila euro nel bilancio camerale per l’anno in corso allo scopo di migliorare le condizioni di accesso al credito delle
imprese, incentivando il finanziamento di investimenti».

I dati che emergono dall’analisi settoriale risultano perfettamente allineati all’andamento generale del comparto manifatturiero: tutti i settori evidenziano variazioni positive, pur di ordine
diverso, rispetto al III trimestre 2007, caratterizzato, peraltro, da un minor numero di giorni lavorativi a causa del fermo estivo di numerosi stabilimenti, ma segnano il passo nel confronto
su base annua, con l’unica eccezione dell’alimentare. Il sistema moda, in particolare, esprime un decremento produttivo pari al -0,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, anche se
registra un ottimo recupero congiunturale ( 13,2%). Un andamento analogo si riscontra in riferimento al chimico-gomma, che manifesta una flessione moderata (-0,5%) rispetto al IV trimestre
2006, con una crescita significativa nel confronto con il trimestre precedente ( 9,4%). Ad essere in difficoltà è soprattutto il metalmeccanico, che vede calare il proprio output
del -5,2% su base annua, mantenendo una situazione di sostanziale stabilità nel confronto con il III trimestre 2007, mentre i risultati conseguiti dalle rubinetterie negli stessi periodi
di riferimento corrispondono rispettivamente a -3,8% e a 3,1%.
Andando a considerare le classi dimensionali si osserva come le maggiori criticità provengano prevalentemente dalle grandi imprese (con 250 addetti e oltre), interessate da una
variazione tendenziale negativa considerevole (-12,3%) mentre l’andamento delle aziende di piccole ( 0,2%) e medie (-0,6%) dimensioni appare improntato alla stabilità.
Il grado di utilizzo della capacità produttiva è sceso, in media, al 74,2%, leggermente al di sotto, quindi, del 75,3% realizzato nel IV trimestre del 2006, andando a collocarsi
su valori superiori a quelli dell’anno precedente soltanto nel metalmeccanico (76,3% contro 75%).
Segnali confortanti provengono dall’andamento dei nuovi ordinativi: l’indagine evidenzia, infatti, una crescita congiunturale del 3,6% delle commesse interne e un aumento ancora maggiore, pari
al 4,7%, di quelle estere. Il confronto su base annua rivela un andamento sostanzialmente stabile degli ordinativi interni e una flessione di quelli esteri (rispettivamente 3,9% e 8,5% nel
2006). Sul fronte interno, rispetto al trimestre precedente, si rilevano incrementi della domanda moderati, ma largamente positivi ( 5,1% per il metalmeccanico e 4,8% per il chimico-gomma), ad
esclusione del comparto alimentare e di quello tessile, caratterizzati da una lieve flessione. Gli ordinativi provenienti dall’estero rappresentano un fattore particolarmente strategico per il
sistema moda, le cui imprese segnalano un aumento del 10%, oltre a rivestire un ruolo significativo per il chimico-gomma ( 7,6%), mentre i rimanenti settori si mantengono su livelli di
crescita più contenuta, con la sola eccezione dell’alimentare (-3%).
Le aziende del tessile-abbigliamento, inoltre, realizzano con l’estero il 40,5% del proprio fatturato, percentuale che supera il 70% nel settore metalmeccanico, con le rubinetterie a quota
73%.
Le prospettive a sei mesi fanno emergere una prevalenza di posizioni pessimistiche, con la sola eccezione della domanda estera e dei prezzi di vendita. Nel primo caso, infatti, si riscontra un
sostanziale equilibrio tra coloro che prevedono aumenti e coloro che prospettano cali; nel secondo, invece, gli ottimisti superano i pessimisti di quasi il 28%. Le previsioni degli imprenditori
presentano un’intonazione particolarmente negativa in merito alla domanda interna (-25,6%) e alla produzione (-17,5%), mantenendosi sfavorevoli anche per quanto riguarda l’occupazione (saldo
ottimisti-pessimisti pari al -5,7%). Le imprese del settore chimico e della gomma plastica sono le sole a mostrarsi fiduciose rispetto a tutti gli indicatori considerati, mentre quelle del
metalmeccanico manifestano ottimismo rispetto all’andamento futuro della domanda estera ( 16,6%, percentuale che supera il 21% nel comparto rubinetteria e valvolame), nonché dei prezzi
di vendita.
Unitamente al questionario congiunturale è stato sottoposto alle imprese industriali novaresi un sondaggio monografico che, in questo trimestre, aveva come obiettivo una valutazione
sugli investimenti effettuati dalle imprese.
Alla domanda «l’azienda ha effettuato investimenti nel 2007?» l’80,9% del campione ha risposto in maniera affermativa. In termini di importi, il 18,5% delle aziende ha investito
meno di 25mila euro, quasi il 28% tra 25 e 100mila euro, il 10,5% tra 100 e 250mila, circa il 10% tra 250 e 500mila ed, infine, il 14,1% delle aziende ha investito oltre 500mila euro. A
compiere investimenti più contenuti (inferiori ai 100mila euro) sono state soprattutto le imprese del sistema moda (quasi un quarto delle quali ha dichiarato di non aver fatto alcun
investimento), seguite da quelle del settore metalmeccanico, mentre oltre l’80% delle imprese chimiche e circa un terzo di quelle alimentari hanno effettuato investimenti superiori a 250mila
euro nel corso del 2007.
Gli investimenti sono stati dedicati prevalentemente a macchinari ed attrezzature (84,9%), elaboratori e sistemi elettronici (37,2%), impianti fissi (26,8%) e ricerca e sviluppo (22%). Oltre il
60% del campione ha inoltre dichiarato di aver avuto come finalità prevalente degli investimenti effettuati la sostituzione di impianti e attrezzature obsolete, mentre il miglioramento
dell’efficienza e della flessibilità dei processi produttivi è stato indicato nella misura del 37,6%. Seguono obiettivi quali l’aumento della capacità produttiva (28,8%),
il miglioramento qualitativo dei prodotti (24,8%), il miglioramento della gestione aziendale (21,7%), l’introduzione di nuovi prodotti (21,1%) e, in via residuale, il risparmio energetico
(4%).
Per quanto riguarda le priorità previste per il 2008, le aziende hanno confermato, come obiettivo principale, la volontà di sostituire impianti ed attrezzature obsolete (51,7%),
mentre al secondo posto per importanza è stato indicato l’aumento della capacità produttiva (46,7%), esigenza particolarmente avvertita dalle aziende chimiche.
Gli strumenti di finanziamento utilizzati sono stati quasi esclusivamente l’autofinanziamento (45,3%) e il credito bancario (30,7%): le aziende hanno infatti scelto solo in via residuale
strumenti quali il credito agevolato, il credito superiore ai 180 giorni da parte del fornitore e gli aumenti di capitale.
Focalizzando l’analisi sulla rubinetteria e valvolame, dall’indagine emerge una forte propensione all’investimento tra gli imprenditori (92% del totale), che orientano le proprie risorse verso
sistemi elettronici e R&S in misura decisamente superiore alla media provinciale (rispettivamente 71% e 33,5% contro 37,2% e 22%). Le spese sostenute nel corso del 2007 appaiono, inoltre,
finalizzate prevalentemente all’introduzione di nuovi prodotti (45,3%), al miglioramento della gestione aziendale (43,4% a fronte del 21,7% medio), nonché alla sostituzione di impianti
obsoleti e al miglioramento qualitativo dei prodotti (42% contro 24,8%).
A partire dalla prima rilevazione del 2006, l’Unioncamere Piemonte effettua elaborazioni specifiche sui dati congiunturali, uniformandosi alla metodologia adottata dall’Istat, con l’obiettivo
di rendere possibile un confronto tra dati nazionali, regionali e provinciali. In particolare, viene calcolato un numero indice della produzione industriale regionale e provinciale con base
2000=100, al quale sono applicati una correzione per giorni lavorativi e un procedimento standard di destagionalizzazione.
Nel quarto trimestre 2007, l’indice della produzione industriale della provincia di Novara con base anno 2000=100 è risultato pari a 97,3, con un decremento, come già evidenziato
in precedenza, del -3,4% rispetto allo stesso periodo del 2006, che scende a -4,5% andando a correggere l’indice di produzione per giorni lavorativi (63 contro i 61 del 2006). L’indice della
produzione destagionalizzato è stato invece pari a 90,2, con un decremento del -0,3% rispetto al trimestre precedente, a fronte del dato di oltre 2 puniti percentuale superiore
registrato a livello regionale (92,4).

Conferme della fase di difficoltà che sta attraversando l’industria locale provengono anche dal fronte delle esportazioni: nel 2007, infatti, l’export della provincia di Novara ha
raggiunto, a valori correnti, i 4.069 milioni di euro, con un modesto incremento del 1,1% su base annua, saggio che si colloca al di sotto sia della media italiana (8%) che del risultato
piemontese (5,9%). Novara scende dunque al penultimo posto nella graduatoria decrescente dell’export regionale per tasso d’incremento, evidenziando un risultato che si rivela superiore soltanto
a quello registrato da Biella (-3,2%).
L’analisi merceologica degli interscambi commerciali vede prevalere, in linea con gli anni passati, le esportazioni di macchine e apparecchi meccanici, che costituiscono il 34,8% dell’export
provinciale totale. Nel confronto con il 2006, la macro-voce delle macchine e apparecchi meccanici ha conosciuto un modesto incremento ( 2,5%), superato dalla crescita delle esportazioni di
macchine finalizzate alla «produzione di energia meccanica» ( 5,5%) – nella cui definizione risultano compresi la rubinetteria e il valvolame – giunte a costituire il 76%
dell’intero comparto.

Nel corso del 2007 il settore costituito da «macchine per la produzione di energia meccanica» ha fatturato all’estero quasi 1.075 milioni di euro, il 71,7% dei quali sono stati
realizzati nell’Unione Europea. I principali acquirenti europei sono stati Francia (180,9 milioni di euro, il 23,4% dell’export verso l’UE), Germania (16,2%), Regno Unito (14,7%), Spagna
(10,7%) e Grecia (7,2%). Al di fuori dell’Unione Europea, si registrano risultati divergenti: gli Stati Uniti, in particolare, Paese che assorbe il 30,4% delle esportazioni extraeuropee,
evidenziano un calo pari al -12,9%. In crescita appare, invece, il flusso di esportazioni destinate alla Svizzera, a cui vanno il 6,4% delle macchine per la produzione di energia meccanica
vendute al di fuori dell’Europa, nonché quello rivolto ad Australia e Nuova Zelanda (6,2%).
Un approfondimento particolare va dedicato alle relazioni con la Cina che, pur pesando poco meno del 3% sulle esportazioni extraeuropee – sempre in merito alle macchine finalizzate alla
«produzione di energia meccanica» – costituiscono ben l’86% delle importazioni provenienti dall’esterno dell’UE (e il 22% di quelle totali del comparto), con una crescita del 10,6%
nel confronto con il 2006, superiore, dunque, alla media generale provinciale ( 3,9%).

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