Indennità di reintegra: non decade dal diritto il dipendente invitato dal datore a riprendere servizio

Con sentenza del 23 aprile 2008, n. 10526, la sezione lavoro della Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che il dipendente non decade dal diritto di scegliere l’indennità di reintegra
nel termine di trenta giorni dalla comunicazione del datore di lavoro a riprendere servizio.
Infatti, per la Cassazione, il diritto a scegliere tale indennità, comporta lo slittamento del termine per esercitare la facoltà di scelta fino a farla corrispondere col termine
per la ripresa del servizio.
La Corte di Cassazione ha ripreso l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che prevede per il dipendente la facoltà di chiedere al datore, in sostituzione della reintegrazione nel
posto di lavoro, un’indennità pari a quindici mensilità di retribuzione globale di fatto. E l’articolo prosegue affermando che “qualora il lavoratore entro trenta giorni dal
ricevimento dell’invito del datore di lavoro non abbia ripreso il servizio, né abbia richiesto entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza il pagamento
dell’indennità …, il rapporto di lavoro si intende risolto allo spirare dei termini predetti”.
Per la Cassazione, il dipendente ingiustamente licenziato aveva sostenuto la tempestività della sua opzione, attivando la scelta per l’indennità nel termine di trenta giorni dalla
comunicazione dell’invito dell’azienda a riprendere servizio.

Fatto e diritto
Una dipendente aveva esercitato il diritto di opzione previsto dall’art. 18, 5^ comma della legge 20 maggio 1970 n. 300 (come modificato dall’art. 1 della legge 11 maggio 1990 n. 108) in favore
dell’indennità sostitutiva della reintegrazione nel proprio posto di lavoro, disposta con sentenza di annullamento del licenziamento comunicatole dalla datrice di lavoro.
La società si era opposta e il giudice di primo grado aveva respinto l’opposizione svolta dalla società avverso tale decreto ingiuntivo di una somma pari a quindici
mensilità oltre accessori a titolo di indennità sostitutiva della reintegrazione nel proprio posto di lavoro.

La decisione della Corte d’Appello
La Corte d’appello ha riformato integralmente la sentenza in quanto ha ritenuto che la lavoratrice fosse decaduta dal diritto alla indennità sostitutiva della reintegrazione, avendo
optato per tale alternativa oltre il trentesimo giorno successivo alla comunicazione al suo difensore del deposito della sentenza di reintegrazione. La Corte d’appello, dunque, aveva ritenuto
irrilevante tale punto poiché l’opzione era intervenuta entro il termine di trenta giorni dall’invito a riprendere servizio, formulato dalla società prima della scadenza del
termine in parola.
Infine, la Corte d’Appello ha giudicato tardiva ed inammissibile la richiesta di condanna della lavoratrice a restituire alla società le somme pagate in esecuzione della sentenza di
primo grado impugnata.
Quanto al regolamento delle spese di giudizio, la Corte ha compensato integralmente tra le parti quelle del grado di appello, senza modificare la condanna della società alle spese
relative al primo grado di giudizio.
La dipendente contro tale sentenza ha presentato ricorso in Cassazione.

La decisione della Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione ha ripreso l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che prevede per il dipendente la facoltà di chiedere al datore, in sostituzione della reintegrazione nel
posto di lavoro, un’indennità pari a quindici mensilità di retribuzione globale di fatto. E l’articolo prosegue affermando che “qualora il lavoratore entro trenta giorni dal
ricevimento dell’invito del datore di lavoro non abbia ripreso il servizio, né abbia richiesto entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza il pagamento
dell’indennità …, il rapporto di lavoro si intende risolto allo spirare dei termini predetti”.
Per la Cassazione, la dipendente ingiustamente licenziata aveva sostenuto la tempestività della sua opzione, attivando la scelta per l’indennità nel termine di trenta giorni dalla
comunicazione dell’invito dell’azienda a riprendere servizio.
Per la Cassazione, dunque, il termine per l’esercizio della facoltà di opzione in favore della indennità sostitutiva della reintegrazione nel posto di lavoro decorre
alternativamente dal ricevimento dell’invito del datore di lavoro a riprendere servizio o dalla comunicazione del deposito della sentenza contenente l’ordine di reintegrazione, a seconda che il
primo preceda o segua la seconda.
La Cassazione, pertanto, ha ribadito l’assunto secondo il quale, decorso per primo il termine decorrente dalla comunicazione del deposito della sentenza, il dipendente decada dal diritto di
optare per l’indennità, anche se prima di tale scadenza intervenga l’invito del datore di lavoro a riprendere servizio.
Pertanto la sentenza impugnata va cassata in relazione al ricorso accolto, con rinvio, anche per la pronuncia sulle spese, alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione.

Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 10526 del 23 aprile
2008

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