Indennità di buonuscita: differenze retributive riconosciute giudizialmente per mansioni superiori

Con la sentenza del 4 aprile 2008, n. 1633, la sezione lavoro del Tribunale di Benevento, rigettando l’opposizione al decreto ingiuntivo proposta dall’INPDAP, ha confermato
l’ammissibilità del procedimento in materia di corresponsione dell’indennità di buonuscita INPDAP, riconoscendo la valutabilità, ai fini del computo dell’indennità,
delle differenze stipendiali riconosciute giudizialmente per effetto dello svolgimento di mansioni superiori.

Fatto e diritto
Un dipendente dell’Amministrazione aveva citato in giudizio l’Inpdap ed aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per farsi riconoscere, nell’indennità di buonuscita spettante, le differenze
retributive riconosciute giudizialmente per aver svolto mansioni superiori, nonchè gli interessi legali maturati e le relative spese di lite.
L’Inpdap si era opposto a tale decreto ingiuntivo nei suoi confronti e ne aveva chiesto al giudice la revoca.
Nelle more del giudizio, l’Inpdap aveva disposto in favore del dipendente un acconto sul totale della somma spettante a titolo dell’indennità di buonuscita, che era stata accettata dal
dipendente stesso.

Le ragioni dell’Amministrazione finanziaria
Per l’Amministrazione, era rilevante la mancanza di prova scritta e di liquidità del credito, nonchè l’erronea determinazione della base contributiva e l’integrazione del
contraddittorio con la Prefettura che aveva omesso di trasmettere il progetto di liquidazione di buonuscita in favore del dipendente.

La decisione del Tribunale
Per il Tribunale va disattesa la richiesta di reintegra del contraddittorio sollevato dall’Amministrazione (nel caso in questione il Ministero dell’Interno) in quanto nella giurisprudenza
amministrativa l’amministrazione di appartenenza non ha legittimazione passiva nel ricorso proposto dal dipendente nei confronti dell’Inpdap per il pagamento dell’indennità di buonuscita
e degli altri accessori.
Nel merito dunque rilevante è stata per il Tribunale la determinazione della retribuzione utilmente valutabile per il calcolo dell’indennità di buonuscita e delle differenze
retributive tra la retribuzione percepita e quella che avrebbe dovuto percepire per la qualifica superiore dirigenziale.
Per ovvie ragioni di contenimento della spesa pubblica il Tribunale ha posto l’attenzione sull’articolo 52 (Disciplina delle mansioni) del D.Lgs. n. 29 del 1993, come sostituito dall’art. 25
del D.Lgs. n. 80 del 1998 e successivamente modificato dall’art. 15 del D.Lgs. n. 387 del 1998, che stabilisce che il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali
è stato assunto o alle mansioni considerate equivalenti nell’ambito della classificazione professionale prevista dai contratti collettivi, ovvero a quelle corrispondenti alla qualifica
superiore che abbia successivamente acquisito per effetto dello sviluppo professionale o di procedure concorsuali o selettive. L’esercizio di fatto di mansioni non corrispondenti alla qualifica
di appartenenza non ha effetto ai fini dell’inquadramento del lavoratore o dell’assegnazione di incarichi di direzione.
Il secondo comma prevede che per obiettive esigenze di servizio il prestatore di lavoro può essere adibito a mansioni proprie della qualifica immediatamente superiore:
a) nel caso di vacanza di posto in organico. per non più di sei mesi, prorogabili fino a dodici qualora siano state avviate le procedure per la copertura dei posti vacanti come previsto
al comma 4;
b) nel caso di sostituzione di altro dipendente assente con diritto alla conservazione del posto, con esclusione dell’assenza per ferie, per la durata dell’assenza.
Il quinto comma prevede poi che, al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2, è nulla l’assegnazione del lavoratore a mansioni proprie di una qualifica superiore, ma al lavoratore deve
essere corrisposta la differenza di trattamento economico con la qualifica superiore. Il dirigente che ha disposto l’assegnazione risponde personalmente del maggior onere conseguente, se ha
agito con dolo o colpa grave.
Anche la Corte costituzionale ha poi ritenuto legittima l’applicabiltà di quanto già avviene per il privato e cioè dell’art. 36 della Costituzione che attribuisce al
lavoratore il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato e la irrilevanza della illegittimità dei provvedimenti di assegnazione
del dipendente a mansioni diverse e superiori a quelle della qualifica di appartenenza.
Per il Tribunale, anche se il citato comma 2 ha affermato che l’esercizio di fatto di mansioni non corrispondenti alla qualifica di appartenenza non ha effetto ai fini dell’inquadramento del
lavoratore, ciò non significa che la retribuzione complessivamente corrisposta in favore del dipendente a seguito del riconosciuto espletamento in giudizio di mansioni superiori non
debba essere considerata e non vi è alcun motivo per escludere dalla base di calcolo la retribuzione corrisposta per l’espletamento continuativo nel periodo considerato di mansioni
superiori, espletamento riconosciuto solo a seguito di apposito giudizio, a seguito di perizia CTU che ha poi determinato la somma per il dipendente pari a circa il doppio di quanto era stato
corrisposto dalla stessa Inpdap in via di acconto.
Oltre a tali somme il Tribunale ha poi disposto la corresponsione degli interessi legali sulla somma residua dalla maturazione al saldo, nonchè il rigetto del ricorso dell’Inpdap e la
corresponsione delle spese di lite.

Tribunale Benevento, sezione lavoro, sentenza n. 1633 del 3 aprile 2008

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