Il Senato approva il taglio dei ministri

Con 160 voti favorevoli e 155 contrari, il Senato ha approvato il taglio ai dicasteri: come previsto dalla Bassanini del 1999, dunque, dalla prossima legislatura si tornerà a 12 ministri
e i componenti del governo (compresi vice-ministri e sottosegretari) non potranno essere più di 60.

Ha votato sì anche il leader dell’Udc, Clemente Mastella, che aveva espresso un “forte dissenso” verso la norma, ma, dopo aver discusso a lungo con gli esponenti dei gruppi della
maggioranza, sul tabellone elettronico che segna il voto sei senatori dell’esecutivo è comparso il voto positivo.

“La Finanziaria in modo più o meno stringente riduce i costi della politica ai vari livelli istituzionali – ha sottolineato Massimo Villone (Ulivo) – Sarebbe stato un errore limitarsi
solo a più piccoli, ai comuni alla comunità montale, senza toccare il livello più alto”, anche perché “il numero dei ministri è certamente fu un punto di
debolezza” del governo Prodi.

L’opposizione, invece, si è dimostrata compatta sul no, perché, come ha sottolineato il capogruppo della Lega Roberto Castelli, “è un articolo ipocrita”: “Si dice che oggi
non si fa credito, ma domani sì – ha tuonato Castelli – Il governo più pletorico e numeroso dice agli altri che dovrà ridurli al prossimo. Lo dico anche a Mastella, che ha
cinque sottosegretari che in qualche caso sono dei veri fantasmi”.

Analogo il discorso fatto da Andrea Pastore (Fi), che ha parlato di articolo “scarica barile”, “perché scarica l’effetto sui prossimi governi e scarica così anche le coscienze”.

Ancora più polemico, infine, è stato Francesco Storace (La Destra), che, rivolgendosi a Marini, lo ha invitato a controllare affinché non passi un decreto per aumentare i
ministri: “Lo chiedo a lei di vigilare sui requisiti di necessità e urgenza – ha affermato Storace – a meno che non diventi lei il presidente del prossimo governo. Sarebbe un bene per
lei, non per il Paese”.

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