Il presidente Martini alla presentazione del rapporto Irpet 2007

Firenze, 21 Dicembre 2007 – La crescita nel 2007 sarà dell’1,7%, analoga a quella del 2006 ed analoga a quella italiana, lo scenario è però peggiorato nel corso
dell’anno per gli effetti della crisi finanziaria che ha investito in prima istanza gli Usa: il terzo trimestre mostra infatti una prima inversione di tendenza nelle esportazioni e nella
produzione industriale, e le previsioni per il 2008 non sono delle migliori, rallenta la crescita dell’economia toscana: questo il quadro delineato dal rapporto Irpet per il 2007 presentato
oggi nell’Auditorium del Consiglio regionale.

Dare maggiore stabilità agli interventi e rendere la Toscana ancora più attrattiva nei confronti del sistema economico, dare nuovo slancio al manifatturiero. Sono queste le linee
d’azione prospettate dal presidente Martini durante la presentazione del rapporto Irpet di fine anno. Un resoconto che evidenzia un’economia toscana in frenata. «L! a Toscan a è
del tutto in sintonia con l’andamento del Paese – ha spiegato Martini. Per invertire la tendenza dobbiamo migliorare i nostri livelli di competitività portandoli al livello degli altri
paesi europei. E questo è un obiettivo del paese, non esiste, infatti, un caso Toscana. Noi cercheremo di fare la nostra parte per favorire gli investimenti nel manifatturiero e creare
alternative interessanti al settore immobiliare. Consapevoli che non può bastare un anno per mettere le cose apposto – ha aggiunto – occorrono interventi meno diluiti da parte del
governo. Non è possibile puntare un anno al risanamento e quello dopo allo sviluppo. L’intero paese deve concentrare risorse ed energie su una nuova fase di investimenti e crescita,
altrimenti anche la nostra programmazione rischia di rimanere un disegno sulla sabbia».

«Se si considerano i redditi che vanno alle famiglie – ha proseguito – la distribuzione è oggi più disuguale di pochi anni fa, soprattutto a causa dei redditi da fabbricati.
La rendita immobiliare in questo anni ha contribuito da un lato a prelevare una parte della produttività del lavoro e dall’altro a rendere più squilibrata la distribuzione dei
redditi. E’ questo un tema spinoso su cui è indispensabile aprire una riflessione. Dobbiamo chiederci quali sono gli strumenti che abbiamo a disposizione per consentire una reale
distribuzione dei redditi e delle risorse intesa come fattore di sviluppo. La questione è trasversale e riguarda tutto il sistema economico ma spesso l’intreccio tra istituzioni, banche,
imprese è talmente complesso da rendere difficile una precisa individuazione delle responsabilità».
Valutazione delle possibilità di cambiare, anche in modo radicale, pezzi del sistema locale toscano: è l’altro punto di snodo richiamato da Martini. «I distretti industriali
sono il risultato della storia e! dell&rs quo;organizzazione che determinate comunità hanno deciso di darsi. Ed è proprio la forza di questi sistemi locali che in tante
occasioni ha consentito di attutire le situazioni di crisi. Però – ha concluso il presidente – allo stesso tempo non si trova mai la forza per attuare un vero cambiamento a livello
locale e questo porta ad una situazione di galleggiamento, di stagnazione. In altri stati europei interi quartieri, intere città arrivano ad un punto morto e decidono di cambiare. Anche
da noi sarebbe opportuno riuscire a fare altrettanto».

Federico Taverniti

Leggi Anche
Scrivi un commento