Il Piano urbanistico di Ferrara non piace alle associazioni agricole

Ferrara – Non piace alle Associazioni agricole ferraresi il PSC approvato dal Comune di Ferrara ed ora in attesa di completare l’iter di osservazioni e proposte da parte anche dei
singoli cittadini, in particolare gli agricoltori lamentano una visione restrittiva delle potenzialità degli edifici rurali, che senza entrare nel merito di eventuali recuperi a fini
abitativi, ne preclude l’utilizzo al di fuori della stretta connessione con l’attività agricola.

In un documento di osservazioni presentato all’assessore Atti dai rappresentanti di Coldiretti, CIA e Unione Agricoltori di Ferrara, si fanno presenti le pesanti conseguenze di alcune scelte di
indirizzo, che se pure in parte condivisibili, nel tentativo di governare il territorio evitando eccessi di urbanizzazione in aperta campagna, rischiano di ottenere un effetto opposto e
dannoso: sia per i proprietari di immobili il cui valore si riduce al lumicino, sia per il territorio che rischia di spopolarsi e di lasciare in bella vista non più rustici riportati a
nuova vita, ma ruderi.
«Chiediamo all’amministrazione di riconsiderare le possibilità di utilizzo e destinazione d’uso dei fabbricati rurali in modo più puntuale, in particolare attivando le norme
di salvaguardia ad approvazione completa della nuova strumentazione urbanistica, e non del solo PSC – affermano i rappresentati delle imprese agricole – tenendo in conto un governo più
di dettaglio degli ambiti urbanistici anche nei siti agricoli attraverso il regolamento edilizio e quindi la tipologia costruttiva o di recupero ammissibile in sede tecnica. Non possiamo
accettare una drastica riduzione del valore di immobili che sono da sempre l’unico patrimonio per gli agricoltori e che oggi si trovano già in alcuni casi con un pugno di mosche in mano,
magari a trattative già avviate con possibili acquirenti che stanno recedendo dagli accordi di compravendita. Inoltre ci pare insensato non consentire nell’ambito dell’azienda agricola
la costruzione o il recupero di fabbricati ad uso abitazione per i figli pur se non attivi nell’ambito della conduzione dell’impresa agricola. L’età avanzata degli agricoltori e la
necessità anche da un punto di vista sociale di avere accanto i figli ci sembra di tutta evidenza.«

Infine le Associazioni ritengono indispensabile che sia rimesso in pristino lo strumento del Piano di Sviluppo Aziendale, inteso come metodo di valutazione tecnica per la costruzione o il
recupero di edifici all’interno dell’azienda agricola, valutandone la validità economica e funzionale e non solo l’ampiezza.
«Chiediamo all’Amministrazione comunale di poter dare il nostro contributo per evitare che le aziende agricole siano penalizzate da scelte dettate da non conoscenza della realtà e
delle dinamiche del nostro settore. Riteniamo ad esempio che nel caso di vincoli in determinate aree agricole o nel caso di interventi strutturali, si possa valutare anche nel nostro caso il
metodo della perequazione, attribuendo un valore alle aree destinate a pubblico servizio da parte delle aziende agricole e dando la possibilità di gestire un diritto edificatorio in modo
innovativo rispetto al passato.«
Al termine dell’incontro l’Assessore Atti ha proposto un incontro tecnico, dove approfondire le tematiche discusse e valutarne l’impatto rispetto al Piano approvato, che si terrà il
prossimo 17 gennaio.

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