Il licenziamento del lavoratore che ha raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia

La Fondazione Studi Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro ha reso noto il principio n. 14 del 5 maggio 2008 con cui ha affrontato il tema del licenziamento del lavoratore in possesso
dei requisiti per la pensione.
La materia è regolata dall’art. 4, comma 2, della legge 11 maggio 1990 n. 108 e dall’art. 6 della legge 26 febbraio 1982 n. 54, che disciplinano anche le condizioni per l’esercizio
dell’opzione per la prosecuzione del rapporto di lavoro fino al sessantacinquesimo anno di età.
La legge n. 54/1982, in particolare, ha ristretto la possibilità di risoluzione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro, ma ha anche introdotto quale condizione
indispensabile per il prosieguo del rapporto la comunicazione dell’opzione almeno sei mesi prima della data di conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia.
La riforma Amato, tuttavia, è successivamente intervenuta per elevare l’età pensionabile per la pensione di vecchiaia a 65 anni per gli uomini e a 60 anni per le donne a partire
dal 1 gennaio 2000.
La Fondazione, dunque, ha ricordato che, anche dopo il 1° gennaio 2008, sussistono i seguenti requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia:
a) per il calcolo nel sistema retributivo o misto:
– età pensionabile: 65 anni per gli uomini e 60 anni per le donne
– minimo di 20 anni di contribuzione (requisito minimo «cristallizzato » di 15 anni solo in determinati casi – art. 2, comma 3, Dlgs. n. 503/1992)
– cessazione dell’attività lavorativa dipendente, anche di quella prestata all’estero
b) per il calcolo con il sistema contributivo:
– risoluzione del rapporto di lavoro;
– età pensionabile: 65 anni per gli uomini e 60 anni per le donne;
– possesso di almeno cinque anni di contribuzione effettiva;
In merito alla possibilità di licenziare le donne in possesso dei requisiti per la pensione (che risultano differenti rispetto a quelli degli uomini), la Fondazione ha reso noto che la
donna, pur essendo pensionabile al sessantesimo anno di età, può essere licenziata ad nutum solo se ultrasessantacinquenne in possesso dei requisiti pensionistici, mentre non
sussiste l’obbligo di comunicazione preventiva circa l’intenzione di proseguire l’attività lavorativa fino al raggiungimento della massima anzianità lavorativa da parte della
lavoratrice al datore di lavoro.

Le finestre di accesso per la pensione di vecchiaia
La Finanziaria 2008 ha introdotto le finestre di accesso anche per i pensionati di vecchiaia.
La Fondazione ha precisato che questa novità implica un aumento di 3 mesi dell’età pensionabile per i lavoratori dipendenti, che prima potevano accedere alla pensione dal primo
giorno del mese successivo al compimento dei 65 anni (o 60 per le donne).
La Fondazione, infatti, ha ribadito che, essendo delle cadenze temporali fissate dalla legge, le finestre rappresentano “un indebito allungamento di fatto dell’età pensionabile”,
poiché non tengono conto del momento di maturazione dei requisiti per accedere alla pensione.
Le finestre di accesso, inoltre, non rappresentano un “requisito” per la pensione poiché indicano il termine iniziale da cui il lavoratore che abbia maturato i requisiti previsti dalla
legge può interrompere l’attività lavorativa e accedere al pensionamento.

Problematiche derivanti dalla legge 247/2007
La Fondazione ha ricordato che l’entrata in vigore della legge 247/2007 ha aperto alcuni problemi relativi ai lavoratori che, avendo rassegnato in precedenza le proprie dimissioni o avendo
ricevuto le lettere di licenziamento da parte del datore di lavoro, si sono e trovati scoperti di retribuzione (oppure pensione) per il periodo tra la cessazione del rapporto di lavoro e la
decorrenza della pensione secondo le nuove finestre.
Anche se l’Inps è intervenuto sulla materia, disponendo che, con le novità introdotte dalla Finanziaria 2008, la possibilità di recesso “ad nutum” è differita alla
data di effettiva apertura della finestra di accesso e che non è necessario cessare l’attività lavorativa dipendente nel trimestre dove si raggiungono i requisiti, la Fondazione
ha rilevato il disposto della Corte Costituzionale osservando che “proprio il sistema delle finestre impone al lavoratore in modo forzato di sopportare un rischio economico che lo espone a una
situazione dove risulta privo di retribuzione (oppure pensione) per il periodo intercorrente tra la cessazione del rapporto di lavoro e la decorrenza della pensione”.

Le novità del decreto Milleproroghe
L’art. 6, comma 2-bis, del “Decreto Milleproroghe” ha stabilito che “L’efficacia delle disposizioni di cui all’articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni, [in
base al quale deve essere reintegrato nel posto di lavoro il lavoratore illegittimamente licenziato, nei confronti dei datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze più di 15
lavoratori nella unità produttiva nella quale si è verificato il licenziamento] nei confronti del prestatore di lavoro nelle condizioni previste dall’articolo 4, comma 2, della
legge 11 maggio 1990, n. 108, è comunque prorogato fino al momento della decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia spettante al prestatore medesimo”.

Dimissioni revocabili
La Fondazione, infine, ha affrontato il problema relativo alla revoca delle dimissioni presentate prima dell’introduzione delle finestre per la pensione di vecchiaia (e quindi prima
dell’entrata in vigore della legge n. 247/2007), stabilendo che “queste sono annullabili per errore di diritto”.

Fondazione Studi Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, principio n. 14 del 5
maggio 2008

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