Il bullismo della UE anche contro il nome dei vitigni italiani

Il bullismo della UE anche contro il nome dei vitigni italiani

By Giuseppe

Economia Italia. Siamo alle solite! L’Italia sempre al centro del mirino della UE, anche per i nomi di vitigno!
Non c’è tema sul tavolo “europa” della Commissione o del Consiglio, del Parlamento o della “ troika” che veda l’Italia al centro della attenzione, o per essere multata o per essere penalizzata.

Ci corre l’obbligo sacrosanto di dare ragione alla UE quando l’Italia sbaglia con le sovvenzioni sottobanco  degli “aiuti di stato”  camuffati o umoristicamente trasformati, quando il 7^ o l’8^ paese al Mondo per potenza e democrazia non riesce a governare 200/300mila immigrati e discernere fra chi è destinato a una condizione e chi può emigrare in altro paese, oppure quando occulta prove per inadempienze normative o non applicazione di regolamenti comunitari su ambiente, concorrenza e quant’altro oppure quando cerca in tutti i modi di salvare posizioni assurde di strutture (banche) o enti che di  pubblico hanno pochissimo e di privato tantissimo, soprattutto quando si parla di utili e attivi.

Ma l’Europa ha torto quando impone all’Italia regole o scelte che continuano, oramai da 20 anni e più, a penalizzare direttamente e indirettamente l’economia italiana.

Per il passato penso alle “quote latte”, alle politiche di sostegno al prezzo invece che al reddito, alle politiche restrittive per beni di origine nazionale, alla perdita di una intera produzione qualificante come la barbabietola-zucchero, e il calo vertiginoso delle produzioni locali di riso, piuttosto che di pomodoro.

Ricordo che circa il 45% del latte consumato in Italia è di importazione, obbligatoria attenzione, quindi senza discernere come indirizzo pubblico governativo fra latte fresco e intero, liofilizzato e pastorizzato. E il consumatore “ beve “ di tutto.  Con la Pac 2014-2020 l’Italia ha dovuto subire ancora diverse angherie dirette e indirette: tante ciacole e manifestazioni autoreferenziali alle dogane di Schengen con camion di schifezze mondiali, proclami, “ libri  bianchi”, eppure nessun blocco vero, nessun rifiuto e spedizione al mittente!

Inoltre dobbiamo subire continuamente le accuse “politiche” gratuite. Quando l’Italia punta i piedi, immediatamente è tacciata da tutti, destra o sinistra, come disfattista, periferia, marginale, incapace.

Eccoci all’ennesima puntata. Tutti i giornali annunciano che <<  il ministro Martina ha detto “NO”  alla “deregulation” Ue sui vitigni  e ha detto “NO”  alla “liberalizzazione” dell’uso del nome di vitigni che sono intimamente e storicamente legati all’Italia e ai suoi territori>>.

In più ottenendo sempre, anche questa volta, l’assicurazione che l’Italia non perderà la sua storia, non perderà la sua scelta di qualità, non perderà valore economico. Coldiretti parla già di 3 miliardi l’anno di danni per l’economia agraria vitivinicola. Una bella fetta di circa il 30 % del totale. Il Commissario di turno (non un italiano, perché quando abbiamo avuto un italiano – sempre troppo brave persone – hanno calato le braghe verso le richieste altrui) Phil Hogan da assicurazioni!!

Sembra quasi una presa per i fondelli. Sono pronto a scommeterci. In più non abbiamo poi il Giovanni Marcora di turno che negli anni 1978-1982 aveva  bloccato ogni attacco alla agricoltura italiana su tutti i fronti portando a casa il più alto – in assoluto – supporto normativo  e sostegno finanziario all’Italia Agricola in 60 anni di vita dell’Europa.

Come si può permettere che Sangiovese, Lambrusco, Vermentino, Moscato, Malvasia, Trebbiano siano producibili in Australia e possano così dare un ulteriore colpo secco alla economia vinicola italiana? E’ vero che Francia e Spagna oramai hanno per l’88% vini a Denominazione Geografica, ma questo vuol dire per l’Italia favorire i vini con nomi di marca-brand e buttare al macero una storia di decenni.

Il rischio è fortissimo: la Commissione Europea punta sempre più sulla Denominazione Geografica, mentre il nome del vitigno diventa libero. L’altro rischio enorme è di andare a ingigantire l’ “italian sounding” autorizzato, vini con chiari nomi legali in etichetta di vitigni italiani, ma prodotti ovunque.

Ma l’Italia ha qualche colpa dal 2010 in poi: è urgentissimo  accelerare la rivoluzione-rinascimento del settore facendo diventare certi “ vitigni”  di alto pregio una esclusiva italiana (pochi e buoni), come pure ingrandire le DOC, eliminare le Doc inutili e avere il coraggio di fare come hanno  fatto Bordeaux e Rioja: per la stessa denominazione vini da 1,5 euro e da 300 euro, ma con investimenti in comunicazione, valorizzazione, pubblicità intelligente per chiarire le differenze senza guardare in faccia a nessuno.

L’Italia è carente in valorizzazione e in attributi veri !

 (Riproduzione riservata –
esclusiva per Newsfood.com)


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