Il 60% delle clementine lucane restano sull'albero
14 Dicembre 2007
Potenza, 13 Dicembee 2007 – Il 60% dei frutti dei circa 2500 ettari di clementine coltivate nel metapontino rischiano di restare sulle piante se non si interviene con strumenti di
immediata fruibilità capaci di comunicare ai consumatori ed ai mercati la qualità e l’origine territoriale di un frutto che offre l’immagine della semplicità, della
freschezza e della dolcezza, il cui periodo di raccolta è a ridosso delle festività natalizie e non dura più di due mesi.
E’ il senso dell’allarme lanciato dal presidente della Coldiretti Matera Piergiorgio Quarto che insieme ad una delegazione di agrumicoltori ha incontrato l’assessore regionale all’Agricoltura
Roberto Falotico.
L’analisi esposta dagli imprenditori agrumicoli ha evidenziato le difficoltà a reperire nuovi di sbocchi di mercato e a consolidarne i precedenti, infatti attualmente si registra una
vera e propria stasi delle contrattazioni per le clementine lucane che già denunciano un prezzo pagato al produttore agricolo pari a 0,15 – 0,20 Euro/Kg certamente non remunerativo per
le spese di produzione. Prezzi così bassi però che non trovano riscontro tra i consumatori costretti a sborsare 1,50 – 2,00 euro/kg per i pregiati frutti invernali. E’ proprio il
tema di una filiera eccessivamente lunga che accumula costi e ricarichi impossibili da pagare per il consumatore con la conseguente disaffezione dall’acquisto di questi prodotti alimentari
rispetto alla quale vanno attuati nei diversi territori comunali aree di immediato contatto tra i coltivatori ed i consumatori per la vendita diretta. Gli agrumicoltori hanno anche denunciato
la mancanza di distinzione tra produzioni locali, nazionali ed estere e la quasi assenza dei controlli sulle norme di qualità e sull’obbligo di etichettatura insieme alla mancata
valorizzazione ed identificazione delle nostre clementine nei confronti dei consumatori italiani ed europei a fronte di due riconoscimenti di origine territoriali rilasciate come IGP alle
clementine calabresi e a quelle del Golfo di Taranto, così da condannare all’indifferenza prodotti parimenti ottimi e di territori contigui e simili quali i nostri agrumi Lucani che
spesso devono anche registrare la beffa della confusione con altre origini territoriali donando a quelle lustro qualitativo ma rinunciando ai riconoscimenti di prezzo e di mercato.
L’assessore regionale Falotico ha raccolto l’evidenziazione delle criticità di mercato e nel ricordare il recente accordo nazionale in ordine all’OCM Agrumi che assegnerà un
sostegno alle coltivazioni lucane di circa 7 milioni di euro ha condiviso con la Coldiretti la necessità di attivare un protocollo di intesa con la GDO insieme al Distretto
Agroalimentare per assicurare sugli scaffali dei supermercati la presenza dei prodotti sicuramente lucani attraverso un forte impulso alla definizione di un marchio di specificità
territoriale oltre alla sollecitazione diretta a tutti i sindaci dei 131 municipi della Basilicata per allestire idonei spazi per la vendita diretta dei prodotti alimentari da parte degli
imprenditori agricoli.
I punti del documento degli agrumicoltori Coldiretti:
azioni immediatamente realizzabili:
? attivare un accordo urgente con la Grande Distribuzione Organizzata presente in regione per la commercializzazione di solo agrumi lucani a “KM
ZERO”;
? promozione sui canali televisivi nazionali delle ‘clementine del metapontino’;
? avvio di controlli a tappeto nei mercati generali per assicurarsi che sulle etichette sia indicata chiaramente l’origine del prodotto, ma anche nei mercati all’aperto, nelle rivendite
ortofrutticole e nei supermercati, attivando particolarmente gli organismi nazionali preposti;
? richiesta di ripristino della zona protetta da organismi nocivi alle piante su tutto il territorio italiano al fine di vietare la commercializzazione di agrumi affogliati provenienti dalla
Spagna ove si è riscontrata la presenza della virosi conosciuta come “tristezza degli agrumi.
ed altre attivabili nel medio periodo:
? Incentivare la ricerca scientifica adeguandola alle reali necessità del settore per l’ottenimento di nuove cultivar e risanamento del materiale di propagazione;
? Evidenziare, valorizzare e promuovere con opportuni e specifici programmi regionali, le caratteristiche, le peculiarità, le proprietà salutistiche e quindi il legame delgli
agrumi e particolarmente delle clementine al territorio d’origine;
? Avviare un piano di ristrutturazione dell’agrumeto lucano alla stregua del piano attuato per il comparto vitivinicolo al fine di svellere agrumeti obsoleti con bassa redditività e
scarsa qualità e rinnovandolo sia con cultivar nuove richieste dal mercato che confermando e valorizzando le varietà tradizionali e caratteristiche del territorio lucano;
? Sostenere e promuovere pratiche agrarie ecocompatibili come la lotta integrata e biologica;
? Differenziare il prodotto sui mercati nazionali e mondiali, puntando sulla qualità e territorialità identificando la produzione con il marchio di indicazione geografica protetta
(IGP) e attuando severi controlli sul rispetto del disciplinare di produzione;
? Individuare nuovi sbocchi commerciali (non solo per prodotto fresco) per collocare il prodotto in eccesso e/o danneggiato;
? Attuare iniziative promozionali con l’evidenziazione della territorialità di Basilicata per aumentare il consumo di agrumi, attraverso la presenza capillare in tutti i punti vendita di
prodotti ortofrutticoli e per tutto il periodo della produzione.





