Governo: Prodi, “grande occasione di crescita non va sprecata”

Il premier Prodi annuncia durante il vertice le tre pre condizioni per vincere la sfida della crescita, la prima: «Gli interventi di carattere fiscale sui quali ci concentreremo nei
prossimi mesi non possono certo risolvere da soli tutte le questioni redistributive del paese», la seconda pre-condizione: «Non dovremo – dice Prodi – chiedere un euro in più
ai nostri lavoratori, alle famiglie e alle imprese per il risanamento dei nostri conti», per ultima un riferimento metodo: tutto può essere fatto passando dalla concertazione,
«lo dobbiamo fare ora e lo dobbiamo fare noi».

Infine Prodi presenta i punti principali del Patto per la crescita e lo sviluppo: «Il primo – afferma il premier – è la riduzione del carico fiscale dei salari e dei bassi redditi.
«Con gli strumenti che abbiamo a disposizione e con le risorse che saremo capaci di generare – spiega Prodi – possiamo muoverci nella riduzione concreta del carico fiscale a vantaggio
innanzitutto dei salari e dei bassi redditi».
Quindi passa al secondo nodo: «Il contenimento strutturale delle spese improduttive sarà la fonte principale da cui trarre risorse», un passo questo che se ne tira dietro un
altro, obbligatorio: la riduzione di «quell’enorme trasferimento dai redditi alla rendita che è oggi ancora costituito dagli oltre 70 miliardi di euro di interessi» che lo
Stato paga ogni anno per il debito pubblico.
Il terzo punto del Piano è rivolto alla redistribuzione delle risorse: «Tutto ciò che sarà recuperato dall’evasione fiscale o da altre forme di extragettito
dovrà essere indirizzato alla riduzione del carico fiscale dei lavoratori e delle famiglie».
E arriva al quarto punto: «Non ci saranno intenti punitivi – promette il premier – semplicemente è difficile continuare con l’anomalia di un sistema in cui lavoro e imprese sono
tassati assai più che le rendite finanziarie» – dichiarando di «uniformare l’aliquota al venti per cento».
Quindi il nodo della «progressiva liberalizzazione della nostra economia e proseguire con politiche che mettano al centro i diritti dei consumatori».
Infine lavorare per migliorare e ottimizzare la qualità della pubblica amministrazione «per i cui ritardi il paese continua a pagare costi troppo alti», attraverso la
«semplificazione delle procedure», la «riduzione della produzione di carta e certificati», la «valutazione costante delle politiche pubbliche e dei suoi
responsabili».

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