Gli “spaghetti bolognese” spopolano in Inghilterra

E’ significativo e preoccupante il fatto che il piatto preferito dagli inglesi siano gli spaghetti alla bolognese, che sono il più classico esempio di falso Made in Italy nel mondo,
è quanto afferma Giorgio Scaramucci, Responsabile Economico di Coldiretti Bologna, nel commentare la notizia che il piatto preferito degli inglesi sono diventati gli «Spaghetti
Bolognese» di cui in Inghilterra ne esiste una versione venduta anche in lattina mentre sono completamente sconosciuti nella città emiliana.

Si tratta di un abbinamento che, sebbene spopoli in tutto il mondo, in Italia è possibile trovare solo in alcuni locali acchiappa- turisti ma che in Inghilterra sta risultando vittorioso
rispetto al «fish and chips» o ad una leccornia tradizionale come il «roast beef».
«Questo tipo di preparazione non ha nulla a che fare con la tradizione bolognese» afferma Max Poggi, giovane chef tra i più importanti del panorama nazionale e proprietario
del ristorante «Al cambio» di Bologna, ben noto per la sua fedeltà al patrimonio gastronomico bolognese. «In questo piatto il termine «bolognese» è
usato solo come specchietto per le allodole, sfruttando la fama che Bologna ha all’estero come capitale della gastronomia italiana e mondiale. Questo comporta un grave danno di immagine, prima
ancora che economico, per la nostra città e per i suoi prodotti alimentari di altissimo livello.»

Non è un caso che proprio in Inghilterra siano addirittura in vendita anche dei «wine kit» fai da te, come accompagnamento alla cucina italiana, per ottenere in soli 28
giorni a casa la produzione di vini italiani DOC, che tutto il mondo ci invidia, per i quali sono fornite addirittura le etichette da applicare sulle bottiglie.

Secondo uno studio Coldiretti all’estero sono falsi più tre prodotti alimentari «italiani» su quattro, con le esportazioni dall’Italia che raggiungono il valore di 16,7
miliardi di euro e rappresentano appena un terzo del mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari Made in Italy che vale oltre 50 miliardi di euro. La pirateria agroalimentare
internazionale – denuncia Coldiretti – utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non
hanno nulla a che fare con la realtà nazionale: dai formaggi ai salumi tipici della nostra provincia (come gli ormai tristemente noti «Parmesan Cheese» ed «Italian
Mortadella» prodotti in California), dal vino ai biscotti, dall’olio di oliva ai condimenti, dalla pasta di grano duro ai vini.
«Il rischio reale» conclude Scaramucci «è che si radichi nelle tavole internazionali un falso Made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza
le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili.»

Anna Rocchi

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