Gli italiani bocciano il ricorso al nucleare come fonte di energia

Gli italiani bocciano il ricorso al nucleare come fonte di energia

Presentati ieri mattina a Roma nel corso del Convegno “Il nucleare in Italia tra referendum e nuove proposte”, promosso dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione e della
Facoltà di Sociologia, i dati sul nucleare e sull’ambiente contenuti nel Rapporto Italia 2009 dell’Eurispes.

Il Convegno, presentato dal Prof. Gaetano Borrelli della Facoltà di Sociologia, prende lo spunto dalla recente decisione di impegnare nuovamente il nostro Paese in uno sforzo economico e
tecnologico per il ritorno all’energia nucleare, alla quale l’Italia rinunciò con il referendum del 1987.

Nelle pagine del Rapporto Italia di quest’anno viene dedicata un’intera sezione alle questioni ambientali più urgenti. In particolare, l’Eurispes ha voluto verificare la propensione
degli italiani verso il possibile ricorso al nucleare come fonte energetica, ma anche la percezione e la volontà di affrontare, anche con piccoli sacrifici personali, le principali
emergenze relative alla salute del nostro pianeta.

Come illustrato dal sociologo Nicola Ferrigni, ricercatore dell’Eurispes, con uno scarto di 7,4 punti percentuali rispetto ai favorevoli, gli italiani bocciano il ricorso al nucleare come fonte
di energia.

Sebbene con motivazioni differenti, affermano di essere contrari alla attivazione di centrali sul nostro territorio il 45,7% dei cittadini, a fronte del 38,3% dei favorevoli.

In particolare, le motivazioni di quanti si oppongono al nucleare sono il non ritenere questa una soluzione rapida per risolvere i problemi connessi all’energia (18,4%) e il timore dei rischi
che una tale scelta comporterebbe (27,3%).

Tra i favorevoli, invece, gli orientamenti si dividono tra quanti ritengono che il nucleare è una buona soluzione per porre rimedio alla crisi energetica (30,1%) e tra una parte
minoritaria di coloro che pongono come unica condizione la locazione delle centrali in luoghi distanti dalla zona nella quale abitano (8,2%). Non mancano infine alcuni cittadini che dichiarano
di essere indifferenti nei confronti della questione (4,2%).

Il 71,5% dei cittadini che si dichiarano di sinistra sono contrari al nucleare a causa dei rischi che comporta (47,3%) e perchè credono che esso non risolva rapidamente i problemi
(24,2%). Seguono gli appartenenti al centro sinistra, contrari complessivamente nel 55,6% dei casi, che segnalano con percentuali elevate i rischi (32,6%) e la non immediatezza dei risultati
(23%). Il campione si spacca per quanto riguarda gli elettori di centro che si dicono favorevoli nel 41,6% dei casi e in egual misura contrari (41,7%). Nel centro destra (65,9%) e a destra
(55,4%) sono più numerosi i favorevoli, che ritengono il nucleare una buona soluzione per risolvere la crisi energetica (rispettivamente 51% e 50%) o che pongono come unica condizione
che le centrali siano installate lontano dai loro luoghi di residenza (rispettivamente il 14,9% e il 5,4%).

L’istallazione di centrali nucleari sul territorio vede soprattutto contrari i residenti nell’area del Nord-Ovest (49,5%), nel Meridione (47,9%), nelle regioni centrali (47,2%) e nel Nord-Est
(45,7%). Si distacca in maniera netta la percentuale di contrari rilevata nelle Isole (33,1%). Pertanto, tra coloro i quali si dichiarano favorevoli al nucleare, si distingue in maniera decisa
il dato riferito alle Isole dove si registra la più alta percentuale, il 50%, fra quelle riferite alle altre aree geografiche. Segue il Nord-Est con il 42,5%, le regioni centrali con il
40,2%, il Sud con il 33,5% e infine il Nord-Ovest con il 31,7%.

Si schierano contro il ricorso al nucleare come fonte di energia soprattutto i giovani dai 25 ai 34 anni (50,3%), così come coloro che hanno un’età compresa tra i 35 e i 44 anni
(49,8%). Il 45,2% dei giovani dai 18 ai 24 anni e il 44,6% dei 45-64enni fanno comunque registrare percentuali elevate tra i contrari. Quest’ultima fascia d’età, d’altro canto, è
quella che è maggiormente rappresentata tra coloro che invece si dichiarano a favore del nucleare (41,7%).

Tra i contrari sono più elevate le quote di quanti hanno conseguito un diploma di maturità (47,1%) o una laurea (49,7%), rispetto a chi è in possesso di un titolo di studio
di livello più basso.

La condizione occupazionale vede una prevalenza di intervistati a favore del nucleare tra chi ha lo status di casalinga/o (51,6%), seguiti da quanti sono in cerca di prima occupazione (48,4%).
Il fronte dei contrari, invece, mostra una percentuale più elevata tra gli studenti (50,7%), gli occupati (50%) e quanti si trovano in cerca di nuova occupazione (41,8%).

Le emergenze ambientali. Sono state, quindi, indagate altre problematiche inerenti i temi delle emergenze e della salvaguardia dell’ambiente come il riscaldamento globale, la gestione dei
rifiuti e la raccolta differenziata, la questione energetica, ma anche il grado con cui i cittadini sono disposti ad apportare un contributo positivo per migliorare la qualità
dell’ambiente.

La gestione dei rifiuti, secondo il 30,8% degli italiani, rappresenta attualmente l’emergenza ambientale sulla quale occorre maggiormente intervenire.

Anche l’effetto serra e il riscaldamento del pianeta sembrano preoccupare molto i cittadini (24,8%), insieme all’inquinamento atmosferico (19,9%) e alla questione energetica (16,4%). Il
dissesto idrogeologico viene invece considerato una problematica del tutto marginale (5,3%). Irrisoria, infine, la percentuale di quanti ritengono che non sussistano problemi ambientali gravi
(0,9%).

Se il riscaldamento del pianeta e le problematiche ad esso connesse sono avvertite in egual misura nelle differenti aree geografiche come un pericolo, l’emergenza rifiuti sembra invece
preoccupare soprattutto coloro i quali abitano nelle regioni del Sud (44,7%) e in quelle dell’Italia centrale (32,7%). Di contro, si sentono più sensibili rispetto al problema energetico
gli intervistati residenti nel Nord-Ovest (21,7%) e nel Nord-Est (19,3%).

Tra i più giovani il riscaldamento del pianeta viene indicato in misura maggiore rispetto alle altre classi d’età come tematica urgente. Il 30,8% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni
di età, infatti, indica questo fenomeno come principale allarme ambientale, a fronte del 24,6% degli appartenenti alla fascia d’età compresa tra i 25 e i 34 anni e del 24,2% dei
35-44enni. Gli over65 mostrano invece minore preoccupazione (20,6%); questi ultimi piuttosto considerano particolarmente rilevante la questione dei rifiuti (35,6%).

Far fronte tempestivamente all’inquinamento dell’aria rappresenta una priorità soprattutto per i 45-64enni (21,6%) e per gli over65 (26,7%). Porre rimedio alla questione energetica vede
interessati più di tutti i giovani dai 25 ai 34 anni (22,4%), mentre questa tematica fa registrare un sostanziale disinteresse degli ultrasessantacinquennni (7,8%).

La propensione a far sacrifici per migliorare l’ambiente. La larga parte dei cittadini, ben l’80,4%, ha affermato di essere abbastanza (47,1%) e molto (33,3%) disposto ad adottare maggiori
accortezze e modificare le proprie abitudini.

Nelle Isole si registra la più alta percentuale di coloro i quali si dichiarano molto favorevoli a fare sacrifici per migliorare la qualità dell’ambiente (33,3%), anche se –
accorpando le risposte positive (molto-abbastanza) – risulta essere il Nord-Est, con l’83% l’area geografica nella quale i cittadini dimostrano una maggiore disponibilità. Molto
orientati ad un cambiamento delle proprie abitudini risultano inoltre essere i 35-44enni (37,2%) insieme ai 45-65enni (37%); lo sono abbastanza soprattutto i giovanissimi dai 18 ai 24 anni
(48,6%). Questa stessa fascia d’età, d’altronde, è quella che più di tutte si dichiara per nulla disposta a fare sacrifici (4,1%).

La raccolta differenziata. La diffusione e il ricorso alla raccolta differenziata dei rifiuti presso le famiglie italiane fanno registrare dati confortanti. Infatti, nonostante permanga un
numero abbastanza consistente di quanti non hanno ancora questa abitudine (19,9%), il 78,3% dei cittadini provvede quotidianamente e con diligenza a dividere per tipologia i rifiuti prodotti
all’interno delle mura domestiche.

Occorre comunque sottolineare il fatto che le modalità di raccolta differenziata variano nelle diverse aree del nostro Paese e che, comunque, alcune zone risultano essere più
problematiche o carenti dal punto di vista del numero dei contenitori, oppure semplicemente sprovviste di un sistema di raccolta innovativo e più facilmente fruibile. Ne è
evidenza il fatto che siano proprio le regioni nelle quali i metodi di raccolta risultano maggiormente avanzati e diffusi quelle in cui si annovera una larga percentuale di utenti che adottano
questa pratica: l’88,2% al Nord-Est e l’84,3 al Nord-Ovest, contro il 76,7% del Sud, il 76,6% del Centro e il 58,4% delle Isole.

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