Giampietro Comolli: Brindo Italiano, successo dei vini con le bollicine
5 Gennaio 2010
Con riferimento ad una notizia pubblicata su Newsfood.com il 30 dicembre, chiediamo a Giampietro Comolli un commento ed il suo pensiero in proposito.
(In calce i riferimenti all’articolo pubblicato)
BRINDO ITALIANO, SUCCESSO DEI VINI CON LE BOLLICINE
5 gennaio 2010, Giampiero Comolli:
L’impegno del ministro Zaia a favore dei vini italiani con le bollicine ha segnato nel 2009 un punto miliare, sicuramente dovuto al suo dna e alla capacità di risolvere temi
importanti per il mondo agricolo.
Per la prima volta un uomo di Governo, in prima persona e in modo pragmatico chiaro puntuale preciso, ha preso le parti della qualità nazionale e unica di un vino.
Paragonabile a quello che avviene in Francia da quasi 290 anni, quando i Re andavano a farsi incoronare a Reims, capitale dello Champagne e oggi si reca un presidente della Repubblica francese
appena eletto.
Una presa di posizione e una scelta forte di immagine collettiva che ha contribuito al successo nazionale di una tipologia di vini restata per troppi anni in un limbo di definizione, generici e
solo da qualche lustro emersa al rango di simbolo di una qualità, di un gusto e di una capacità imprenditoriale tutta italiana con gli esempi del Franciacorta, del Trento Doc, del
Prosecco, dell’Asti in testa, fra i tanti.
In 12 anni è quasi raddoppiato il consumo di bollicine italiane.
Infatti l’Italia ha 278 denominazioni d’origine che possono produrre un vino spumante, un numero assai ampio rispetto a tutti gli altri paesi del mondo, e che in molti casi non sono rivendicate o
sono prodotte in numeri limitati, localistiche, più da omaggistica.
Questa realtà che ci differenzia dagli altri paesi, è un ricco patrimonio che però impone scelte e distinzioni obbligate, forti, anche di confronto, di valutazione, di
approfondimento e di normative specifiche che devono ancor più sottolineare le diversità, non sempre semplici da comunicare.
In ogni caso è urgente cogliere proprio il favorevole momento di attenzione e di tensione al consumo per incidere e definire nuove forme e modi di comunicare le differenze.
Sicuramente il successo mondiale delle nostre bollicine è dovuto anche ad una proposta forte di prodotti in grado di soddisfare in questo momento culture alimentari, gusti personale e
abbinamenti a tavola assai differenti, disponibilità economiche più limitate e la attenzione creata intorno al “made in Italy” accessibile.
Ma la legale definizione merceologica e la metodologia produttiva non devono assolutamente essere confuse o prevaricare o sostituire il valore, l’identità, le peculiarità che
derivano da un nome forte e chiaro come una Docg o Doc.
A maggior ragione oggi con il sistema di riconoscibilità, di tracciabilità e di certificazione della Dop: un altro valore aggiunto che deve servire proprio per fare quelle scelte di
chiarezza e di trasparenza anche di normativa istituzionale.
Già nel 1991 sottolineai – continua Giampietro Comolli- queste esigenze con la costituzione di un osservatorio dei mercati e con la richiesta al ministro Goria di dargli spazio nella legge
164.
Come tutti i processi e i progetti, ci sono fasi diverse in una strategia di lungo periodo.
All’inizio occorre puntare su certe cose, poi su altre, ed infine avere obiettivi ancora diversi per far progredire l’idea iniziale.
Nel breve periodo si possono ottenere solo risultati effimeri, la regola del “tutto e subito” nel comparto enologico che è a cicli, non funziona, anzi…
Il termine “spumante”, al singolare, non dice nulla, usato al plurale indica una gamma mercuriale di prodotti per legge, non certo una qualità, una origine, un metodo o ancor meno un
territorio.
Hanno ragione al 100% sia Maurizio Zanella, presidente del Consorzio Franciacorta, che Paolo Ricagno, presidente del Consorzio Asti che hanno fatto il punto di fine anno ed espresso riflessioni
fondamentali e concetti di riferimento.
Il Franciacorta, con l’articolo, è l’espressione di una identità/valore e territorio-prodotto che sono diventati esempio e simbolo per tantissime altre zone produttive; l’Asti
è giustamente considerato l’unico vino dolce con le bollicine per origine e per uve al mondo che non deve essere commercialmente sfruttato, non deve essere succube di nomi generici, non
può dimenticare la forza di territorio e il sistema interprofessionale che esprime, che salvaguarda imprese viticole e che deve essere un faro anche per altri territori vitivinicoli per
governare i prossimi anni difficili.
All’estero l’Asti e il Prosecco, oggi finalmente Doc, sono simboli diffusi dell’italianità a tavola, come festa, come emozione e devono mantenere un giusto ed equilibrato rapporto
qualità/prezzo, ma fornire anche un più ampio influsso comunicazionale, senza cadere in banalità.
Accordi interprofessionali di filiera sono oggi prioritari e fondamentali per garantire il sistema viti-vinicolo e per creare lo sviluppo di un territorio produttivo: parlare di Dop senza una
governance del sistema interprofessionale vuol dire “parlare bene, ma razzolare male”.
Occorre un linguaggio comune di territorio e di denominazione.
Forse non sarebbe il caso di rendere il modello interprofessionale vincolante e obbligatorio per rivendicare una Dop?
Attraverso la applicazione di un processo burocraticamente semplice e diretto?
E ben venga, forse con l’inizio di una fase successiva a quella propedeutica, una svolta chiara con un forte impegno e investimento comunicazionale verso il consumatore nazionale che necessita di
informazioni dettagliate, mentre il consumatore internazionale chiede semplificazione e un messaggio unico, forte e chiaro.
Giampietro Comolli per Newsfood.com
https://newsfood.com/franciacorta-lo-spumante-e-morto-bisogna-imparare-a-distinguere/
Valorizzare le produzioni vinicole con le denominazioni
Franciacorta: Lo “spumante è morto”, bisogna imparare a distinguere
Oramai è banalizzante definire un vino come spumante
© ansa.it per NEWSFOOD.com – 30/12/2009
Ringraziamo Giampietro Comolli e sollecitiamo i vs commenti,
Giuseppe Danielli
Redazione Newsfood.com





