Germania, alti livelli di diossina nei maiali

Germania, alti livelli di diossina nei maiali

Il problema della diossina tocca una nuova specie. Dopo i polli e le loro uova, in Germania il contaminante è arrivato nella carne di maiale. Lo comunica il portavoce del ministero
dell’Agricoltura del Land, Gert Hahne, secondo cui la sostanza sarebbe stata rinvenuta in un allevamento della Bassa Sassonia, con centinaia di animali già abbattuti.

Inoltre, un’altra azienda della regione presenta suini il cui organismo presenta livelli di diossina vicini a quelli limiti. Secondo le autorità di Berlino, su 4.400 allevamenti bloccati
dopo la scoperta della diossina, 330 sono stati chiusi.

Nonostante questo, i politici tentano di contenere il problema. In Italia, gli esperti affermano che “Le sigarette contengono più diossina delle uova contaminate. La soglia massima
permessa è troppo bassa per fare male all’uomo”. In Danimarca, nonostante siano state rilevate uova contaminate, si cerca di avere una visione positiva. Anche in Germania, nonostante le
notizie poco confortanti, la parola d’ordine è rassicurazione e niente panico.

La vicenda della diossina potrebbe avere anche risvolti legislativi. Secondo gli addetti ai lavori, l’Unione Europea potrebbe agire in prima persona: verrebbe promulgata una normativa specifica
sulla produzione dei mangimi, al fine di riempire il vuoto legislativi che ha permesso l’azione della Harles & Jentzsch che ha aggiunto ai mangimi animali acidi grassi destinati
all’industria della carta.

Per questo, lunedì 10 gennaio il palazzo della Commissione Europea ha ospitato una riunione della Federazione europea dei produttori di mangimi compositi (Fefac): e da qui iniziano i
problemi.

Perché martedì Patrick van den Avenne, presidente Fefac, ha dichiarato tramite comunicato che l’associazione è pronta a presentare una proposta di autoregolamentazione sul
controllo della diossina “Entro la fine del mese”.

Pronta la risposta di Frederic Vincent, portavoce del commissario europeo alla Salute John Dalli. Per Vincent, “La riunione di lunedì è stata deludente. Non è stata
presentata alcuna proposta concreta. Noi pensiamo di intervenire prima della fine del mese”.

Pronta la controreplica della Fefac, che sostiene di aver già messo punti fermi nel 2009: “Tutti gli impianti che hanno anche una produzione di grassi non destinata agli alimenti” devono
essere considerati come “Impianti ad alto rischio” e quindi sottostare a “Controlli adeguati”; in più, “Dovrebbe essere richiesta la stretta separazione fisica della attività di
produzione di grassi a uso tecnico da quella di grassi per mangimi”.

Matteo Clerici

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