G8, Marini: bene la centralità dell’agricoltura, ma gli aiuti non bastano

G8, Marini: bene la centralità dell’agricoltura, ma gli aiuti non bastano

Gli aiuti alimentari sono necessari ma non bastano e occorre investire nell’agricoltura delle diverse realtà del pianeta, dove servono prima di tutto politiche agricole regionali che
sappiano potenziare le produzioni locali con la valorizzazione delle identità territoriali per sfuggire all’omologazione che deprime i prezzi e aumenta la dipendenza dall’estero.
E’quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel commentare la dichiarazione finale dei approvata al vertice del G8  su sviluppo e Africa, nella quale i leader
sostengono che “E’ necessario porre ”l’agricoltura e la sicurezza alimentare al centro dell’agenda internazionale” e si impegnano ad  adottare una serie di misure tra cui stimolare una
crescita sostenibile di produzione alimentare nel mondo, promuovere un’architettura agricola e di sicurezza alimentare piu’ efficiente e coerente, continuare a sostenere un approccio integrato
per raggiungere l’obiettivo di una sicurezza alimentare globale, rispondere alle emergenze e prevenire future crisi.

Alle agricolture di tutto il mondo – ha sottolineato Marini – devono essere garantiti credito e investimenti adeguati se si vuole continuare a sfamare una popolazione che aumenta
vertiginosamente, si devono applicare regole chiare per evitare che sul cibo si inneschino speculazioni vergognose, occorre garantire trasparenza e informazione ai consumatori, come evidenziato
nel documento elaborato al G8 Farmers meeting che si è svolto a Roma su iniziativa della Coldiretti. La speculazione sulla fame – ha denunciato Marini – ha bruciato nel mondo quasi 200
miliardi di dollari solo per il grano con le quotazioni internazionali che sono dimezzate in un anno da 10 dollari per bushel (0,37 dollari al chilo) dello scorso anno a poco piu’ di 5 dollari
per bushel (0,18 dollari al chilo) mentre i prezzi dei prodotti alimentari derivati come pane e pasta hanno continuato ad aumentare nei paesi ricchi e in quelli poveri.

Nella dichiarazione si sottolinea come l’aumento dei prezzi dei generi alimentari abbia fatto crescere di 100 milioni il numero delle persone che soffrono la fame ma anche che “introiti piu’
bassi ed un piu’ alto tasso di disoccupazione riducono il potere di acquisto dei poveri, peggiorando il loro accesso al cibo.  L’emergenza alimentare – ha concluso  Marini – non si
risolve con i prezzi bassi all’origine per i produttori perche’ questi non consentono all’agricoltura di sopravvivere e con la chiusura delle imprese destrutturano il sistema che non è
piu’ in grado di riprendersi anche in condizioni positive.

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