Frutta secca e dieta sana, matrimonio possibile
8 Ottobre 2011
Frutta secca: una medaglia, due facce molto diverse. Da un lato, una grande concentrazione di nutrienti buoni, come vitamine, calcio e potassio. Dall’altro, un altrettanto evidente livello di
zucchero, cattivo numero uno di molti stili alimentari.
Proprio tale dualismo ha spesso escluso la frutta secca dalla dieta, facendola bollare come cibo poco sano. Tuttavia, può non essere così.
A dare una visione diversa, una ricerca del Louisiana State University Agricultural Center (sezione School of Human Ecology) di Baton Rouge, USA, diretta dalla dottoressa Carol O’Neil e
pubblicata su “Nutrition Research”.
Obiettivo dello studio, capire quanto mangiare frutta secca influisse su dieta in generale e sul peso corporeo. Così, gli esperti hanno esaminato i dati (salute ed alimentazione) di
13.000 adulti, inseriti nel National Health and Nutrition Examination Survey, svolto nel periodo 1999-2004. I
ncrociando e raffinando le informazioni, il gruppo diretto da O’Neil ha notato come i buoni consumatori di frutta secca (almeno 20 grammi al giorno) erano avvantaggiati da dieta e stato di
salute migliore.
Rispetto infatti a chi mangiava diverso, gli amanti della frutta secca ingerivano dosi maggiori di vitamine (K,A,E), più fibra, potassio, calcio e magnesio.
Inoltre (questo l’asso nella manica del lavoro) chi favoriva la frutta secca aveva minore problemi di sovrappeso. Questo perché, ipotizzano gli studiosi, chi mangia frutta secca è
più attento alla linea e più impermeabile alla tentazioni. Oppure, la frutta secca viene usata come “nota dolce” dei cibi facendo così diminuire i livelli d’insaporitori
tradizionali, come zucchero e grassi.
In ogni caso, la conclusione dell’Agricultural Center è la stessa: la frutta secca non è quel babau alimentare descritto nel passato è merita così almeno un momento
di considerazione per un’alimentazione sana.
FONTE: Debra R. Keast, Carol E. O’Neil, Julie M. Jones, “Dried fruit consumption is associated with improved diet quality and reduced obesity in US adults: National Health and Nutrition
Examination Survey, 1999-2004”, Nutitrion Research, Volume 31, Issue 6, Pages 460-467 (June 2011), doi:10.1016/j.nutres.2011.05.009
Matteo Clerici
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