Fragile come un castello di sabbia

Viviamo in un paese malato, pericoloso e dove l’illegalità è diffusa in ogni strato della società, questa è una riflessione amara ma del tutto naturale perché
suscitata dall’ennesimo scandalo alimentare che ha riguardato da vicino prodotti di «grido» del Made in Italy.

Poche settimane fa erano state le mozzarelle di bufala contaminate con la diossina a fare notizia, con il Giappone prima e molti paesi europei poi che avevano deciso di bloccare alla frontiera
le nostre mozzarelle per paura di rimanerne intossicati. Brava e responsabile fu l’Unione europea che, in quella circostanza, si adoperò fin da subito perché non si avviasse
l’ennesima psicosi alimentare e l’ennesimo crollo di produzioni e consumi. Ma i produttori, molti dei quali sono gli stessi ad aver utilizzato la sostanza nociva nei processi produttivi, sono
già tutti sotto i palazzi di governo a chiedere incentivi e misure straordinarie in loro sostegno mentre molti sono i lavoratori rispediti a casa per colpa del calo fisiologico dei
consumi.

Pochi giorni dopo l’emergenza mozzarella eccone arrivare subito un’altra. E’ quella del vino adulterato con sostanze come il concime, la diossina e l’acido muriatico, che ha fatto puntare
ancora una volta l’indice della comunità internazionale contro la salubrità dei nostri prodotti agro-alimentari.
E’ da qui che deriva la constatazione che viviamo in un paese strano e pericoloso, dove esistono ancora molti imprenditori che credono giusto e possibile fare affari truffando e avvelenando
lavoratori e consumatori sotto la luce del sole, sostenuti come sono da ingenti sussidi economici nazionali ed europei che altro non fanno che alimentare questo modo di fare impresa.
L’illegalità diffusa investe tutto e tutti finendo per interessare anche e soprattutto un settore nevralgico dell’economia come quello dell’alimentazione.

Questa situazione di assoluta e straordinaria gravità è possibile e si acuisce anche grazie al plauso e alla collaborazione attiva di una parte consistente delle istituzioni
nazionali e locali, che cadono dalle nuvole di fronte ai ripetuti scandali o che, molto semplicemente, si limitano a dichiarare che non occorre fare allarmismi. «Non facciamo una tempesta
in un bicchiere di vino», ha avuto a dire ad esempio il Ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro sollecitato dai giornalisti per commentare lo scandalo del vino, anche se erano
stati tirati in ballo ben 70 milioni di litri di prodotto adulterato pronti ad essere immessi sul mercato.

Il problema non è certo solo il vizio formale che non è possibile commercializzare prodotti che rischiano di minare la sicurezza dei consumatori ma è assai più
complesso. Il settore agro-alimentare, infatti, ha avuto finora dati economici relativi a fatturati ed export a due cifre, è stato il fiore all’occhiello della nostra economia
nonché il biglietto da visita dell’Italia all’estero. E’ un patrimonio che va sicuramente salvaguardato e sostenuto e pertanto non può vivere di continue emergenze e stati di
crisi. «L’impressione» – ha infatti denunciato il Segretario generale della Flai-Cgil Franco Chiriaco – «è quella che se non si cambia drasticamente rotta l’intero
sistema agro-alimentare rischierà di collassare e di sgretolarsi inesorabilmente, con tutto ciò che questo comporta rispetto ai livelli occupazionali del settore».

Lorenzo Rossi-Doria

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