Formigoni a Napolitano: Lombardia apripista nuovo regionalismo

By Redazione

Milano, 5 Dicembre 2007 – Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, si è rivolto al capo dello Stato, Giorgio Napolitano, oggi al polo fieristico di Rho-Pero, come
«portavoce di tutta la Lombardia, di tutto un sistema socio-economico vivo, coeso e dinamico, presente qui con i suoi più significativi rappresentanti».

Ha invitato il capo dello Stato ad accompagnare il percorso di nuovo regionalismo di cui la Lombardia si è fatta apripista e protagonista, per un rinnovamento di tutto il paese.

Invito raccolto da Napolitano: «Proprio in una regione come la Lombardia – ha detto il capo dello Stato – che tra le prime ha visto emergere forze e istanze federaliste, mi preme ribadire
che non può essere eluso il dovere costituzionale dell’attuazione del titolo V quale è stato riformato, né si può in Parlamento esitare nel portare avanti la legge
sul federalismo fiscale. Si darà forza così a quel nuovo regionalismo come nuova forma dell’unità nazionale, di cui ha parlato il presidente Formigoni».

Formigoni ha parlato davanti a una platea di 1000 personalità rappresentative delle istituzioni, della società e dell’economia lombarda. Proprio nella nuova fiera, fortemente
voluta dalla Regione Lombardia e progettata e realizzata in tempi record, ad emblema di operosità e di efficienza. Lo ha fatto dopo un incontro privato con lo stesso capo dello Stato,
insieme al presidente della Fiera Luigi Roth, al sindaco di Milano Letizia MOratti, al presidente della provincia Filippo Penati, e ad altre personalità come Diana Bracco, Carlo
Sangalli, Enrico Decleva.

Formigoni ha chiesto al capo dello Stato di accompagnare le istanze di autonomia lombarda, di una regione – ha detto – «che si pone nel Paese come locomotiva di un sistema istituzionale
in forte cambiamento, aprendo nuovi percorsi».
«In Lombardia – ha ricordato Formigoni – abbiamo sperimentato una governance sussidiaria, capace di attivare nuove forme di partenariato con i soggetti sociali. In questo modo è
possibile affrontare in modo concreto e positivo la diffusa crisi di rappresentanza. La governance regionale si è posta in questo senso come possibilità di superamento storico
della crisi dello Stato moderno e chiave per il passaggio – obbligato – ad una nuova statualità».

In questa nuova statualità si colloca «la stagione di un nuovo regionalismo italiano», di cui la Lombardia si pone come capofila. «Le opportunità offerte
dall’articolo 116 comma 3 della Costituzione – ha ricordato il presidente lombardo – prospettano infatti, nei nostri intendimenti, non tanto uno spostamento automatico di singole materie
bensì la ridefinizione dell’ordinamento e dei suoi strumenti sia verso l’alto (la richiesta di una crescita della funzione di governo regionale), sia verso il basso (protagonismo degli
enti locali e della società)».
«Si apre così – ha sottolineato Formigoni – la stagione di un nuovo regionalismo italiano, di una nuova forma dell’unità nazionale, in cui le Regioni non possono più
essere concepite come realtà di autogoverno in uno spazio subnazionale ma si muovono ormai su orizzonti internazionali molto più ampi».
«Per tutto questo – ha detto ancora Formigoni – oggi noi guardiamo a Lei, signor presidente, come al garante di quella Carta Costituzionale che è viva incarnazione di questo
tessuto civile che può trovare unità, fiducia e spirito costruttivo se vede riconosciuta la piena dignità della sua sovranità e del suo protagonismo
civile».
«Confidiamo – ha concluso Formigoni – in tutta la sua attenzione, in tutto il Suo vigile aiuto, perché, anche all’interno di una situazione politica non completamente stabile e
serena, il percorso avviato dalla nostra Regione per la costruzione di un regionalismo differenziato possa trovare il suo naturale compimento e aprire la strada ad una forma più matura
di unità nazionale, capace, finalmente, di offrire al nostro Paese una nuova possibilità di sviluppo». (Ln)

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