Formazione, Fammoni (Cgil): «da indagine Istat quadro preoccupante su partecipazione adulti»

«L’indagine Istat sulla partecipazione degli adulti ad attività formative, oltre a confermare il ritardo del nostro paese rispetto all’Europa, mette in luce un quadro preoccupante
di difficoltà e discriminazioni incontrate dagli adulti italiani nella partecipazione a momenti di formazione professionale».

A sottolinearlo è il Segretario confederale della Cgil, con la responsabilità delle politiche del mercato del lavoro, Fulvio Fammoni, in merito all’analisi «I cittadini e il
tempo libero», diffusa oggi dall’istituto statistico.

I dati che emergono, aggiunge Fammoni, «confermano e rafforzano l’iniziativa della Cgil per ottenere una legge nazionale sull’apprendimento permanente che garantisca effettivamente il
diritto a tutti i cittadini e costruisca un sistema della formazione permanente nazionale, integrato e decentrato». La proposta della Cgil sulla formazione continua sarà presentata
a Roma il prossimo 6 febbraio. «Solo attraverso il diritto garantito alla formazione continua – osserva il segretario Fammoni – il nostro paese potrà superare il deficit di
partecipazione degli adulti ad attività formative che ci distanzia dalla media europea e, allo stesso tempo, potranno essere rimossi gli ostacoli che escludono gli utenti più
deboli».

La ricerca dell’Istat mette, infatti, in luce diverse criticità alla partecipazione degli adulti ai processi formativi. «Si riscontrano rilevanti disuguaglianze a livello sociale:
sono molto bassi i tassi di partecipazione dei lavoratori con basse qualifiche, dei pensionati e delle casalinghe», dice il sindacalista. Inoltre, aggiunge, «al crescere
dell’età il livello di partecipazione diminuisce, ancora più rapidamente per chi ha più di 50 anni; così come sono molto forti le differenze legate al titolo di
studio e notevoli le differenze territoriali, a svantaggio delle regioni del mezzogiorno». Infine, conclude il segretario confederale Fammoni, «le difficoltà incontrate da
chi ha partecipato, e i motivi della mancata partecipazione, alla formazione riguardano principalmente gli impegni familiari e di lavoro, temi e orari dei corsi, il tipo di formazione non
sempre adeguata alle aspettative, l’insufficiente consapevolezza della necessità della formazione permanente e l’incidenza molto elevata dei costi».

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