Ferrero, Bonino: «una sentenza destinata a fare scuola»

«Anche l’ultimo grado di giudizio, della Corte Suprema cinese, è stato favorevole alla Ferrero dopo che già in appello, due anni fa, il Tribunale di Tianjin aveva condannato
la società Montresor a ritirare dal mercato le imitazioni delle confezioni della Ferrero Rocher.

Una sentenza destinata a fare scuola e sulla quale c’è stato un impegno comune del governo, dell’ambasciata italiana in Cina, degli uffici Ice e dei legali dell’azienda Ferrero. Abbiamo
fatto squadra e siamo riusciti ad ottenere una sentenza che è importante per tutta l’industria italiana». È quanto afferma Emma Bonino, Ministro per il Commercio
Internazionale e le Politiche Europee che esprime soddisfazione per la notizia della vittoria dell’impresa piemontese nell’annoso contenzioso con la cinese Montresor.

«Fin dall’inizio del mio mandato di Ministro» – ha proseguito Bonino – «mi è sembrata questa una causa esemplare e il dossier Ferrero è stato anche il primo che
abbiamo discusso in Cina, nella missione del settembre del 2006. L’esempio di contraffazione era evidente e direi quasi spudorato, per questo la sentenza di oggi è ancora più
significativa, perché mi auguro possa servire come caso pilota agli altri contenzioni italiani che non sono solo dell’agroalimentare ma anche nel campo della moda, dell’arredamento,
della meccanica. Voglio ricordare – infatti – che per sostenere le nostre piccole e medie imprese all’estero, il Ministero del Commercio Internazionale ha attivato presso gli Uffici Ice 14 desk
anticontraffazione, 6 dei quali solo in Cina». «Ripeto sempre: non abbiamo la bacchetta magica» – conclude Bonino – «ma la contraffazione è una questione talmente
stratificata da richiedere interventi mirati».

Gli uffici anti-falso sono stati attivati in Cina (a Pechino, Shanghai, Hong Kong, Canton, Nanchino, Chendu), a Taiwan (Taipei), in India (New Delhi, Mumbai, Chennai), ma anche in Corea del
Sud, a Seul, in Vietnam (Ho Chi Min City e Hanoi), a Dubai, Istanbul, Ankara, Mosca, New York e San Paolo. La contraffazione costa all’industria italiana cinque miliardi di euro all’anno, ne
vale oltre dieci in mancati introiti iva, precarizza 260mila posti di lavoro e si muove come vera e propria economia parallela. È stato calcolato che il giro d’affari dei falsi nel mondo
vale 200 miliardi di dollari, pari a una quota tra il 7 e il 9% del commercio mondiale.

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