FAO: Valorizzare la produzione locale per competere nel mercato globale

 

La valorizzazione della produzione locale nei paesi in via di sviluppo non solo aiuta a promuovere il mercato interno e d’esportazione, ma può dare un contributo importante
al raggiungimento della sicurezza alimentare per milioni di persone che dipendono dall’agricoltura per la propria sopravvivenza.

Con questo intento è stato avviato un accordo di collaborazione tra la Fondazione Slow Food per la Biodiversità e la FAO, nell’ambito di un programma di Sicurezza
alimentare in Africa Occidentale finanziato dalla Cooperazione Italiana che coinvolge quattro paesi: Mali, Senegal, Guinea Bissau e Sierra Leone.

Terra Madre

L’accordo di collaborazione è stato presentato ieri sera a Terra Madre, la grande kermesse di quattro giorni (Torino 23-27 ottobre) organizzata da Slow Food, che ha visto
la partecipazione di oltre 7.000 piccoli produttori e operatori del settore agroalimentare provenienti da tutto il mondo che si sono confrontati su come promuovere una produzione
alimentare sostenibile e rispettosa dei metodi tradizionali.

«Salutiamo con soddisfazione questa collaborazione con l’associazione internazionale Slow Food, di cui apprezziamo e condividiamo la centralità data
all’agricoltura come motore dello sviluppo e l’impegno per la tutela della biodiversità agroalimentare e per la difesa dei piccoli produttori dei paesi poveri»,
ha affermato Alexander Müller, Vice Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Gestione Risorse Naturali ed Ambiente. «Il rilancio del settore agricolo potrà
diventare realtà solo se saranno le comunità produttive locali a trarne beneficio. Slow Food sta operando in questo senso e siamo lieti di poter lavorare insieme in Africa
Occidentale oggi, ed altrove domani» ha aggiunto Müller.

La FAO in Africa occidentale

«Il programma FAO in Africa occidentale per la Sicurezza Alimentare attraverso la commercializzazione – di cui l’accordo con Slow Food è una componente – finanziato
dalla Cooperazione Italiana per un totale di circa 20 milioni di dollari, si qualifica per un approccio innovativo che punta non solo a incrementare la produzione agricola ma anche a
trovare sbocchi di mercato», dice Paolo Lucci Chiarissi, responsabile del Fondo Fiduciario Italiano per la sicurezza alimentare della FAO.

In paesi dove tra il 40 ed il 50 per cento della popolazione adulta non ha mai frequentato la scuola, è importante che i contadini imparino pratiche agricole più
efficienti, ma anche come avviare un piccolo commercio, come fare tesoro delle poche risorse a disposizione, come conservare e trasformare i prodotti per evitare che si debbano vendere
al momento del raccolto.

La diversificazione della produzione è un altro elemento qualificante delle attività dei progetti, per evitare di dipendere da una sola coltura, com’è
successo in Guinea Bissau, dove il crollo del prezzo dell’anacardio – che rappresenta il 90 per cento delle esportazioni del paese – ha gravato sull’intera economia nazionale. Ma
essa è anche una valida strategia per migliorare la produzione agricola ed incrementare la resistenza degli ecosistemi agrari al cambiamento climatico in corso.

«Non si può vivere senza agricoltura»

«Non si può vivere senza agricoltura», dice Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la biodiversità. «L’economia locale è una
delle forze reali contro l’attuale crisi economica e finanziaria globale. Il modello di sviluppo basato solo su iperproduttività e profitto ha fallito: non ha sfamato il
pianeta, lo ha inquinato ed ha pesantemente compromesso la biodiversità agroalimentare, che è l’unica garanzia per il nostro futuro. Occorre lavorare per tutelare i
prodotti tradizionali, rafforzare i piccoli contadini accorciando la distanza tra questi e i consumatori, promuovendo la cosiddetta filiera corta», ha proseguito Sardo.

Una concorrenza difficile

La produzione agricola dei paesi in via di sviluppo assai spesso deve competere con i prodotti di un mercato globale distorto dai sussidi e dagli incentivi che i paesi ricchi danno alla
propria agricoltura. La difesa della biodiversità agroalimentare locale aiuterà a valorizzare le culture e le abitudini alimentari tradizionali, ed a proteggere i paesi
poveri dal dover dipendere per il proprio fabbisogno alimentare dall’importazione di prodotti esteri.

 

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