Dequalificazione: risarcimento danni al dipendente non avviato ad idonea formazione

Con sentenza del 7 maggio 2008, n. 11142, la sezione lavoro della Corte di Cassazione ha stabilito che il datore di lavoro deve rispondere del danno derivante dalla dequalificazione per il
mancato aggiornamento professionale del dipendente e, nel caso che l’azienda non utilizzi il lavoratore per lungo tempo trascurando la sua riqualificazione, sarà chiamata a rispondere e
ad indennizzare la lesione alla professionalità del dipendente.
Per la Cassazione, ciò vale anche quando l’impresa pone illegittimamente il dipendente in Cigs per riorganizzazione aziendale: nel caso in questione, infatti, si trattava di una completa
riorganizzazione informatica, per cui l’azienda aveva l’obbligo giuridico di colmare le lacune professionali del lavoratore avviandolo ad idonea formazione e non lasciandolo per ben quattro
anni privo della stessa.
Così la Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello che ha condannato l’azienda a risarcire al dipendente i danni per la dequalificazione subita a seguito della sua
mancata formazione professionale.

Fatto e diritto

Un’azienda aveva illegittimamente messo un suo dipendente in Cigs e questo aveva impugnato il provvedimento chiedendo il risarcimento dei danni per la dequalificazione subita a seguito della
sua mancata formazione professionale, nonchè per l’illegittimità del collocamento in Cigs e la conseguente condanna della Società al pagamento delle differenze tra
trattamento Cigs e retribuzione dovuta nel periodo indicato.
Il giudice accertava la dequalificazione professionale subita dal dipendente e condannava la Società al risarcimento del danno determinato in via equitativa nell’80% della
retribuzione.
Anche in appello la sentenza fu confermata per l’inadempimento dell’obbligo legale di precisare il criterio di scelta dei lavoratori da sospendere; nonchè per il sostanziale non impiego
del dipendente in attività lavorative addebitabile alla società che non aveva avviato alcuna iniziativa preordinata ad una formazione professionale che ne avrebbe consentito
l’utilizzazione; e da ultimo il pregiudizio prodotto dalla dequalificazione, identificato nella mancata formazione professionale e persistito nel periodo di sospensione illegittima.
Infatti, per la Corte d’Appello, l’impresa, che aveva avviato al suo intero una rivoluzione informatica, aveva l’obbligo giuridico di colmare le lacune professionali del lavoratore avviandolo
ad idonea formazione.

La decisione della Corte di Cassazione
Per la Cassazione, l’inadempimento dell’azienda ha configurato un comportamento di sostanziale disinteresse per la prestazione del dipendente, lasciato praticamente inattivo, anzichè
preoccuparsi del suo recupero.
Per la Corte d’Appello, nel periodo di Cigs si erano sommati per il lavoratore i pregiudizi derivati dalla sospensione illegittima e dalla dequalificazione.
La Cassazione ha così respinto il ricorso dell’azienda affermando che tra gli obblighi del datore non rientra quello di curare la formazione professionale del dipendente per metterlo in
grado di eseguire correttamente la prestazione lavorativa.
Per la Cassazione, quando si introducono radicali innovazioni dei sistemi e metodi di lavoro che possono incidere sugli originari contenuti dell’oggetto della prestazione lavorativa, il datore
di lavoro ha l’obbligo di predisporre strumenti idonei a consentire il necessario aggiornamento professionale del dipendente.

Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 11142 del 7 maggio
2008

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