Davos 2026: fra geopolitica, agricoltura, finanza e nuove comunicazioni
30 Gennaio 2026
By Giuseppe
Economia globale, mondo rurale, BCE, vino e nuovi mercati: riflessioni da Davos
Newsfood.com, 29 gennaio 2026
Punto e Virgola di Comolli
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Davos 2026, un po’ snobbata? Il mondo agricolo sotto il tappeto rosso
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la BCE sta cambiando davvero o è solo comunicazione?
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Vino e cibo: comunicare senza subire il “trampismo”
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UE–India: accordo strategico per il vino italiano
Davos 2026: fra geopolitica, agricoltura, finanza e nuove comunicazioni
Economia globale, mondo rurale, BCE, vino e nuovi mercati: riflessioni da Davos
Davos 2026, un po’ snobbata? Il mondo agricolo sotto il tappeto rosso
Giornate frenetiche, ma meno del solito. Mancano in platea diversi personaggi. Emerge che siamo in un periodo di forte competizione, incertezze, crescita economica al lumicino, potere monetario-finanziario in mano a 1000 cittadini del mondo, cambi repentini.
Borsa e oro, in ogni caso, crescono anche con una alta instabilità geopolitica. Ovvio che Ucraina, Iran, Trump, Venezuela, Israele, Siria, Putin, Taiwan, Xi, Groenlandia influiscono non poco.
Scusate la “Key Takeaways”, ma la frammentazione di pensiero e di azione, di prospettiva e di rapporti diventa un “motore” che può incidere su tutto, creando autodifese, paure reali e non, disaffezione e non consumo, sfiducia e instabilità.
Anche la politica (soprattutto quella dei partiti, e i partiti non lo hanno capito) non aiuta, perché non ha più quelle maggioranze parlamentari e democratiche che negli ultimi 50 anni hanno governato il mondo, soprattutto la nostra Europa, un po’ schiacciata perché debole, lenta, incapace, divisa e delegante su tanti aspetti strategici.
Fallimento Europa? Speriamo di no, assolutamente. Ma occorre una classe politica diversa e regole meno “accontenta tutti” e meno fossilizzate su dogmi passati. Certo, non si deve abbassare la guardia sugli estremismi, ma la verità e la realtà non stanno mai da una parte sola.
Mai come in questa edizione di Davos, fra le righe, sono stati toccati temi legati al mondo rurale, agricolo, ambientale, climatico e naturalistico. In parte rivalutando certi modelli, in parte richiamando l’attenzione su aspetti accantonati perché più complicati, difficili e costosi.
Tecnologia e AI sono state presenti in tutti i tavoli, anche agricoli, ma molti hanno richiesto regole d’uso e garanzie sociali. Questo fa piacere, finalmente.
Il “mondo web” è importante, ma necessita regole prima che alteri e falsifichi molte certezze.
L’agricoltura resta un pilastro, anzi viene vista come motore di sviluppo, e deve tornare al centro del tavolo politico comunitario, ma senza sindacalismi preconcetti alla ricerca di potere.
Oxfam e FAO hanno lanciato un allarme sulla sicurezza alimentare (ed EFSA?) e sulle disuguaglianze legate anche a un clima meno lineare, con eventi estremi che causano perdite di prodotto, di terra, di vite, di biodiversità.
Il focus sul Mediterraneo e sul rapporto Sud Europa–Nord Africa è un altro tassello importante. Da qui la richiesta, formulata da alcuni accademici presenti a Davos, di un approccio diverso al rapporto clima–agricoltura–alimentazione.
Davos 2026: la BCE sta cambiando davvero o è solo comunicazione?
La Banca Centrale Europea è un centro nevralgico dell’economia continentale. Siamo 48 Paesi che si considerano europei: questo significa consapevolezza e obiettivi comuni.
La presidente Lagarde, seppur restia a toccare i tassi di interesse (sbagliando, secondo me), ha guardato finalmente anche all’economia reale, seguendo in parte la riflessione di Draghi.
“La finanza non deve essere il motore unico del sistema produttivo mondiale”: una dichiarazione forte.
Purtroppo entrambi sono stati finora molto teorici. Oggi la BCE deve mettere in campo strumenti forti contro l’inflazione, controllando non solo la produzione ma anche i passaggi intermedi delle filiere, soprattutto energetiche.
Parlare solo di innovazione non basta contro gli shock geopolitici.
L’AI può aiutare, ma solo se governata con regole chiare. Il rischio è ripetere l’errore fatto con Internet.
In questo momento la fiducia dei consumatori europei è crollata. Va ricostruita con sicurezza, dialogo e decisioni veloci.
L’UE negli ultimi 25 anni non ha colto cambiamenti fondamentali. Ha creduto che l’euro risolvesse tutto. Siamo entrati in una fase “oligopolare” che richiede antidoti globali.
Con la pandemia non eravamo in grado neppure di fornire mascherine e bombole di ossigeno. Per non parlare di difesa, fiscalità comune, alta tecnologia.
Continueremo a restare passivi e divisi?
Vino e cibo: comunicare senza subire il “trampismo”
Premetto: non sono un fan dell’attuale presidente USA. “Trampismo” e “berlusconismo” sono sintesi forzate, ma efficaci.
Il modo di comunicare sta cambiando velocemente, nei grandi sistemi come nelle tavolate di vino e turismo.
La comunicazione è oggi influenzata da fattori macroeconomici enormi. La globalizzazione è semi-distrutta, gestita da pochi potenti, mentre il multilateralismo non decolla.
Se domani Instagram, X o Telegram cambiassero regole o imponessero costi folli, quante aziende del vino perderebbero il contatto con i clienti?
Da qui la necessità di una nuova comunicazione basata su tre elementi:
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Credibilità del produttore
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Presenza su tutti i canali, rafforzando il proprio portale
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Racconto indipendente, consumatore per consumatore (CtoC)
Infine, il consumatore cerca un vino che piaccia, che soddisfi palato, mente, amici e portafoglio. E vuole racconti semplici. Come #vinospiccio.
UE–India: accordo strategico per il vino italiano
È recente la firma fra Europa e India per rafforzare gli scambi commerciali.
I dazi sul vino passeranno dal 100–150% al 30%, e al 20% per i premium in 5–7 anni.
Oggi il vino italiano è quasi assente a Nuova Delhi. I prezzi elevati scoraggiano il consumo.
L’Europa esporta in India solo 8 milioni di euro. L’Italia meno di un terzo.
L’India importa già vino da molti Paesi. L’accordo può aprire un mercato da quasi 2 miliardi di consumatori, pari al 25% del PIL mondiale.
Ma serviranno:
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Formazione
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Assistenza
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Presenza fisica
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Investimenti continui
Non bastano pubblicità e promozione.
Unione Italiana Vini e Federvini avranno un ruolo decisivo.
Importante anche il riconoscimento e la tutela di DOC, DOP, IGT e IGP. Se ben applicato, questo accordo può valorizzare i territori e favorire anche il turismo indiano.
Nulla è garantito. Tutto dipenderà dalla capacità degli imprenditori di essere protagonisti del proprio destino.
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Il Punto e Virgola di Comolli: Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre.
Il punto e virgola serve a collegare ciò che altri separano.
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