Dall’Inghilterra per battere l’anoressia: ecco il BFT.

Dall’Inghilterra per battere l’anoressia: ecco il BFT.

In Italia l’anoressia è la prima causa di morte delle ragazze tra i 15 ed i 20 anni.

Tale patologia, oltre ad interessare in maniera estremamente negativa il rapporto con il cibo, provoca un malfunzionamento del cervello della vittima, che rende ancora più difficile il
percorso terapeutico di guarigione.

 

Esistono però alcuni rimedi per combatterla; tra i tanti, spicca il Bft, o Behavioral Family Therapy. Il Bft (chiamato anche MaudsleyApproach, dal nome dell’ospedale londinese in cui
è stato sviluppato negli anni `80) si basa sia su una serie di sessioni che le anoressiche frequentano insieme con i loro famigliari (così da coinvolgere nel “controllo” del
paziente genitori e fratelli), sia su un robusto apporto calorico, che prevede milshake al cioccolato e pastasciutte ben condite come presenze quotidiane nei pasti casalinghi.

 

Così Katherine Halmi, insegnante di psichiatria ed esperta della terapia, descrive tale metodo di lavoro: “L’ anoressia è una condizione che può protrarsi per tutta la
vita.

Combatterla sin dall`inizio è fondamentale, dal momento che solitamente il disturbo comincia a manifestarsi durante l`adolescenza.

La degenza ospedaliera è appropriata per le pazienti affette da anoressia acuta, ma bisogna cercare di sviluppare terapie che coinvolgano tutta la famiglia”.

 

In altre parole, il Bft si configura come una vera e propria terapia d’urto, intenzionata ad attaccare i problemi alimentari su due fronti, quello puramente dietetico, rafforzando il regime
alimentare con alimenti estremamente nutritivi e quello personale, creando un circolo positivo paziente-famiglia.

 

Date le modalità d’azione, il Maudsley Approach si differenzia da altre strategie riabilitative, come il più conosciuto e diffuso Family Sistem Therapy, quale non sono affrontate
tematiche legate al cibo ma si discute di dinamiche familiari.

Non solo percorsi medici “a posteriori”, comunque: per combattere l’anoressia, la scienza offre anche nuovi metodi di diagnosi.

 

La rivista Radiology ha pubblicato recentemente una ricerca, opera dell’Harvard Medical School, in cui viene  descritto un test per rilevare problemi strutturali ossei, segnali indicatori
di disfunzioni alimentari.

Gli studiosi hanno lavorato con 20, ragazze d’età compresa tra i 13 e 18 anni, metà delle quali anoressiche. Le volontarie sono poi state sottoposte alla tradizionale Dexa
(densitometria a raggi X a doppia energia) e ad un nuovo tipo di tomografia computerizzata ad alta risoluzione (TC).

 

Confrontando i risultati, i medici si sono accorti come l’esame innovativo rivelasse delle differenze ossee tra sane ed anoressiche che il “collega” tradizionale non riusciva a svelare. 

Miriam Bredella, coordinatrice degli esperti coinvolti, spiega così l’importanza dello studio: ” Il risultato del nostro test suggerisce che i valori di densità ossea forniti
dalla Dexa potrebbero non rispecchiare la condizione reale della struttura ossea delle persone sottonutrite.

 

In particolare nei soggetti adolescenti con anoressia, la nuova tomografia consente di effettuare analisi più approfondite per rintracciare eventuali anormalità nella salute delle
ossa”.

E, dato che particolari debolezze ossee (provocate da mala alimentazione) di gioventù possono favorire la comparsa d’osteoporosi e fratture in età adulta, una diagnosi, rapida e
corretta, è fondamentale.

 

Matteo Clerici

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